Twenty-Three

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"A volte basta un attimo per dimenticare una vita, ma a volte non basta una vita per dimenticare un attimo

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"A volte basta un attimo per dimenticare una vita,
ma a volte non basta una vita per dimenticare un attimo."
-Jim Morrison

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Lo sguardo puntato fuori dalla finestra, gli occhi persi impressi sul mio piccolo volto tondo e infantile.
~Guarda... Piove...~ la mia vocina da bambina fu a malapena udibile alle mie stesse orecchie, troppo concentrata a sentire il suono di quelle gocce che cadevano incessantemente dal cielo, incantandomi fino a farmi rimanere senza fiato.
~Il cielo sta piangendo.~ parlò Eleanor, comparsa improvvisamente alla mia sinistra, facendomi trasalire per la sua apparizione inaspettata.
Rimasi a guardarla con la bocca socchiusa, ammaliata dalla sua perenne bellezza delicata e dalle sue parole, che mi aprivano sempre gli occhi su mondi diversi da quelli che vedevo.
~Perché piange?~ domandai piano, con la voce sottile.
Avevo troppa paura che, se avessi parlato troppo forte, il rumore della pioggia sarebbe andato via, portandosi con se anche la calma.
~Piange perché è triste... Le nuvole gli hanno portato via il sole.~ le sue parole mi avvolsero il cuore di empatia, facendomi portare di nuovo lo sguardo fuori dalla finestra per guardare quei nuvoloni che tanto mi ricordavano il colore della cenere nel camino al piano di sotto.
~Ma ritornerà a sorridere, lo facciamo tutti.~
I miei occhi tornarono su di lei, il sorriso sbiadito come i suoi occhi, ma la gentilezza dei contorni tratteggiati a ricordarmi che lei era stata il mio sole, quando le nuvole negli occhi di mio padre venivano ad oscurare il cielo bianco che era il mio cuore.

Stava piovendo.
Il cielo stava piangendo.

Erano le parole che continuavano a ronzarmi nelle orecchie, mentre l'eco del ricordo faceva da sottofondo.

Mi trovo sul marciapiede di fronte alla villa in cui abita adesso Iris.
Rosalynn e Tjago se ne sono andati verso il pomeriggio, per riposarsi prima di tornare a festeggiare il Natale, lasciandomi da sola in quell'improvviso silenzio, dopo ore passate a sentirmi in uno stato dissociativo per la sensazione troppo strana di leggerezza che i ragazzi avevano portato con se, trasmettendolo persino a me.

In quel silenzio avevo aspettato pazientemente un suo messaggio, ma non è mai arrivato, facendomi provare un senso di agitazione che, per evitare di far sfociare in gesti di cui non avrei avuto il pieno controllo, mi ha portato a camminare fino a casa sua.
Volevo solo vederla, ma forse sarebbe stato meglio non farlo.

Riesco a scorgerla grazie alla finestra vicino all'ingresso, abbastanza grande da permettermi di vedere il suo sorriso anche da qui.
Dondola i piedi come una bambina, mentre è seduta su una sedia di un tavolo bianco e pieno di portate, ridendo e parlando animatamente con un uomo, forse il proprietario della casa, seduto a capotavola alla sua destra.

Ѐ felice, e se lo è lei, lo sono anche io.
Perché il sorriso delle persone che si amano diventa la tua felicità, anche se quel sorriso non è rivolto a te, anche se la sua allegria non ti comprende.
Anche se questo significa lasciare che mi dimentichi, che mi metta al secondo posto o all'ultimo.

Sospiri dell'AnimaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora