Prologo ☄

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Deus homines odit

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Deus homines odit.

Dio odia gli uomini, non accoglie le loro anime al suo fianco, non li perdona dello sporco di cui sono macchiati, ma li condanna all'angolo dei peccatori.
Dio non ascolta le preghiere degli uomini, come non aveva ascoltato le mie, anche quando ero intenta ad affogare come miserabile nel mare di sofferenze alla quale era posta la mia anima, Lui non mi aveva ascoltato, aveva ignorato con la sua tanta immensità il dolore da cui erano segnati i miei occhi.

Da quando sono uscita dal riformatorio mi capita di fare solo questo.

Pensare.

Tutti quei pensieri si agitavano come un mare in tempesta nella mia mente, facendo infrangere quelle onde irrequiete in modo prepotente sugli scogli della ragione, e avrebbero continuato così fino a farla deteriorare,
solo con la forza del tempo.

Ispiro profondamente l'aria ricolma di salsedine, che dopo tutto quel tempo di aria viziata, mi sembra la cosa che più desidero al mondo.

La mia pena è stata scontata per buona condotta, con l'aggiunta delle sedute obbligatorie dallo strizza cervelli.
Mi sono ricoperta di una colpa non mia per non mandarli a vivere sotto i ponti.
Ho sopportato quell'inferno per due fottuti anni, due anni di autocommiserazione e rabbia, due anni che ho deciso di sfruttare per forgiare la mia forza fisica e mentale.

Durante questo lasso di tempo, mia madre ha ricominciato a vivere, anche se dubito abbia mai smesso di farlo, si è trovata un uomo che possa soddisfarla a 360°, ed ora stiamo per dire addio alla casa che ci ha viste crescere, per trasferirci proprio da lui.
O almeno loro, io utilizzerò la vecchia casa dei miei cari nonni, gli unici che possa considerare come una famiglia, non riuscirei a vivere in quella finta felicità, rischierei di perdere il mio già inesistente autocontrollo per quanto riguarda quella situazione che io considero ridicola.

Mi giro un'ultima volta per ammirare quel picco montuoso che si getta sul mare,
ed è come se la vedessi ancora.

I suoi capelli dal colore della terra, interrotti dalle ciocche bianche tinte, ormai quasi sbiadite, svolazzano sbarazzine nel forte vento che lei tanto amava.
Le sue spalle leggermente ricurve, ricoperte dalla felpa rubata monotonamente dal mio armadio con la solita scusa "sarai anche più piccola di me, ma sei un colosso e a me le felpe larghe piacciono" susseguito dall'estensione delle sue sottili labbra per dar vita a quel sorriso furbo.

La vedo, come se fosse una delle tante volte in cui la ritrovavo qui;
col volto di chi ormai ha trovato la propria tranquillità e gli occhi chiusi, quegli occhi scuri che colpiti dal sole ricordavano il colore dell'oro fuso, così diversi dai miei eppure così belli, mentre riempie i suoi polmoni di quell'aria priva di tossicità per poi rilasciarla e incurvare impercettibilmente le labbra in un sorrisino di beatitudine.
E mentre riapre lentamente quei pozzi d'orati, reclina il volto nella mia direzione, per poi colpirmi dritta a quel che rimane del mio cuore, con un sorriso pieno di quell'affetto che non avevo mai ricevuto da loro, ma che adorava regalarmi per riempire quegli spazi vuoti che credevo incolmabili.

Sospiri dell'AnimaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora