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Viviane era seduta alla scrivania a ripassare il programma per rientrare a scuola. Aveva saltato parecchi mesi, ma avrebbe recuperato.

Stava rimuginando sul paragrafo di antologia che aveva appena letto, quando sentì Miguel discutere sonoramente con Carmen.

Pensò di restare lì e, per una volta, farsi i fatti propri, ma le risultava complicato.

Si alzò e percorse tre giri completi della stanza ripetendo ciò che aveva studiato, ma, al quarto, aprì la porta e, senza quasi rendersene conto, raggiunse la stanza del ragazzo.

Esitò, poi bussò piano, quasi con timore.

«Chi è?» chiese lui, aggressivo.

«Scusa...vado...» cambiò idea Viviane.

«No...entra»

Varcò la soglia incerta. Prima o poi avrebbe trovato un modo per mettere freno alla curiosità.

«Ti serve aiuto con qualche materia?» le chiese, nascondendo quanto fosse scocciato.

«Veramente...ti ho sentito discutere con Carmen e...» ammise, sempre più convinta che avrebbe fatto meglio a continuare a studiare.

Lui si limitò ad alzare le spalle.

«Me ne vado...davvero» si avviò verso la porta.

«Le ho chiesto di mio padre...» le rivelò, senza guardarla negli occhi.

«E?»

«Si è arrabbiata. Non vuole che ne parliamo...non capisco perché...»

Viviane si bloccò. Che cosa poteva dire? Non c'era nulla da dire. Per la prima volta si trovava senza parole. O, almeno, senza la frase giusta.

Si avvicinò a Miguel e lo abbracciò. Sembrava minimamente giusto. Un abbraccio era sempre ben accetto. Infatti ricambiò.

«Non credi abbia il diritto di sapere?» le chiese.

«Io...credo che Carmen voglia solo proteggerti, ma non si rende conto che ti fa stare male...per lei sei la persona più importante...» cercò di spiegare le parole che le passavano confusamente nella testa.

«Sì, ma...non riesco a fare a meno di pensare a cosa sappia di me e...vorrei conoscerlo...» alza le spalle.

«Non so cosa dirti...non ho questi problemi...riesco solo a dirti che mi dispiace e non credo di essere d'aiuto...prova a parlare col Sensei...» ammise, ormai completamente senza parole.

«A proposito del Sensei...torni?»

«Mmmh...non lo so...» scosse la testa. Aveva già preso la sua decisione, ma non voleva dirlo.

«Per favore...introducono la categoria femminile e le abilità e...dai, senza il Miyagi Do non ci è rimasto gran ché» la supplicò.

«Oddio...davvero, non lo so...voi cercatevi qualcun'altra» gli consigliò, per poi andare ancora verso la porta.

«Dove vai?»

«Ad aiutare abuelita...qualcuno dovrà apparecchiare...»

La mattina seguente si svegliò emozionata: non vedeva l'ora di sostenere il colloquio al Rose&Flowers. Pensava a quella divisa verde militare che le piaceva tanto e si immaginava di consigliare tante ragazze e, magari bambine...

Carmen le aveva prestato degli abiti carini da indossare, dato che lei si era rifiutata categoricamente di farseli comprare.

Indossava una maglia rossa a fiori con le maniche larghe e la pancia scoperta e un paio di jeans chiari attillati. Aveva raccolto i capelli nella sua cara e vecchia treccia e aveva infilato alcuni documenti in una borsa.

Arrivò con cinque minuti di anticipo e un ragazzo poco più grande di lei, con un paio di occhiali spessi e un berretto la accompagnò fino all'ufficio del direttore.

«Buona fortuna» le sorrise.

«Così porta sfortuna, si dice in bocca al lupo» lo corresse ridendo.

Parlò con la direttrice, Miss Rosalind Smith, per circa mezz'ora. Aveva saputo rispondere con garbo ad ogni domanda, e, alla fine, fu congedata con un "Se sarai presa, stasera ti arriverà una mail. Controlla il cellulare!".

Le fece l'occhiolino prima di chiudere la porta.

Viviane era sicura di essere stata ammessa e camminava con la testa tra le nuvole, quando si sentì chiamare da una voce femminile molto familiare.

«Zia? Ciao!» sorrise amara, ancora amareggiata dal fatto che non l'avesse ospitata.

«Cara... è venuta da me una ragazza, dice di essere tua amica e che le cederesti il tuo posto...io le ho detto di tornare a casa, so che ti conoscono in molti...»

Viviane sussultò. Aveva cacciato Tory. Tory. Era pronta a scappare e nascondersi da qualche parte.

«No! Ti ha lasciato un recapito? Richiamala, è vero! Ho trovato un lavoro che mi piace...»

«Lo farò solo perché lo chiedi tu...» roteò gli occhi la donna.

Molto meglio. Forse non sarebbe morta nel giro di dieci minuti.

Il mio amato prof di italiano ci ha lasciato tempo, quindi sono riuscita ad aggiornare!
Stranamente il compito di matematica è andato bene!
Domanda...anche a voi il sole mette di ottimo umore? Perché mi sento stupida ad essere felice come una bambina con le caramelle...

Wings -bird's souls sequel-La tua prossima ossessione. Scoprilo ora