𝐒𝐎𝐅𝐓 𝐃𝐀𝐑𝐊 𝐑𝐎𝐌𝐀𝐍𝐂𝐄
Bugiarda patologica e insensibile cuore di ghiaccio.
Rachel Conder nasconde tutt'altra natura dietro il viso innocente e i grandi occhi color miele.
Decide di lasciarsi alle spalle un anno burrascoso e scappare da B...
Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.
☁️
Quattro bambini decisero di fare un gioco.
«Scriviamo il nostro segreto più grande su un biglietto e li mettiamo tutti insieme su un barattolo. Quando il più piccolo di noi compirà diciotto anni ci riuniremo e li leggeremmo tutti insieme. Poi indoviniamo chi ha scritto cosa»
Così strapparono un foglietto in quattro parti e ognuno di loro ci scrisse una frase senza che l'altro la vedesse.
E le unirono tutte insieme e le mescolarono.
Le lasciarono su un barattolo e lo sigillarono con un nastro, con incise le loro iniziali
Lo misero sopra una mensola accanto ad una finestra e tornarono a giocare.
Una notte una bambina urtò per sbaglio contro il mobile e il barattolo e tutto il suo contenuto si rovesciò sul pavimento.
Spaventata dal frastuono, agii senza pensare e genuinamente raccolse tutti i frammenti di vetro con le mani a coppa.
Le schegge le ferino innocentemente i polpastrelli e piccole gocce di sangue macchiarono i bigliettini.
Disperata, la bambina iniziò a singhiozzare.
Un adulto, sentendo dei singhiozzi implacabili, si svegliò e andò a controllare.
Vide la bambina accasciata sul pavimento con il viso stropicciato dal rimorso che stringeva i biglietti e le lame di vetro contro la sua morbida carne.
La bambina, a vedere la presenza del adulto, sobbalzò colta alla flagrante.
Il senso di colpevolezza riflesse sulle sue chiari iridi.
Allora l'adulto si inginocchiò e prese i palmi della bambina e la rassicurò. Le tolse i cristallini dalle manine, per evitare ulteriori danni e la sollevò dalle ascelle, accomodandola sul ripiano della cucina.
Aprii uno sportello della cucina e prese il kit medico, e cominciò a curare le ferite della bambina.
La bambina continuava a piagnucolare, incolpa per aver distrutto il vasetto e aver rovinato il gioco.
L'adulto non la rimproverò, né perché si trovasse a vagabondare a tarda notte e né perché si fosse tagliata con il vetro.
Invece gli disse un'altra cosa.
«Lo sai perché le schegge feriscono?»
Lei tirò su con il naso e scosse la testa.
«Perché sono colme di speranza»
La bambina non capii.
«M-ma la s-speranza non dovrebbe fare male, è una cosa buona!»
L'adulto pulì delicatamente i graffietti togliendo i residui con del cotone.
«Lo è. Proprio perché riesci a percepirla e a ferirti, questa la rende buona»
«Una cosa b-buona non fa male»
«Non è del tutto vero. La speranza è una cosa che non puoi vedere e né sentire, infatti si dice che è astratta»
«Ma quando qualcosa si rompe o si frantuma in mille schegge tu riesci a sentirla, ferendoti con la sua punta. È lei che ti da la forza di rialzarti, guarendo e aggiustando»
La bambina guardava perplessa l'adulto, non capendo ingenuamente le sue parole.
Quest'ultimo le sorrise
«Non devi piangere per aver rotto il vasetto o rovinato il gioco, perché non è così, hai solo creato mille schegge di speranza»