Ora capisco il motivo.

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Cuore spezzato e il cuscino bagnato.

Stavo lì, immobile, steso nel mio letto a piangere.

Avevo smesso tempo fà di piangere, ma non mi fu possibile resistere alla tentazione di farlo.

Il dolore che provavo in quel momento era uno di quelli che sembrano ucciderti senza un valido motivo.

In fondo, io non provavo più niente. Non avevo motivo. O forse si.
La speranza ormai era morta, bruciata dalle dure parole della realtà.

Ero steso su quel comodo letto, il cuscino bagnato da tutte le lacrime versate a causa sua.

Credevo di non aver motivo, ma piangevo. Ero sicuro ormai da tempo, che la gente non piange senza un motivo valido.

E allora mi chiedevo se quello fosse un motivo valido per piangere. Forse no, ma lo facevo lo stesso, per il semplice fatto che ero triste, e mi Feriva il dover piangere immotovatamente, solo perché non avevo motivo, ed ero confuso.

Le canzoni che mi ricordavano lui rimbombavano nelle cuffie.
Credo che il volume delle cuffie sia direttamente paragonabile alla gravità dei problemi. Ero massimo ma la musica non placava i pensieri, anzi li amplificava.

Ma andava bene in quel modo.
Steso verso destra, fissavo il muro giallo sporco, dove attimo dopo attimo, nota dopo nota, i ricordi venivano proiettati lì.

Gli occhi bruciavano rossi e lacrimanti.
Pensavo a tutte quelle parole dette e a quelle risate. Poi ricordavo il dolore che provavo quando non c'era, e a tutte le cose che avevo bisogno di dirgli.

Dopo tutti questi flash, tra lacrime e ricordi Arrivai ad una sola conclusione.
Lo amavo.

Era ovvio. Non potevo sentirmi in quel modo a causa sua se il motivo non fosse semplicemente che provavo qualcosa per lui.

In fondo, se un sentimento è vero, non si consuma.

In quasi tutte le canzoni che ascoltavo in quel momento, c'era la parola Paradise.
Credevo ci fosse un motivo se piangevo con canzoni come quelle. Forse perché mi sentivo in paradiso con lui, ma adesso è stato distrutto e lo rimpiango.

Affondavo la mia mano nei miei stupidi capelli da pecora rasata, e guardavo quel muro. Mi misi poi seduto sul letto asciugandomi le lacrime e guardando il cuscino.

Era bagnato. Molto.

Mentre Paradise dei Coldplay rimbombava nelle orecchie, io ero seduto nel letto. Le lacrime avevano smesso di scendere ma il cuore non di rompersi.

Ero ancora confuso dopo aver capito di provare ancora qualcosa per Luca.
Credevo che fosse tutto passato, ma spesso il passato ritorna.

Era presto. Forse l'ora di pranzo, ma non avevo fame. In realtà non avevo voglia di sputare quella gomma che tenevo placare le lacrime.

Avevo smesso di piangere, e avevo perfino tolto le cuffie.
Ero nel mio comodo letto, e pensavo di starci per tutta l'intera giornata.

Pensavo alle persone che dicono con certezza che gli uomini non piangono, ma si lamentano se trovano un modo sbagliato per sfogarsi come la droga e l'alcool.

Sospiravo ogni attimo. Il cellulare squillava, e non era la prima volta in questa giornata. Avevo paura di controllare le chiamate, sarei stato peggio sapendo che non era Luca a chiamarmi.

Mentre pensavo a tutte quelle cose, e la mia suoneria faceva da sottofondo, mi addormentai.

Vecchi "Amici" (In Revisione)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora