Le lezioni continuarono imperterrite a susseguirsi con pochissime pause durante le quali Nakichiro andava ad infastidire il povero Chuuya, il quale, non si era ancora alzato dalla sedia.
Non aveva forze, la pressione delle lezioni era troppa. In realtà, non era l’unico a sentirsi così, infatti, anche molti altri suoi compagni giravano in giro senza meta come degli zombie affamati.
Ormai, molti facevano il conto alla rovescia per l’esame della maturità, e Chuuya anche, dato che ormai mancavano all’incirca 3 o 4 mesi, alla fine dei quali, ognuno sarebbe andato per la sua strada, separandosi dal resto della classe.
Molti ambivano a laurearsi, diventando medici o avvocati, altri non avevano voglia di studiare e preferivano andare a lavorare al termine della scuola.
Chuuya, sarebbe stato uno di quelli che sarebbe andato a laurearsi, di certo.
I soldi rimasti lasciatigli dalla morte dei genitori e quelli che venivano passati mensilmente dalla sua vecchia famiglia adottiva, lo avrebbero aiutato molto. E lui ne era grato…ma il denaro non poteva colmare il vuoto al suo interno.
Vuoto che ebbe inizio dalla scomparsa dei genitori.
Vuoto che non mostrava mai.
Vuoto che nessuno conosceva.
Era successo 10 anni prima.
Lui era a scuola nel momento in cui gli venne data la notizia.
Come si può dire ad un bambino di 8 anni che i suoi genitori erano appena morti a causa di un incidente?
Come può il bambino non piangere fino a che non morirà anche fuori come è morto dentro a causa del dolore?
Come può un bambino riprendersi da tale shock?
Anche tutt’ora, quando Chuuya ci pensa, gli si stringe il cuore e sente mancare il respiro.
Non li aveva neanche salutati.
E non aveva nemmeno conosciuto la sua sorellina, povera piccola, la quale non potè mai vedere il volto dei genitori, dato che era ancora nella pancia della madre, quando avvenne la tragedia.
Chuuya venne subito affidato agli assistenti sociali, i quali riuscirono a trovare per lui una nuova famiglia che viveva in una casa abbastanza grande, entrambi di medio reddito.
Sarebbe successo tutto così?
Quella sarebbe stata la sua nuova famiglia?
Non voleva crederci.
Non importava quanto affetto gli dimostrassero.
Non importava quanti regali gli donassero.
E non importava nemmeno quante volte gli dicessero che lo amavano.
Nulla importava più. Per lui, in quei momenti, c’era solo il vuoto…
Piano piano si riprese e ricominciò a mostrare il carattere forte e strafottente, ma il dolore non lo abbandonava.
Non lo lasciava mai andare, e nei momenti in cui esso si faceva troppo denso, Chuuya aveva bisogno di sfogare tutta la sua sofferenza, da solo.
Sempre da solo.
Non c’era mai stato qualcuno che avesse davvero tenuto a lui, al di fuori della sua vera famiglia, strappatagli di dosso quando era vulnerabile.
Forse quella coppia gli voleva bene, e lui voleva bene a loro, ma sapevano che lui non era loro figlio e quest’ultimo sapeva a sua volta che loro non erano i suoi veri genitori.
Era tutta una recita.
Sempre tutto una recita. Ma a cosa serviva fingere?
Per creare una realtà fittizia? Per cercare di convincere se stessi che quel mondo in cui si sta vivendo è reale?
La famiglia e la vita perfetta non esistono, e mai esisteranno… E, anche se fosse così, poi come ci si potrebbe sentire tristi?
La tristezza fa parte degli umani, senza di essa, si perde un pezzo di se stessi. Lo stesso vale per la felicità. Come si fa a non gioire mai per qualcosa? Praticamente impossibile, non si può odiare tutti e tutto ciò che ci sta intorno, e questo Chuuya l’ha capito crescendo.
Non serviva a nulla trasformarsi in un’altra persona a causa di un qualcosa non condizionato da lui, come un incidente. Bisognava andare avanti, e lui piano piano ci stava riuscendo. Il prossimo passo sarebbe stato non deludere sia la sua famiglia defunta, sia quella adottiva. Lui si sarebbe laureato, e avrebbe reso felici tutti.
O almeno ci avrebbe provato.
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☘︎𖣔 𝑻𝒆𝒂𝒄𝒉 𝑴𝒆 𝑻𝒐 𝑳𝒐𝒗𝒆~ 𝕊𝕠𝕦𝕜𝕠𝕜𝕦 𖣔☘︎
Romance𝑷𝒆𝒓𝒄𝒉𝒆́ 𝒔𝒆𝒊 𝒂𝒏𝒄𝒐𝒓𝒂 𝒒𝒖𝒊 𝒄𝒐𝒏 𝒎𝒆? 𝑶𝒓𝒎𝒂𝒊 𝒍'𝒉𝒂𝒊 𝒇𝒊𝒏𝒊𝒕𝒐, 𝒊𝒍 𝒕𝒖𝒐 𝒍𝒂𝒗𝒐𝒓𝒐...>> <<𝑰𝒏 𝒓𝒆𝒂𝒍𝒕𝒂̀ 𝒔𝒊̀, 𝒎𝒂 𝒏𝒐𝒏 𝒉𝒐 𝒂𝒏𝒄𝒐𝒓𝒂 𝒇𝒊𝒏𝒊𝒕𝒐 𝒅𝒊 𝒇𝒂𝒓𝒆 𝒖𝒏'𝒂𝒍𝒕𝒓𝒂 𝒄𝒐𝒔𝒂, 𝒄𝒐𝒏...
