Capitolo V

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"Un locale gay?" mi domandò Paul, scioccato, alzando un po' la voce. Osservava l'ingresso al posto e mi lanciava occhiate: "Sei sicuro che eri entrato proprio in questo posto?".

Dal Moulin Rouge ero riuscito ad orientarmi per arrivare nel luogo in cui avevo incontrato quel ragazzo, passando da quel locale affollato che aveva, quanto bastava, fatto perdere le mie tracce a quell'omone. Arrivati davanti al Blue Eyes mi resi conto che, normalmente, nulla mi avrebbe spinto ad entrarci. Era un edificio con tre grandi finestre al primo ed ultimo piano e una grande entrata, sovrastata dall'insegna "Blue Eyes" illuminata da led ovviamente blu. Le pareti erano composte da mattoni grigi, ma le si intravedevano poco perché coperte da quasi tutte le parti sia al pian terreno, sia al superiore da manifesti di ogni grandezza raffiguranti uomini con biancheria provocatoria o completamente sprovvisti: "E' proprio questo" gli risposi un po' titubante anche io, mentre volsi lo sguardo ad alcuni ragazzi che, uscendo dal locale ci sorrisero, facendoci l'occhiolino, e se ne andarono, attraversando la strada.

Paul mi mise la mano sulla spalla e con voce calma mi disse: "Amico, se avevi questi interessi potevi dirmelo prima, non avrei avuto alcun pregiudizio nei tuoi confronti".

Lo spinsi non troppo forte: "Non scherzare, non ho quei gusti" feci per entrare "Andiamo!".

Guardava disgustato le raffigurazioni sulle pareti e, senza smettere di fissarle disse: "Vai pure avanti, Mathis. Ti raggiungerò quando mi farò coraggio".

Lo stetti a sentire, non potevo obbligarlo e quindi entrai da solo alla ricerca di quel ragazzo. La volta prima non mi resi conto di quanto fosse bella la struttura di quel locale. Le pareti erano coperte da una chiara carta da parati con alcuni disegni ai suoi estremi, ma non riuscivo a capirne il colore preciso per l'effetto chiaro e poi scuro che facevano le luci da discoteca nella penombra. C'era un parquet scuro e il soffitto, che pareva bianco, aveva al centro una grande sfera dalla quale uscivano i raggi delle luci colorate. Mi insinuai tra chi ballava, notando gente vestita in modo femminile, a petto nudo, da tutti i giorni o elegantemente. Alcuni si abbracciavano, altri baciavano o toccavano la schiena, mentre si muovevano con la musica. Dovevo ammettere che era tutto molto inusuale da vedere per me. Quegli atteggiamenti non troppo mascolini, quegli occhi dolci verso il compagno: "Scusatemi..." dissi, facendomi largo tra due coppie. Era tutto molto strano, anche perché io non avrei mai potuto farmi piacere un maschio. Ad esempio, il solo pensare di dover far coppia con Paul mi repelleva a dir poco; il doverlo baciare con quell'alito che a volte si ritrovava, il doverci uscire insieme per farci i complimenti a vicenda, darci la mano romanticamente...

No, era meglio se non ci pensavo. Tutte quelle cose le volevo con una ragazza, senza dubbio. Le farei con una come Rosalie, con le sue labbra morbide, il profumo di pulito, le manine piccole e un corpo minuto da proteggere, l'atteggiamento così dolce e tenero. Un maschio non avrebbe mai potuto competere al suo confronto nei miei pensieri, perciò, non volevo giudicare nessuno, non l'avrei mai fatto, ma non riuscivo a farmi piacere la logica che c'era in quel posto.

Vidi il bar ad angolo infondo a sinistra con bancone e sedie bianchi o beige, una gran provvista di bevande, dietro lo stesso barista dell'altro giorno e sei o sette persone occupanti i posti a sedere sorseggiando o aspettando il drink. Notai solo in quel momento che, al lato opposto c'era una porta molto grande sprovvista di anta che, pensai conducesse al piano sovrastante. Prima di questa qualche tavolino e divanetto, dove qualcuno si rilassava dopo aver ballato.

"Mathis!" qualcuno mi tirò il giubbotto da dietro per farmi fermare. Era Paul e pareva agitato "Il mio povero fondo schiena..." affermò tristemente.

Mi preoccupai: "Cos'è successo?".

"Qualcuno mi ha palpato!" disse sgranando gli occhi, poi crucciò le sopracciglia "Che schifo...".

Immaginavo fosse successo chissà che cosa, per questo pensai fosse una sciocchezza: "La gente si muove. Ti avranno toccato per sbaglio e poi non eri obbligato ad entrare".

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