Fu poco tempo dopo che successe un fatto che sarebbe rimasto impresso per molto tempo nella mia anima, come un marchio. Avrei compreso in quel momento più che mai quanto i fili della vita fossero intrecciati.
Quella mattina mi ero svegliata con un forte mal di testa e la terribile sensazione di qualcosa che non andava. Quando si avvicinò la sera mia madre ci raccomandò di chiuderci in camera presto.
-Perché?- chiese Beth, che probabilmente aveva un appuntamento con Lars.
-Non è affare tuo- fu la caustica risposta di mia madre, tanto gelida che mi sorprese. -Dovete chiudervi in stanza, questo è tutto-
Normalmente avrei ubbidito. Non c'era un motivo per non darle ascolto. Quella sera però non potei farlo. Fu l'amore a spingermi fuori. Ero follemente certa, come spesso lo sono gli innamorati, che nulla al mondo potesse succedermi.
Joseph mi attendeva al solito posto, sorridente come sempre. Non appena lo vidi il cuore mi si strinse e per un istante smisi di respirare. Fui certa di aver fatto la scelta giusta.
-Sei incantevole come... - le parole gli morirono in bocca, strizzò gli occhi -Sei pallidissima- sussurrò.
Non riuscii a rispondere. Puntini scuri mi volavano davanti agli occhi, insieme alla sensazione di qualcosa d'orrendo che era accaduto in un passato non troppo remoto. Scoprii solo più tardi che ricorreva il centenario di un evento sanguinoso di cui nessuno amava parlare. In quel momento l'unica cosa che vedevo erano gli esseri di fronte a me. Erano visioni violente come mai nella mia vita. Creature eteree che ridevano di me, cercando di strappare dei pezzi del mio abito.
Joseph mi scrutò. Aveva la mascella tesa, l'espressione attenta, un barlume di preoccupazione nello sguardo azzurro. -Stai bene?- mi domandò.
Aprii le labbra con l'intento di mentire, ma mille stelle esplosero davanti a me. Joseph, rapido, mi si avvicinò, come se fosse pronto a sostenermi nel caso fossi caduta.
-Sto impazzendo- sussurrai, le lacrime che mi rotolavano lungo le guance. Intorno a me vedeva pallide figure camminare, girarmi intorno, chiamarmi a gran voce.
-No, tu non stai impazzendo- Joseph mi prese per le spalle. Le sue mani mi strinsero con forza, come se mi volessero tenere ancorata alla realtà, come se non mi volesse lasciare andare. Mi strinse a sé. –Non devi neppure pensare di stare impazzendo- mi tirò indietro i capelli, accarezzandoli con dolcezza.
Chiusi gli occhi. E poi sentii la pressione delle sue labbra sopra le mie. Un bacio veloce, appena uno sfiorarsi di labbra, ma tanto bastò. Mi sentii subito meglio, in grado di resistere, in grado di controllare me stessa. Mi abbandonai a lui, lasciai che mi prendesse in braccio e mi portasse via, stringendomi a sé come se fossi una bambolina. E poi scivolai nel buio.
Quando mi svegliai ero sdraiata su qualcosa di morbido. Aprii gli occhi con fatica. Eravamo dentro una piccola casetta di legno. Avevo le tempie che mi pulsavano ed ero torturata dalla nausea.
-Ti senti meglio?- mi chiese Joseph, seduto su una sedia al mio fianco. I capelli erano spettinati e il suo sguardo era preoccupato.
-Sì, mi sento molto meglio, grazie- sorrisi.
-Mi sono spaventato per te- sussurrò lui.
-Mi dispiace- affermai, il cuore che mi sfarfallava nel petto.
-L'unica cosa importante è che tu stia bene- si spinse in avanti e potei inspirare il suo dolce profumo.
-Dove sono?- domandai in un soffio. L'ambiente era semplice, perfino povero. Io, che ero abituata a ogni genere di ricchezza, ne fui sorpresa.
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La sposa del mare
Ficção Histórica❤️ Shortlist Wattys 2022 ❤️ (COMPLETA) "Si narra che la stia ancora cercando, che non si fermerà fino a quando non la stringerà tra le braccia. Quando il mare ruggisce significa che lui la chiama a sé. Vita dopo vita i due s'inseguono, s'incontrano...
