Miguel era andato via. Non sapeva dove, né per quanto e l'unica cosa che riusciva a fare era stare seduta ad accarezzare il cane di Yasmine e Dimitri. E poi c'era la questione Eli e Moon, unita alla questione Kyler.
La testa sembrava sul punto di scoppiarle. Non si sarebbe meravigliata di vedere il suo cervello catapultarsi su un muro della stanza.
Dimitri le servì un bicchiere d'acqua fresca e si sedette di fronte a lei.
«Questa giornata è davvero strana» commentò, mentre la ragazza mandava giù tutta l'acqua in un unico grande sorso.
«Fa schifo» sintetizzò Raven, accarezzando compulsivamente Avril.
«Per te sicuramente...a me è andata piuttosto bene» ammise l'altro, alzando le spalle.
«Dimitri non aiuti» sospirò, nascondendo il viso tra le mani.
«Hai pensato a cosa fare con Eli?» cambiò discorso il ragazzo.
Lei raccontò del piano che aveva ideato e aveva già iniziato ad usare. Sapeva che non era il modo giusto, ma non aveva altre idee.
«Non sono d'accordo, ma ti aiuterò» Dimitri le sorrise gentile, porgendole un pacchetto di biscotti al cioccolato.
«Sei il mio angelo» sorrise addentando e uno.
Si rese conto solo mentre stava trangugiando il quinto biscotto di non essersi ancora fatta una doccia, quindi pensò che fosse il momento di tornare a casa, anche se quel posto senza Miguel sarebbe sembrato vuoto e triste. Non era pronta ad affrontare il dolore di Carmen e della nonna.
Probabilmente, pensò, sarebbe toccato a lei rendere le loro giornate più allegre, o quantomeno più sopportabili.
«Dimitri, devo andare...grazie di tutto» lo abbracciò forte, apprezzando ogni secondo di quel momento.
«Ti voglio bene Fata Morgana»
«Anch'io Spidey di quartiere»
Si riempì un calice di vino insieme alla nonna, mentre Carmen cercava il coraggio per parlarle di quel che sembrava un grosso problema.
«Il padre di Miguel...lui...»
«Prenditi tutto il tempo» sorrise debolmente.
Carmen sorrise grata e sospirò, asciugandosi una lacrima che era sfuggita al suo controllo. La madre le posò la mano sui capelli, preoccupata quanto lei.
«Il padre di Miguel non sa della sua esistenza...ed è...un criminale...» la donna proruppe in un pianto incontrollabile e a Viviane si strinse il cuore. Voleva poter fare qualcosa, ma cosa? Era Raven, sì, ma in fondo Raven era solo una ragazza...
In quel momento le sarebbe tanto piaciuto possedere tutti i poteri del personaggio a cui si era ispirata per il nome e il tatuaggio.
«Johnny ha detto che lo cercherà...Dio...» aggiunse, terrorizzata.
«A-andrà bene. Ne sono sicura» forzò un sorriso e si diresse verso i fornelli per mettere a scaldare dell'acqua e preparare un tè.
Uscì dalla doccia e infilò con lentezza il pigiama. Di solito, a quell'ora, Miguel entrava e, prima di aiutarla con alcune materie, si sedeva a parlare con lei della giornata, della situazione con Sam, del karate...
Sempre lentamente, si diresse verso la scrivania e aprì un quaderno per sistemare degli appunti. Scrisse tre parole, ma si accorse che delle gocce stavano bagnando il foglio.
Senza pensare oltre, scrisse un messaggio a Miguel, che ovviamente non lesse.
Da un cassetto estrasse il suo diario, sempre fedele e pronto ad ascoltarla.
Nell'ultimo periodo aveva preso l'abitudine di scrivere alcuni sentimenti in poesia, oppure con delle metafore. Se dopo la sua morte qualcuno lo avesse trovato avrebbe potuto benissimo pubblicarlo.
La mia mente è un mare in tempesta.
Il mio cuore un castello abbattuto.
Non sono sola, ma la solitudine mi opprime.
Le pareti della prigione si stringono, non trovo più vie d'uscita. Mi aggrappo alle sbarre, grido, ma nessuno mi sente.
Il fiume è in piena, ma le sponde lo contengono.
Il mare in cui nuoto è sempre più profondo, la superficie più lontana. Vorrei sprofondare,
vorrei lasciarmi andare,
ma nessuno mi toglie l'aria,
e sono costretta a nuotare.
Come state? Io ho sonno e ansia...
Scusate ancora se non sono regolare con le pubblicazioni
❤️
