"𝐷𝑒𝑢𝑠 𝘩𝑜𝑚𝑖𝑛𝑒𝑠 𝑜𝑑𝑖𝑡."
𝐷𝑖𝑜 𝑜𝑑𝑖𝑎 𝑔𝑙𝑖 𝑢𝑜𝑚𝑖𝑛𝑖, non accoglie le loro anime al suo fianco, non li perdona dello sporco di cui sono macchiati, ma li condanna all'angolo dei peccatori.
Dio non ascolta le preghiere degli uomini...
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"Ogni attrazione è reciproca." -Johann Wolfgang von Goethe
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Si chiama paralisi del sonno.
Quel breve lasso di tempo nel quale la nostra mente non riesce a dissociare sogno da realtà, una fase comunemente scambiata come incubo, apparentemente simile ma completamente diversa. Durante una paralisi sei sveglio ma incapace di poter muovere qualsiasi parte del tuo corpo oltre agli occhi, la mente quasi totalmente cosciente, capace di pensare senza alcun problema, ma soggetta a forte allucinazioni. Si dice che avvenga a causa di un malfunzionamento dell'emigdala durante la fase REM del sonno, e che l'emozione principale che risale tra tutte sia proprio la paura, dovuta all'impossibilità di muoversi durante le allucinazioni, che molto spesso rispecchiano nostre fobie o mostri creati dalla nostra mente.
Ma, almeno per me, la paralisi suscita emozioni diverse. Diversamente dai miei sogni, che rendevano malinconica la mia felicità ancora smarrita, durante questi attimi brevi e rari, vedevo la serenità marcare i lineamenti del suo viso, serenità che andava in contrasto con le sue gesta.
Mentre mi sorrideva con quel sorriso finto che non andava oltre alle labbra sottili, reclinando la testa di lato facendo ricadere quei fili ambrati sul suo viso delicato, le sue mani erano intente a spingere la lama argentea nel suo costato, con una lentezza estenuante e soffocante.
Non diceva niente, mi sorrideva e basta, non dimostrando il suo dolore, anche se avrei preferito lo facesse, malgrado fossi a conoscenza della finzione di quell'immagine creata dalla mia mente contorta, eppure lei non lo faceva mai.
Ricordo ancora la prima volta che mi capitò. Il mio corpo paralizzato non mi permetteva di correre da lei, non mi permetteva di urlare di fermarsi, di strapparle il coltello di mano e stringerla a me come ho sempre sognato di rifare, un'ultima volta. Ma non ci riuscivo, ero costretta a subire quella tortura che faceva divampare di me l'ardente rabbia che mi portavo dietro per settimane.
Con il passare del tempo ho smesso di provare rabbia, ho smesso di far accelerare i battiti frenetici del mio cuore per cercare di muovere anche una minima parte del mio corpo, ho smesso di far soffrire la mia gola sottoposta ai gridi soffocati dalla mia bocca sigillata. Avevo smesso di reagire.
Ma, il mancato arrivo della rabbia procuro solo l'inevitabile arrivò di una tristezza angosciante, testimone della mia resa.
~Quando ti senti triste, chiudi gli occhi, sogna solo le cose belle, e le cose belle torneranno.~
Era questa la frase che mi ripeteva sempre da bambina, e per un po' mi ci aggrappai con tutta me stessa, a quelle parole, ma lei non tornò.
Così mi ritrovai ancora una volta a guardare la mia illusione di lei con occhi tristi e stanchi, io stesa su un letto e lei in piedi che si macchiava sempre di più del suo stessa sangue man mano che i centimetri d'acciaio sprofondavano in lei.