Mi risveglio in un letto che non è il mio e soprattutto c'è un forte odore di disinfettante: apro lentamente gli occhi e mi accorgo di essere in un ospedale: ho una flebo attaccata al braccio che mi da enormemente fastidio e la stanza è immersa nel buio. Che mi sarà successo?
"Lara, ben risvegliata, mi hai fatto spaventare" mormora Vittorio: in realtà non lo vedo ma riconosco la sua voce e mi accorgo che è seduto al mio fianco.
"Cosa mi è successo Vittorio?"
"Bella domanda, vorrei capirlo anch'io, ora chiamiamo l'infermiera e le diciamo che la bella addormentata si è svegliata e poi vedremo il da farsi".
Chiudo per un attimo gli occhi e ripenso agli ultimi attimi di lucidità e ...SBAAAM, ricordo le parole di Vittorio: "...sposare sua figlia al compimento dei 20 anni....Leyla qualche giorno fa ha compiuto 20 anni".
Un dolore fortissimo allo stomaco mi fa contorcere, cerco di alzarmi dal letto ma non riesco, Vittorio mi accarezza il braccio e con voce pacata mi sussurra di stare calma.
Entra l' infermiera e un medico dietro di lei: ha due occhi blu da far paura, i capelli biondi e arruffati e una voce gentile con la quale mi dice: "Buonasera Lara, cosa ci combina?
Io resto in silenzio a guardarlo con un punto di domanda ....
"Da quanto tempo non fa un controllo dei suoi valori?"
Bella domanda, non saprei, ho fatto le analisi qualche tempo fa, forse un paio di anni, ma mi vergogno e non gli rispondo, chiedo invece: "Dottore, che problema c'è?"
"Lara, lei ha una forte anemia, che accompagnata alla sua pressione bassa e ad un calo di zuccheri l'ha portata alla perdita dei sensi. In più il suo collega mi diceva che è un periodo che è sottoposta a forte stress, pertanto il suo corpo ha reagito così, per chiedere aiuto, per farle capire che ha bisogno di più cure".
Mi sento come quando da bambina mia madre mi rimproverava per aver rotto un bicchiere o altro, abbasso il capo e prometto di prendermi cura di me stessa.
Cerco di alzarmi dal letto ma il dottore, con un sorriso di circostanza mi trattiene dicendomi che non posso uscire, che mi faranno un paio di flebo per l'anemia e che domani dovranno effettuare altri controlli.
Oppongo resistenza e imploro con lo sguardo Vittorio nella speranza che sostenga la mia causa ma dalla sua bocca non esce nulla se non un "Lara, non fare la bambina, resterai qui e se domani le analisi saranno migliorate rispetto ad oggi ne riparliamo".
Sbuffo sfacciatamente e annuisco con la testa.
Vittorio mi saluta dicendomi di telefonarlo per qualsiasi cosa ed esce fuori con il medico, lasciandomi sola con i miei pensieri.
Sono sola, inerme in questa stanza claustrofobica, buia, triste, non so dove siano le mie cose, non ho un televisore, sono sola con i miei dubbi, le mie domande irrisolte e mi sto annoiando a morte.
Dopo un po' di tempo ripassa l'infermiera, mi misura la temperatura e dice che ho qualche decimo di febbre, mi lascia una compressa sul comodino e va a prendere una bottiglietta d'acqua che posa di fianco alla compressa, dicendo che devo prenderla prima di addormentarmi.
Tanto vale che la prenda subito, penso, tanto che posso fare in questo buco oltre che dormire?
Non so quantificare il tempo sdraiata su questo letto, la luce è sempre uguale, buio profondo, sarà ancora notte....mi sono svegliata all'improvviso, ho caldo, sono stanca di stare qui e devo fare la pipì: mi guardo il braccio destro, bene, non ho più la flebo attaccata, così faccio forza e mi metto seduta.
Wow, gira tutta la stanza, vedo tanti puntini bianchi davanti a me ma non mollo: chiudo per un attimo gli occhi e poi li riapro piano piano: i puntini si sono diradati e la stanza gira più lentamente.
Mi alzo poggiando con cautela i piedi a terra e scopro di non avere le pantofole, addosso ho un camice celeste orribile, abbastanza corto, se non mi trovassi in questa situazione mi metterei a ridere: ha dei lacci hai fianchi che dovrebbero essere annodati e invece sono sciolti e ...sono mezza nuda insomma!
Poco male, farò più in fretta in bagno.
Arrivo con fatica alla porta e non trovo all'interno l'interruttore, sarà nella stanza ritengo, ma ormai è tardi per tornare anche di un solo passo indietro, la mia vescica non ne vuole più sapere di aspettare e appena mi siedo mi libero con gioia.
Mi lavo velocemente facendo una grande fatica nei movimenti e mi ricompongo al buio per poi tornare su quel maledetto letto: mi sento debolissima e la testa mi gira nuovamente ma mi faccio forza e cerco di riattraversare la stanza per tornare a letto quando la porta si apre facendo entrare una lama di luce che mi trafigge gli occhi.
Mi giro di scatto per vedere chi è ma all'improvviso le mie gambe cedono e perdo i sensi.
Apro gli occhi e mi accorgo che finalmente si è fatta mattina, c'è un sole bellissimo che fa capolino tra le tende della finestra e non vedo l'ora che passi il dottore per capire la cura che dovrò fare e poter tornare a casa, così mi giro verso la porta e ......
ODDIOOO, c'è Baris che dorme sulla sedia di fianco al mio letto, c'è Baris, è qui, è tornato. Cerco di alzarmi per guardarlo con più calma, scrutarlo, ma lui apre gli occhi di scatto e borbotta: "Dove credi di andare?"
Chiudo nuovamente gli occhi e mi sdraio di nuovo: la sua voce, mi è mancata maledettamente, ma ho paura di sentire quello che avrà da dirmi.
"Che ci fai qua?", chiedo.
"Che domande fai? Che ci faccio qua? Ci sei tu qua e ..." ma non lo lascio terminare e lo aggredisco verbalmente: ".. e cosa?
Ora ti ricordi che ci sono?
E gli altri giorni?
Tutti i giorni passati senza nemmeno una telefonata?
Possibile che non hai avuto tempo?
Eri impegnato nei preparativi?
A proposito, tanti auguri, dove è la tua mogliettina?"
"Lara, smettila di dire stupidaggini e calmati"
"E perché dovrei smetterla? Sarò libera di dire almeno quello che penso, no?"
"Non continuare a dire sciocchezze, potresti pentirtene dopo"
"Dopo? Dopo cosa? Dopo che te ne sarai andato?"
All' improvviso entra il dottore e ci guarda sorpreso, poi prende una specie di penna dal taschino del camice e mi chiede di rilassarmi e aprire bene gli occhi, e mentre mi spiega che devo seguire la luce, dice a Baris di uscire fuori che deve visitarmi.
Baris ribatte che non darà fastidio e che vuole rimanere nella stanza ma il dottore spegne la luce poggia il palmo della sua mano sul mio braccio, stringendolo un pò e girandosi di scatto gli dice: " Signor non so chi sia, la mia paziente ha bisogno di riposarsi, di stare calma e tranquilla e mi pare che la sua visita abbia prodotto il risultato opposto. La prego di uscire e di tornare in orario di visita".
Mi giro a guardare Baris, i suoi occhi sono fissi sul mio braccio, sulla mano del dottore, poi porta gli occhi nei miei ma io non riesco a sostenere il suo sguardo, ho paura di leggergli distacco e dolore, così lentamente li chiudo e mi volto dall'altra parte mentre una lacrima scende lenta a bagnarmi il viso.
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SENZA RESPIRO
RomansaOgnuno di noi, nel corso della vita incontra ostacoli, a volte si superano senza scossoni, altre volte è necessario scegliere di cambiare. Ma cambiare cosa? Un semplice punto di vista? Un modo di comportarsi? Lara sarà costretta a cambiare totalment...
