La festa da Yasmine era stata divertente, le era piaciuto stare con glia altri, tutti insieme, a ridere e scherzare. Ma quando le era arrivato il messaggio di Eli se la era completamente dimenticata.
«19, passo a prenderti. Golf n stuff» aveva scritto e subito era partita la caccia agli indumenti adatti.
Quando poi ebbe optato per gli shorts in ecopelle bordeaux, un top più lungo bianco e un paio di sneakers, la sua testa si riempì di teorie su cosa sarebbe accaduto.
Quando ne abbe abbastanza di pensare ed ebbe constatato che fosse presto, raccolse i capelli e si infilò in doccia.
«Tonight, tonight, there's only you tonight» intonò come al solito una canzone presa dai suoi amati musical.
«In ansia per l'uscita?» le chiese Miguel, quando la vide sistemarsi il trucco convulsamente e la sentì cantare mentre si vestiva.
«Da cosa lo hai capito?» gli chiese ironica, assumendo pose strane davanti allo specchio per controllare che gli indumenti le andassero bene addosso.
«Non so...istinto?...Comunque rilassati: sei bellissima» la rassicurò, passandole la spazzola che aveva posato sul letto.
«Credi davvero?...» chiese conferma.
«Che senso avrebbe dirtelo?»
«Sam è fortunata»
Indossare di nuovo il casco la fece sentire come la prima volta che si erano parlati. Le farfalle nello stomaco volavano agitate come bambini dopo aver mangiato una torta e le mani le tremavano come foglie in autunno pronte a staccarsi dal ramo.
Il vento che le feriva le guance, sembrava accarezzarla e dirle finalmente va tutto bene.
Il casco, le impediva di ascoltare il battito del cuore di Eli, ma se avesse potuto, avrebbe sentito migliaia di zoccoli scalpitanti, agitati sotto il suo tocco.
«Allora, che vuoi fare?» le chiese una volta varcata la soglia della grande sala giochi.
«Basket» rispose decisa.
Cambiarono i soldi con dei gettoni e si sfidarono ridendo in più prove.
Poi, arrivò il momento di uscire all'aria fresca a passeggiare, per dare sollievo ai polmoni.
Si presero per la mano, come se tutto fosse apposto e andarono lenti, per allungare il momento.
«Rav... Viviane, lo so che non ti fa piacere, ma ho bisogno di sapere davvero perché non vuoi dirmi cosa ti è successo» esitò nel porre questa domanda.
Raven ritrasse di scatto la mano. Non poteva averla invitata a uscire solo per questo.
«Hai la vaga idea di cosa significhi avere giornalisti ovunque? Ha la minima idea di cosa significhi ricevere bigliettini di supporto ogni mattina? Hai idea di cosa significhi sapere che dalla gente non hai altro che pietà? Non voglio la tua pietà, Eli! Non voglio che per me provi gli stessi sentimenti di altra gente! Se proprio vuoi sapere che mi è successo, chiedi a tua madre, ma non avere pietà di me» non riuscì a contenersi, un paio di coppie si girarono a guardarli.
«Scusa, io...non volevo...» cercò di rimediare, ma era tardi.
«Riportami a casa, per favore»
Rientrò piano, senza svegliare Carmen che si era addormentata sul divano.
Fece per entrare nella stanza di Miguel per lamentarsi, ma scoprì che non era il momento adatto.
«Migui, che ti succede?» chiese, quando vide i suoi occhi gonfi e rossi.
«Niente» scosse la testa, mentre la ragazza si sedeva sul bordo del letto.
«Hai litigato con Sam?» insisté.
«No...»
«E allora che succede?»
«Credi sia vero? Che Johnny cerca di essere un buon padre per me solo per rimediare agli errori con Robby?»
Raven lo abbracciò d'impulso.
«No...no...ti vuole bene! Il fatto che cerchi di rimediare con Robby non esclude che ti voglia un gran bene...»
Era sicura delle proprie parole, che uscivano dalle sue labbra fluenti come un fiume in una giornata di sole.
«Ti voglio bene, Migui» aggiunse.
«Anch'io... perché sei tornata così presto?» le chiese, controllando l'ora sulla sveglia.
«Non importa» forzò un sorriso e si stese con lui, senza pensare al trucco o ai vestiti.
Gente! Vi lascio in copertina una foto per cui capirete come mai sono felice!
