Le cose, nel giro di qualche settimana, rimasero più o meno le stesse, anche se le fu dato qualche divieto: la doccia una volta al giorno, per soli venti minuti, il cellulare poteva usarlo solo la sera per un'ora e doveva cucinare ogni giorno il pranzo e la cena per tutti.
Molto spesso, il padre non tornava a cenare con loro, lo vedeva dal pranzo direttamente la mattina dopo.
Odiava vivere in quel modo, le sembrava di essere in riformatorio. Inoltre poteva uscire solo a buttare la spazzatura.
Una sera, non appena ebbe il cellulare in mano, chiamò Miguel, senza esitare e gli raccontò ogni cosa, per filo e per segno, senza omettere il minimo dettaglio.
«Non capisco...ti tengono sotto chiave come se avessero paura che tu possa scappare» commentò.
«Mmmh...mia madre lo fa. Papà non è mai a casa, quindi non ci parlo...»
«Potresti aspettarlo sveglia, poi gli potresti chiedere qualche spiegazione: magari riuscirai a capirci qualcosa»
Si bloccò. Passi per le scale, quelli di sua madre.
«Rav?» la voce di Miguel quasi non le arrivò all'orecchio.
«Viviane! Vieni a preparare la cena! Muoviti!» gridava sua madre, bussando ripetutamente alla porta.
«Ma è presto!»
«Rav tutto bene?» continuò a preoccuparsi Miguel.
«Viviane! Scendi! Vengono le ragazze del club del libro. Devi preparare qualcosa di più commestibile! E quando avrai fatto ti truccherai e ti vestirai bene!»
«Migui, scusa» sussultò, per poi riattaccare di colpo.
Appena aprì la porta, sua madre irruppe nella stanza e le sequestrò il cellulare.
«Questo lo riavrai domani se fai le cose per bene»
Si truccò con cura, cercando di coprire il rossore della pelle causato dai pianti che andavano a trovarla ogni notte.
L'ombretto era quello che Moon le aveva regalato tempo prima.
«So quanto ti piaccia il rosso, ma sono convinta che questo verde mimetico nude ti stia molto meglio» le aveva sorriso.
Il rossetto, invece, aveva scordato di restituirlo a Carmen: un bel rosa leggermente più scuro della sua tonalità.
Il vestito che indossò era quello viola, con la gonna morbida, che aveva rubato dall'armadio di Yasmine.
Non ricordava, però, da quando sua madre amasse leggere. Probabilmente voleva solo essere "la reginetta del quartiere". Noiosa...
E, come si aspettava, le amiche di sua madre, e sua madre compresa, non avevano capito nulla di quel libro.
«Dorian era ricco, ha capito che sposarsi Sibyl non era un buon affare, grazie a Watton» osservò la signora Kendal, tra l'approvazione delle altre, mentre mangiava uno stuzzichino.
No, così non le andava giù. Quel libro, se lo ricordava bene, era il preferito di Aisha, ne avevano parlato prima che lei si trasferisse.
Cercò di trattenersi, ma non sopportava tanta ignoranza e ingenuità.
«No, non è così!» se ne uscì, posando un vassoio. Sua madre le lanciò un'occhiataccia, ma non ci fece caso.
«Lui amava il fatto che Sibyl potesse essere chiunque, tranne se stessa. Quando gli ha tolto questo...divertimento, diciamo, per lui ha perso tutto il fascino» spiegò, con aria di leggera superiorità.
Le donne la guardarono perplesse per un secondo, poi la signora Shirley parlò.
«Cara, che figlia impertinente!»
«Mi spiace...Viviane! Fila nella tua stanza, immediatamente!»
La ragazza corse via spaventata. Quelle donne ignoranti non sopportavano che una ragazzina fosse più intelligente. Che si aspettavano? A forza di essere mantenute dai mariti il cervello si era rammollito loro come l'avena nel latte.
Nel tempo libero, dato che non le era permesso di tenere il cellulare, con delle lenzuola e dei cuscini si era costruita un sacco da prende a pugni, e quello fece, per sfogare tutta la frustrazione.
Quella sera, quando fu buio e sentì sua madre ritirarsi nella propria camera, in punta dei piedi, scese in salotto ad attendere il padre.
Quello tornò tardi, dopo le una si notte, ma quando si accorse di lei non si arrabbiò, anzi, le sorrise.
«Tesoro, hai fame? Vuoi che ti prepari qualcosa? Sei molto dimagrita in questo periodo»
Scosse la testa.
«Papà, posso chiederti una cosa?»
«Ma certo»
«Perché solo ora mi rivolete con voi? Non mi avete mai chiamata...»
L'uomo sospirò. Sembrava frustrato.
«Vedi, io lavoro quasi tutto il giorno, come vedi. Chiedevo a tua madre di chiamarti a pranzo, ma la risposta era sempre la stessa "godiamoci un po' di tempo per noi". Dopo un po' ci ho rinunciato...»
Viviane si sentì vulnerabile, d'improvviso.
«Papà, mi volete ancora bene?» scoppiò in lacrime.
«Parlo per me. E sì, tanto»
«Allora, qualche volta torni a cena? Mi farebbe piacere...»
«Proverò tesoro, te lo prometto»
E niente, ora vi metto ansia, perché domani devo fare uscire un super capitolo, o due, dipende quanto sono lunghi!
Comunque forse vi mostrerò la mia sorellina su TikTok, vi va?
