LII. DAVY JONES

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Una voce che mi scuoteva, che mi riportava al mondo dei vivi. La sua voce. Joseph. Sollevai le palpebre, seppur con fatica. Riconobbi i suoi occhi. Identici a quelli del mare. Identici a quelli di sua madre. Scalciai e riuscii a tornare in superficie.

-Afferra la mia mano, ti prego, afferra la mia mano- gemette Joseph.

Mi allungai il più possibile, lottando contro le onde che mi trascinavano sempre più lontano e con il peso dell'abito.

-Ci sei, ci sei- m'incalzò.

E finalmente le mie dita sfiorarono le sue. Quel leggero contatto mi diede coraggio. Le nostre mani si strinsero e lui mi attirò con dolcezza a sé. Finii tra le sue braccia e Joseph riuscì a portarmi sul bagnasciuga. Rotolammo per alcuni metri, esausti. La sabbia s'incollò sulla mia pelle, ai miei capelli, al mio abito, appiccicosa e bagnata. L'aria della notte mi fece rabbrividire. Avevo freddo, molto freddo. Joseph mi strinse ancora di più tra le sue braccia, mentre le sue labbra cercavano le mie e le sue dita s'infilavano tra i miei capelli. Ci baciammo. Un lunghissimo bacio che sapeva di salsedine, ricordi e passato. Un bacio che mi fece riaffiorare pensieri che, ero certa, non mi erano mai appartenuti. Giornate trascorse in riva al mare, lunghe corse sul bagnasciuga, pomeriggi passati a costruire castelli di sabbia. Notti a osservare le stelle, attraverso l'acqua del mare. Un bellissimo castello fatto di conchiglie e di coralli, che assomigliava a casa mia, tanto che compresi dove la prima Sposa aveva avuto l'ispirazione per costruirlo. Creature fatte solamente di acqua. Erano pezzi di altre vite. Passati che non erano miei. Quando ci staccammo fissai Joseph, confusa. Il suo sguardo, tempestoso come il mare, mi fissava con attenzione.

-Ricordi?- domandò piano, come se avesse paura di parlare troppo a voce alta.

-Sì, ricordo, ma è tutto confuso- ammisi -tu sei Davy Jones, il Re degli Abissi-

-Diventerà tutto più chiaro- mi rassicurò.

-Lo spero- sussurrai. Lo spirito della Sposa era quindi in me?

Il vento diventava più forte, colpendomi con furia, eppure non avevo freddo.

-Devo andare- mormorò –solo così la tempesta potrà placcarsi, la mia nave aspetta da tempo il ritorno del suo comandante-

-Non puoi lasciarmi- mi lamentai.

Joseph mi guardò tristemente. –Ti ho rincorsa per secoli, Pania, ci siamo sfiorati mille volte, ma tu non mi hai mai amato fino a questa vita- si spinse in avanti e mi sfiorò la guancia. Sobbalzai. Ero abituata alle sue dita calde, alla sua pelle così bollente da scaldarmi. In quel momento invece erano gelide. C'era qualcosa di diverso nel suo contatto. Gradualmente appoggiai la mia mano sulla sua. Le nostre dita s'intrecciarono dolcemente.

-Portami con te- sussurrai –sono la tua sposa, verrò ovunque tu voglia andare, sarò al tuo fianco per sempre-

Joseph sorrise, un sorriso sincero.

-Verrò con te- continuai –sarò bravissima-

-Non posso portarti sulla nave- mi cinse la vita con un braccio e mi attirò a sé. Sentii il suo corpo aderire al mio e pensai che i nostri corpi erano fatti per stare così, per appoggiarsi l'uno all'altro.

-Perché?- chiesi piano, un sussurro.

-Perché è una nave di pirati... e anche di fantasmi- giocherellò con una mia ciocca di capelli. Lo guardai mentre se l'avvolgeva intorno all'indice e poi la baciava dolcemente –tornerò presto... e a quel punto potremo andarcene dove vorrai-

-Cosa mi stai nascondendo?- chiesi piano. Io però già lo sapevo. Me n'ero accorta da tempo pur non volendo ammetterlo.

Joseph sospirò, poi la sua mano scivolò via dalla mia ciocca e scese giù. Si posò sul mio ventre, il palmo aperto contro il mio abito. Lo fissai in silenzio alcuni istanti, senza sapere cosa dire, mentre ripensavo ai mille indizi. La nausea che mi assaliva al mattino. I giramenti di testa. Ogni cosa aveva un senso.

-Credi che... - iniziai, ma non riuscii a terminare la frase. Dirlo era qualcosa di troppo sconvolgente.

-Sì, penso proprio di sì- mi accarezzò il ventre che sporgeva leggermente con tenerezza -Non hai spesso la nausea? E non ti gira sempre la testa?-

-Un bambino- gli occhi mi si riempirono di lacrime.

-Già, nostro figlio- assaporò le ultime due parole.

Mi sentii travolta da varie sensazioni. Gioia, sorpresa, paura. –Questo è un motivo in più per portarmi con te- dichiarai.

-Devi restare qua al sicuro, invece-

-Tornerai prima che il bambino nasca?- tentai. Almeno quello.

-Certo che tornerò, non potrei mai perdermi la nascita di mio figlio-

-Non posso stare da sola, non posso aspettare da sola-

-Ci riuscirai invece- mi strinse di più a sé –lo devi fare per noi tre-

Annuii, cercando di sembrare forte, quando mille paure mi assalivano.

-Voglio passare questa notte con te- mi sussurrò.

-Dove?-

-Nella vecchia casa sul mare, come nella tradizione-

Sorrisi. –So già che questa notte volerà-

Lui rise. –Certo che volerà, non potresti chiedere un compagno migliore-

-Non lo chiederei per nulla al mondo- mormorai, sincera. Lasciai che lui mi sollevasse, facendomi passare un braccio intorno alle spalle e un altro sotto le ginocchia. Sorrisi al pensiero che sembravo non pesare nulla tra le sue braccia.

Joseph è nato nella tempesta e nella tempesta è scomparso. So che tornerà da me. Quasi ogni notte vado al vecchio campanile. Salgo le scale lentamente. Una per volta, sollevandomi l'abito, come se facesse parte di un rito antico come il mondo. Mi vesto sempre con grande cura. Mi acconcio i capelli meglio che posso. Lo faccio per lui. Quando arrivo in cima trovo sempre la porta accostata. Entro, mi metto nel vano della finestra e guardo le acque blu e profonde. I nostri pensieri si sono sempre sfiorati. Lo fanno ancora, come il mare che non può non accarezzare la spiaggia. Non importa la distanza.

Ogni tanto mi sembra di vedere una nave in lontananza, con le lanterne che brillano su di essa come stelle. In cuor mio so chi è il capitano. È Joseph. È Davy Jones. È il mio sposo. E io lo attendo. Ogni tanto viene a trovarmi nei sogni. Quando mi addormento mentre guardo il mare, lui viene da me. Nei sogni viaggiamo per il mondo. Le nostre anime s'incontrano. Siamo insieme. Lo saremo per sempre.


NOTE DELL'AUTRICE:

Ciao!

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A seguire l'epilogo

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