Pov Giulia
Mi affretto a cancellare i messaggi, facendo attenzione a non lasciarne nemmeno uno. Scorro la conversazione lentamente, uno dopo l'altro, eliminandoli tutti. Sull'ultimo, però, esito un attimo.
— ciao scricciolo.
Mi sembra così dolce. Rimango a fissarlo per qualche secondo, con un sorriso che non riesco a trattenere. Poi sospirò piano. Devo farlo. Schiaccio "elimina".
Sono a letto e stringo il cuscino tra le braccia. È la prima volta dopo tanto tempo che mi ritrovo a sorridere senza accorgermene. Esistono davvero persone così? Persone buone, che aiutano senza chiedere nulla in cambio?
Evidentemente sì. Can ne è la prova.
Domani lo rivedrò. Per tutto il giorno.
Il pensiero mi accompagna mentre mi addormento e quando riapro gli occhi la mattina mi sento stranamente leggera. Mi alzo quasi con entusiasmo, apro l'armadio e passo in rassegna gli abiti appesi. Alla fine ne scelgo uno con una stampa provenzale sull'azzurro: sbarazzino, semplice, ma carino.
Mi guardo allo specchio. L'ematoma sotto l'occhio è ancora lì, ma sembra un po' più piccolo. Con un fondotinta riesco a coprirlo quasi del tutto. Un po' di rimmel per dare luce allo sguardo, un filo di rossetto rosa, appena accennato. Non troppo vistoso: Ali non vuole che mi trucchi troppo quando lui non c'è.
Mi sistemo i capelli e spruzzo due gocce del mio solito profumo, Angel.
Adesso sì. Sono pronta.
Vado a piedi fino alla prima stazione della metro e arrivo al lavoro con mezz'ora di anticipo. L'aria del mattino è già piena del rumore della città. Mi siedo sul bordo della fioriera vicino all'ingresso del palazzo dove ha sede il nostro studio e tiro fuori il mio blocco. Con il carboncino comincio a ritrarre il paesaggio caotico dell'ora di punta: auto ferme al semaforo, gente che cammina veloce, taxi che suonano il clacson.
"Ti piace proprio disegnare!"
La voce di Can spunta da dietro la curva del vialetto.
Sorrido senza alzare subito la testa. "È la mia passione... oltre a quella di viaggiare. Da dove arrivi?"
"Ti ho vista da lontano," risponde avvicinandosi. "E mi sono fatto lasciare qui dai miei manager. Sono andati a parcheggiare."
Annuisco e continuo a sfumare una linea con il polpastrello. "Oggi andiamo all'Hotel Qybgham Grand Istanbul Levent per registrare lo spot. Mentre tu sarai all'opera, io vorrei disegnare il panorama di Istanbul dall'alto."
"Chissà quanti disegni hai."
"Qui a Istanbul non molti," dico chiudendo il tratto con una linea più scura. "Ma a casa, in Italia, ne ho scatole piene."
"Solo paesaggi?"
"No. Anche ritratti. Dipende dall'ispirazione."
Can si accovaccia leggermente accanto a me e indica il blocco.
"Mi piacerebbe vedere i tuoi lavori... posso?"
Gli porgo il quaderno. Le nostre dita si sfiorano per un istante e, come sempre, quel contatto mi dà una strana sensazione di sicurezza.
Sfoglia lentamente le pagine.
"Wow... sono davvero belli. Tutti a carboncino?"
"Sì. Mi piace perché posso sfumare facilmente. È veloce, e di solito non ho molto tempo."
Continua a guardare, poi si ferma su una pagina vuota.
"Dov'è quello dell'altro giorno? Quando ti ho visto al parco."
Scuoto la testa facendo una smorfia.
"È andato. Sfregiato... distrutto."
"Perché? Non ti piaceva?"
"Oh no," rispondo con un mezzo sorriso amaro. "È solo passato Ali in uno dei suoi cinque minuti di rabbia."
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IL MIO ANGELO
FanfictionGiulia vive un incubo, è persa, distrutta emotivamente fino all'incontro con il suo angelo protettore che cambierà per sempre la sua vita.
