Tornare a scuola fu traumatico, anche se Yasmine si offrì gentilmente di darle un passaggio.
In auto con lei c'era anche Moon, che le saltò al collo senza darle modo di replicare.
«Perché non mi hai detto che eri tornata?!»
«Non ero...pronta...» ammise. Nemmeno lei aveva capito da dove derivasse quella paura, ma c'era.
«Beh, ora ci sei e non mi staccherò così facilmente. Devi raccontarmi tutto» sorrideva, ignara di quel che le era accaduto.
«Non credo sia il caso...oggi ho gli esami e poi dovrò cercarmi un buon avvocato» scosse la testa, per poi nascondere il volto tra le mani.
«Ah...come mai?» chiese l'amica, mentre anche Yasmine ascoltava con gli occhi sulla strada.
«Chiedo l'emancipazione...» sospirò, poggiando la testa sullo schienale.
Appena varcarono la soglia ed ebbero superato quei fastidiosi controlli, le sembrò che una miriade di occhi continuasse a osservarla.
Si strinse a Yasmine come in cerca di protezione, confusa e spaventata.
«Tranquilla, cercano solo spiegazioni» la rassicurò Moon.
«Già, è un trand l'investigazione sulla tua improvvisa scomparsa» sorrise Yasmine.
«Abbiamo provato a spiegare, ma alcune voci sono dure a morire...» aggiunse un'altra voce alle sue spalle.
«Bentornata Viv» Sam l'abbracciò forte, quindi ricambiò.
«Viv!» quella era la voce di Dimitri, l'avrebbe riconosciuta tra mille.
«Dee!» quasi gridò, avvolgendogli le braccia attorno al collo.
E poi lo vide: Eli, senza la cresta, in disparte a testa bassa, come se la sua autostima fosse andata via con l'acconciatura.
«Ciao Eli...» sussurrò con le guance arrossate per l'imbarazzo.
«Ciao...» abbozzò un sorriso unito al movimento della mano.
«Comunque, quali sono le voci su di me?» cambiò argomento per rompere il silenzio che stava calando.
«Tuo padre ha il cancro» iniziò Yasmine.
«Problemi con la legge» continuò Moon.
«Tradivi Eli» si aggiunse Dimitri. Quella voce la distrusse.
«Mia madre ti ha cacciata» si intromise Miguel, in ritardo.
«Certo che potevi svegliarmi!» la rimproverò subito dopo.
«Avevi messo la sveglia!» protestò lei.
«Oh, poi c'è la più accreditata! Ti mancava vivere nel lusso e sei andata via» concluse Sam.
Sul volto di Viviane si disegnò un'espressione furba, mentre muoveva dei passi decisi in avanti.
«Ma dove vai?!» chiese Dimitri, confuso e contrariato.
«A mettermi nei guai!» li salutò con la mano e raggiunse di corsa la sala della radio della scuola. Ancora non c'era nessuno, quindi si sedette e accese il microfono.
«Ehy! Gente! Come mi sembra abbiate notato, la vostra cara Viviane, o Raven, è tornata. Siete pregati di smetterla di fissarmi e bisbigliare e di farvi i fatti vostri. Ero tornata a casa perché mio padre non stava bene. Adesso tornate alle vostre vite così noiose che il meglio che avete da fare è chiedervi quante volte vado in bagno! By!»
Nessuno la punì. Il preside sapeva della sua situazione e la Cauncelor diceva che "avrebbe potuto avere strani comportamenti così da attirare l'attenzione". Idiota.
Diede gli esami e le sembrò di averli svolti bene, quindi raggiunse la classe di matematica, dove era rimasto un posto accanto a Kyler. Purtroppo nessuno dei suoi amici frequentava quel corso a quell'ora il lunedì.
«Non avrai paura a sederti, vero?» le chiese.
«No, solo che mi scoccia...» ammise, lanciando a terra lo zaino.
«Tranquilla, non ti insulterò per essere in squadra con quegli sfigati...» le sorrise.
«Vedi? È questo tuo comportamento che mi scoccia» spiegò, accomodandosi sulla sedia blu.
«Mi sei simpatica, nanetta. Ti ricordavo diversa» commentò.
«Non è un problema mio» lo zittì, aprendo il quaderno per prendere appunti. Dopo quella frase non parlarono per il resto della lezione.
«Rav! Rav sei stata grande stamattina!» gridò Davon, raggiungendola mentre si avviava verso l'auto con le sue amiche.
«Lyssa! Mi hanno detto che anche tu hai fatto una cosa simile a dibattito! Il Sensei ti adora! Ci vediamo alla fabbrica!» le sorrise, poi la lasciò andare dai suoi amici.
«Ragazze, Kyler mi ha parlato oggi» raccontò subito dopo alle ragazze.
«Che ti ha detto?» chiese Yas.
«Che gli sto simpatica e mi ricordava peggio» roteò gli occhi.
«E tu?» rise Sam.
«Che non mi importa» alzò le spalle.
E torna il nostro coreano preferito!
Raga che sonno!
Voi come state? Che fate?
