Capitolo 20|| tempus fugit

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Finalmente il sole di giugno inizió a farsi sentire, le giornate sembrarono più lunghe e il caldo scaldava la mia pelle.
Decisi di andare alle macchinette del secondo piano visto che le macchinette degli altri piani erano rotte e io avevo una gran sete, un tratto di malinconia mi percorse alla vista della sala insegnanti del secondo piano, dove avvenivano i miei incontri clandestini con Martina. Mentre mi chinai per prendere l'acqua, qualcuno mi chiamò.

"Alice, vieni un attimo?" Richiamò alla mia attenzione Martina.

Erano mesi che non ci rivolgevamo parola, tendevamo ad ignorarci e a far finta di non conoscerci.

"Si, certo..." risposi quasi incredula a una domanda del genere.

Andammo nella nostra cara sala insegnanti, sorrisi alla vista che tutto era rimasto al solito posto.
Come se la vita si fosse messa in pausa da quando io e Martina abbiamo smesso di parlare.

"Mi dispiace Alice, scusa" disse.

"Martina io non ce l'ho mai avuta con te, ci sono soltanto rimasta male, potevi cercarmi, io ti aspettavo" risposi tutto d'un fiato senza preoccuparmi delle conseguenze.

Si alzó e mi bació, erano passati mesi dal nostro ultimo bacio.
Lo fece con foga, era uno di quei baci tanti attesi, mi mancavano le sue guance rosse accaldate dall'eccitazione, le sue mani, il suo sapore.
Mi mancava tutto di lei.

"Pace?" Si staccó per domandarmi con gli occhi da bambina.

"Si, Mimí" le sorrisi.

"Basta che mandi a fanculo Filippo!" Scherzai.

"L'ho fatto lo stesso giorno che sei andata via da casa mia" sorrise amaramente.

Decisi di non rispondere, non mi andava di farla stare male.

"Comunque domani per il penultimo giorno di scuola c'è la festa dello sport, ci vediamo là?" Le chiesi.

"Si Ali, così stiamo un po' insieme?" Sorrise.

il giorno dopo, festa dello sport scolastica.

Appena entrai la vidi, bella come sempre.

"Ciao!" le andai in contro, mi accorsi della presenza del preside e del professor Rossi.

"Ciao Alice, vorrei che rimassi con me. Ma come vedi..." indicó con lo sguardo i due.

"lo so prof, ho già capito" risi, pensando al fatto di averla chiamata prof.

"mi dispiace, dopo ho due ore di buca quindi posso uscire. Magari dopo ci facciamo un giro, che ne dici?" mi propose sottovoce.

Non me lo feci dire due volte che subito acconsentì.

La salutai e andai a parlare con la professoressa Tigna, era molto gelosa di lei infatti ci guardò un po' storto tutto il tempo.
Iniziarono gli spettacoli, tra una sigaretta e l'altra con Ginevra e Aurora (fortunatamente non se la sono presa visto che le ho ignorate, erano soltanto preoccupate) e qualche foto con il professore più figo del liceo, Matteo, si fece mezzogiorno, l'ora in cui sarebbero iniziate le sue ore libere.

Fortunatamente visto che alla festa non era obbligatoria la presenza, si poteva uscire e rientrare senza dire niente.

"Sempre puntuale!" La raggiunsi nel retro del palazzetto, mi diede la battuta, sarei andata anche in Alaska a piedi pur di stare con lei.

"Eh si" risi.

"Cazzo! Il fiocco!" Imprecai riferendomi al fiocco della gonna che si erano sfatto per la centesima volta.

"Aspetta, vieni qui" mi aiutó Martina.
Era un gesto veramente carino, inconsciamente arrossii.

"Che mi racconti, bambolina?" Chiese.

Fragile.La tua prossima ossessione. Scoprilo ora