Capitolo 13: La rissa

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La ragazza piangeva disperata, aggrappandosi alla camicia dell’altro, e bagnando quest’ultima come solo una fontana riuscirebbe.
Lei era corsa da lui, quella mattina, e aveva iniziato fin da subito con il suo show, il pianto, i singhiozzi disperati.
Il ragazzo era rimasto impassibile, non una parola di conforto, non una carezza, non un movimento.
Non provava nulla nei confronti di lei, e di certo non avrebbe finto di farlo. Non era giusto come era stato trattato, e non avrebbe perdonato.
Nemmeno lei, nemmeno la sua “ragazza”.

<<Smettila, Nakichiro. Piantala.>> le ripeteva, cercando di staccarsela di dosso.

La ragazza, in tutta risposta, gli ficcava le unghie nel petto e piangeva più forte.

<<Ti ho detto di smetterla.>> continuava Chuuya.

Stava perdendo la pazienza.
Odiava quando le persone fingevano in maniera così evidente.
Dopotutto, loro si usavano a vicenda, non si amavano davvero.
Infatti, lui aveva come scopo il far vedere agli altri di avere una ragazza, e al tempo stesso di cercar di mantenere il controllo grazie ad ella…Lei..beh, Chuuya non lo sapeva bene, ma aveva capito solo che lei era stata tradita dal suo fidanzato straniero, e che cercava solo qualcuno con cui stare, per non sentirsi affranta e distrutta.
Ma Chuuya aveva ancora parecchie domande che gli ronzavano per la testa…

Ad esempio, perché proprio lui? Ne aveva avuti altri, di fidanzati, dunque perché non poteva tornare con uno di loro? Cosa aveva di tanto importante Chuuya?...

“”Amo solo te!””, gli diceva sempre.
Certo, dicono tutti così….di sicuro, Nakichiro aveva altri interessi, ma Chuuya non riusciva a capire quali…
Vabbè, in ogni caso, il ragazzo non avrebbe recitato in questa commedia davvero scadente, e, in quel momento, voleva solo andare a scuola in pace, senza una ragazzina che lo perseguitasse ad ogni passo.

<< C-Chuuya! Ti prego, non lasciarmi a-andare…>> balbettò lei, nel sentire che il rosso l’aveva presa per le spalle e cercava di allontanarla.
La presa di lei aumentò.

<<Nakichiro, vattene, lasciami stare…>>disse Chuuya dopo tale azione da parte di lei.

<<N-No! Dimmi che mi hai perdonata, ti prego!>> lo supplicava.

<<TOGLITI DALLE PALL3! LASCIAMI IN PACE.>> urlò lui, suscitando l’attenzione degli altri, nel bel mezzo della strada per arrivare alla scuola.

La ragazza iniziò a fissarlo con occhi apparentemente feriti e delusi, e poi lo lasciò finalmente andare. Chuuya la lasciò indietro, ancora ferma e impietrita. Che ci fosse rimasta davvero male? No, di sicuro tutto quello era un’altra sceneggiata….

Il rosso arrivò al portone della scuola, il quale si affacciava su una grande pila di gradini ,al di sopra dei quali erano presenti i vari studenti, seduti a parlare e/o a guardare il telefono. Gli altri, invece, erano già dentro.

Chuuya salì i gradini di pietra ed entrò nell’atrio della scuola, il quale si divideva in due ulteriori corridoi ai lati, e un’altra rampa di scale che portava al primo piano, dove erano presenti le prime classi del liceo (1^ e 2^).
Il rosso andò verso la sua classe, al terzo piano, e, al di fuori di essa, vide, sfortunatamente, i suoi compagni.
Gli stessi compagni che non avevano detto nulla quando era stato accusato ingiustamente. Gli passò di fianco, senza salutarli, ma, ad un certo punto, venne strattonato per il braccio.

<<È stato bello, ieri, Nakahara? Che punizione hai avuto, alla fine?>> gli chiese Ryowa, la “mente” dell’opera.
Il ragazzo aveva un sorrisetto beffardo sulle labbra, con i capelli scuri e scomposti sulla fronte. Chuuya lo guardò male, e , cercando di liberare il braccio dalla morsa, gli disse:

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