Capitolo VIII

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Ero avvolto da un bacio passionale, mille volte più bello e coinvolgente di quello che mi diede alla festa. Passavo le mani tra i suoi capelli neri e i suoi occhi chiari mi parlavano esprimendo contentezza e amore. Iniziò a toccarmi le labbra con la lingua, intervallando piccoli baci a stampo, poi mi leccò la guancia, il naso, poi di nuovo le labbra...

Leccò?

Aprii gli occhi e vidi i due occhi neri, piccoli e dolci di Adele, le sue orecchie a punta e il suo muso vicino alla guancia. Esultò l'avermi svegliato solo con un "buff" e si dileguò, lasciandomi sul letto con la faccia piena di bava. Almeno avrebbe potuto farmi dormire ancora un po', dato che era Sabato, non dovevo andare a scuola, stavo facendo un bel sogno ed ero stanco morto.

Eccola ricomparire, mettendosi seduta davanti al mio letto con quell'espressione paziente e calma che le si adattava perfettamente al suo modo di essere che aveva mostrato fino a quel momento. Era molto sveglia, attiva al punto giusto e mia amica. Aveva solo un difetto, se così lo si poteva chiamare: non aveva ancora imparato ad usare il gabinetto, ma quello accomunava tutti gli animali a parte poche eccezioni viste su internet. Quindi, ogni mattina, durante la settimana prima di scuola e nel week end precedentemente ad ogni tipo di giornata mi si prospettasse, dovevo portarla fuori a passeggio. Era proprio quello che mi stava chiedendo in quel momento, ma ero mezzo addormentato e con la faccia umidiccia per accontentarla in quel momento, perciò, lavatomi la faccia mi misi qualcosa di decente addosso e rimandai la colazione. I miei genitori erano già usciti da un pezzo e, di certo non si volevano prendere la responsabilità di accudire un cane portandolo a spasso. Contribuivano a comprarle il cibo, solo quello, e mi toccava anche un'uscita al pomeriggio e una dopo cena.

Uscii con i capelli spettinati, il manico del guinzaglio saldo tra le mani e Adele che pareva sorridere tirando fuori la lingua. Faceva un po' di freddo e vidi le nuvole in cielo, sperando che non piovesse proprio in quel momento. Camminai per qualche isolato, finché, grazie al Cielo, Adele riuscì a mollare una morbida, scura, fumante e calda...

Insomma, anche raccoglierla con il sacchettino apposta mi disgustava e ogni volta trattenevo il fiato, andando poi al cassonetto tenendo il tutto lontano dal mio naso.

"buf" mi fece, una volta liberatomi della bomba puzzolente.

"Cosa? Hai finito, vero?" chiesi, anche se naturalmente non mi avrebbe risposto. Capii dopo qualche istante che il cane stava fissando una ragazza che veniva verso di me: "Ciao Mathis".

Era Rosalie con un cappotto bianco e una sciarpa rosa: "E' il tuo cane?".

La salutai e annuì, così si fiondò con la mano ad accarezzare Adele che, amando le carezze, si lasciò coccolare. Dopo aver risposto alle sue domande sulla cagna: quanti anni avesse, se era maschio o femmina e come si chiamava, mi chiese, inaspettatamente: "Andiamo a prendere un qualcosa da bere?". Già ero stupito dal vederla, poi un invito a stare con lei mi fece svegliare tutto a un tratto: "Certo" risposi senza dubbio, cogliendo l'occasione per fare colazione.

Mi portò ad un bar lì vicino nel quale non ero mai entrato. Era situato tra casa mia e il parco dove portavo Adele il pomeriggio, ma non l'avevo mai notato probabilmente perché preferivo mangiare a casa.

Non era molto spazioso come posto, ma abbastanza grande da contenere almeno cinque tavolini più, ovviamente il bancone, circondato da sgabelli, dove chiedere bevande o cibo.

Dietro ad esso c'era un ragazzo di spalle, indaffarato a far funzionare la macchinetta del caffè per servire gli unici due anziani seduti ad un tavolo. Intanto guardavo cosa avrei potuto prendere tra delle pizzette, brioche, dolcetti o panini.

"Tu cosa prendi?" chiesi alla ragazza con un sorriso.

Lei si sedette ad uno degli sgabelli: "Un cappuccino e una brioche al cioccolato". Guardava Adele che respirava affannosamente con la lingua di fuori e ci osservava scodinzolando.

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