*Schiaaaff*
Il mucchio di inutilissimi fogli raccolti in modo ben poco ordinato, cadde sulla scrivania illuminata da una piccola lucina posta all'estremità di essa, nell'angolo, affianco al telefono spento.
Il disordine, ormai, era re in quel piccolo studio che era diventato, da ormai parecchi giorni, l'unico posto in cui il ragazzo stava e non usciva nemmeno, se non per andare in bagno o in cucina.
Stava impazzendo, il lavoro lo premeva su tutti i fronti, e non aveva nemmeno un secondo libero.
Dazai raccolse pigramente i due o tre fogli caduti accidentalmente dalla scrivania e li rimise su di essa in modo goffo. In effetti, era parecchio stanco e la sua solita pelle bianca, in quei giorni, aveva superato di gran lunga il termine di "viva".
Le occhiaie si notavano sempre di più e non dormiva da quando aveva iniziato quell'interminabile incarico.
Giorno e notte, senza sosta. No, la sosta c'era. Solo nel momento in cui stava per crollare a terra dal sonno e andava a prepararsi mezzo litro di caffè da bere all'istante.
Il Dazai di qualche mese prima non si sarebbe MAI sforzato tanto, data la sua "grandissima voglia" di lavorare, ma quell'incarico lo premeva davvero molto, e stavolta doveva darci dentro.
Il ragazzo si sedde sulla sedia della scrivania e riordinò i fogli, azione che durò più del previsto, come 1 ora, a causa della sua interminabile stanchezza, che gli consentiva solo movimenti lenti e stanchi.
Erano già le 11 del mattino, ma ormai era da giorni che rimaneva con la luce accesa e le tapparelle abbassate, nel tentativo di estraniarsi il più possibile dal resto della società che lo opprimeva.
Finito di riordinare i fogli, e ,dunque, finita la parte teorica del suo lavoro, decise di passare alla pratica solo nel pomeriggio, non prima di aver dormito qualche oretta.
Si lasciò cadere sul letto soffice in fondo alla stanza, e, con un tonfo, ci cadde sopra, praticamente inerme.
Neanche il tempo di toccare il cuscino, che già dormiva come non faceva da tempo. Sembrava proprio un bambino indifeso.
××××
Verso le 3 del pomeriggio iniziò a svegliarsi, trovando tutto come lo aveva lasciato poche ore prima.
Alzò finalmente le tapparelle e aprì le finestre, cambiando l'aria del locale. Respirò per qualche minuto l'aria che proveniva dal di fuori, seppur essa fosse leggermente pungente.
Andò in bagno e si preparò per uscire, diretto alla stazione.
Doveva fare tutto il prima possibile, era una pratica abbastanza lunga, e non avrebbe dovuto perdere tempo. Quest'ultimo, infatti, scarseggiava, e parecchio.
Non sapeva nemmeno cosa fosse successo dopo quei giorni che egli aveva passato a casa lavorando.
Si strinse di più nel cappotto beige, tremando un poco, dato che era lì fermo impalato ad aspettare il treno, mentre le sue ossa si stavano raffreddando sempre di più.
Alla fine, però, il treno arrivò e lui salì sopra immediatamente, notando con piacere che esso era vuoto.
Meglio.
Meno persone che lo avrebbero infastidito.
Anche a lui, come al ragazzino dai capelli rossi, infatti, non piaceva stare tanto tra la folla, e si sentiva abbastanza a disagio all'interno di essa, quando era di cattivo umore.
Non ci volle molto perché egli arrivasse al suo obbiettivo. O meglio, perché il suo obbiettivo, arrivasse da lui... Egli era salito giusto due fermate dopo quella dove Dazai aveva preso il treno.
Chuuya gli passò affianco, senza neanche notarlo, camminando a passo spedito.
Dazai, notandolo, si alzò di scatto e lo raggiunse, fermandolo.
<<Ciao, Chuuya. Dove stai andando? Qui di fianco me c'è un posto libero...>> gli aveva detto con un tono calmo e tranquillo, intento ad essere il più amichevole possibile.
Sapeva che il rosso lo evitava per via dell'incontro dell'ultima volta, e sapeva benissimo di averlo lasciato con una miriade di domande nella testa, alle quali, però, non gli avrebbe ancora dato risposta.
<<Oh, Dazai. Che vuoi?>> chiese Chuuya, fermandosi, con il braccio trattenuto da parte del bendato suicida.
<<Niente, solo che ho visto che cercavi un posto, dunque ho pensato di invitarti vicino al mio>> rispose Dazai, cercando di creare ciò che più somigliasse ad un sorriso, ma che fu semplicemente inquietante agli occhi azzurri del rosso.
Però, che motivo avrebbe avuto, per rifiutarsi? D'altronde, quel bendato non lo avrebbe mica mangiato, vero...?
<<Va bene, però ora lasciami.>> rispose Chuuya, leggermente seccato dalla presa del moro.
Seguì quest'ultimo fino al suo posto, determinato da una piccola valigetta su di esso.
Dazai si sedde accanto ad essa, affianco al finestrino, mentre Chuuya si mise nel posto davanti a lui, anch'esso con la vista del panorama al di fuori del finestrino.
Dazai guardò divertito il rosso sconcertato dal silenzio imbarazzante che era improvvisamente calato tra i due.
I loro sguardi si incrociarono, e il rosso si girò subito verso il paesaggio alla sua sinistra. Gli dava fastidio guardare il moro negli occhi.
<<Chuuya.>>
Il rosso fu costretto a girarsi verso l'interlocutore.
I loro sguardi si incontrarono nuovamente.
Molto scocciante, per Chuuya.
<<Quanti anni hai?>> gli chiese sorridendo.
<<18, perché?>> rispose il rosso sulla difensiva.
<<Io 21. Vai in quinta liceo, giusto?>> continuò Dazai, ignorando la domanda.
<<Sì.>>
Qualche istante di silenzio.
<<Chuuya, come va con il tuo potere?>> proseguì il moro.
Il rosso rimase spiazzato da tale domanda.
Cosa gli interessava? Sentiva che c'era qualcosa che non andava, nel comportamento di Dazai. Per caso sapeva che il suo potere poteva esplodere da un momento all'altro? E poi, perché glielo chiedeva? Che il moro fosse una specie di spia in segreto? E anche se fosse, perché mai si sarebbe dovuto interessare tanto al potere del rosso?
<<Che caxxo te ne frega?>> gli rispose bruscamente, digrignando i denti. La rabbia stava già salendo.
Dazai sorrise.
<<Stai tranquillo, non userò queste informazioni contro di te, ci stiamo solo conoscendo, non credi?>>
<<Chi caxxo sei, Dazai? Cosa vuoi da me?>> arrivò al punto il rosso.
Osamu tirò un sospiro e si mise a guardare fuori dal finestrino.
Chuuya si stava davvero arrabbiando, e piccole emanazioni di potere rosso stavano già frizzando nell'aria.
Il moro cercò nuovamente il suo sguardo, e lo trovò, davvero molto fulminante.
<<Ragazzo, voglio solo darti una mano a controllare il tuo potere. Io sono l'unico che può.>>
L'unico che poteva? Ah, giusto, il suo potere annullante...
<<Perché caxxo mi vuoi aiutare?!>> gli urlò quasi contro, alzandosi dal sedile.
Dazai lo fece sedere nuovamente, e ,approfittandone di quel leggero tocco dovuto all'azione stessa, gli annullò i poteri.
Ora Chuuya si sentiva di nuovo vuoto e senza energie.
<<Perché voglio? Beh, è semplice! Ah ah!>> esclamò.
Il rosso lo guardò con fare interrogativo. Non capiva...
<<Perché il mio lavoro consiste nel trattare poteri come il tuo.>>
Nota autrice
Uuuuaaahhh!! Come si è fatto intuire, il lavoro di Dazai non è lo stesso di quello che ha nell'anime.
Quello che ha in questa storia, arrivati fino a questo punto, è molto vago e impreciso, ma nel prossimo capitolo... vedreteee!!
Alla prossima!
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☘︎𖣔 𝑻𝒆𝒂𝒄𝒉 𝑴𝒆 𝑻𝒐 𝑳𝒐𝒗𝒆~ 𝕊𝕠𝕦𝕜𝕠𝕜𝕦 𖣔☘︎
Roman d'amour𝑷𝒆𝒓𝒄𝒉𝒆́ 𝒔𝒆𝒊 𝒂𝒏𝒄𝒐𝒓𝒂 𝒒𝒖𝒊 𝒄𝒐𝒏 𝒎𝒆? 𝑶𝒓𝒎𝒂𝒊 𝒍'𝒉𝒂𝒊 𝒇𝒊𝒏𝒊𝒕𝒐, 𝒊𝒍 𝒕𝒖𝒐 𝒍𝒂𝒗𝒐𝒓𝒐...>> <<𝑰𝒏 𝒓𝒆𝒂𝒍𝒕𝒂̀ 𝒔𝒊̀, 𝒎𝒂 𝒏𝒐𝒏 𝒉𝒐 𝒂𝒏𝒄𝒐𝒓𝒂 𝒇𝒊𝒏𝒊𝒕𝒐 𝒅𝒊 𝒇𝒂𝒓𝒆 𝒖𝒏'𝒂𝒍𝒕𝒓𝒂 𝒄𝒐𝒔𝒂, 𝒄𝒐𝒏...
