11. Start again

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K A T Y



Le due notti successive l'insonnia bussò alla porta.
Mi rigirai nel letto un quantitativo imbarazzante di volte, ripercorrendo gli avvenimenti delle ultime giornate.

Avere a che fare con Jace era come stare sulle montagne russe.

Alternava gesti umani, a tratti protettivi, a momenti di totale black out. Fasi in cui la sua emotività si spegneva totalmente, lasciando il posto solo all'indifferenza.

Non lo avevo visto granché il giorno precedente in reparto, se non di sfuggita, quando il nervosismo aveva preso il sopravvento, portandomi ad assecondare più che volentieri le proposte astruse di Marshall. Tutto, pur di ignorare la presenza ingombrante di Jace.

Sentivo il suo sguardo spalmato addosso a metri di distanza, saettare tra me e lo specializzando. Non aveva emesso nemmeno un fiato. Né una parola, nè una spiegazione, a stento un saluto.

Fottiti, Jace Thomas

Diedi un sorso al caffé bollente che stringevo tra le mani, godendomi la piacevole sensazione del calore che informicoliva la lingua.

Ellen sosteneva che non avessi alcuna sensibilità per il calore. A partire dall'acqua bollente con cui lavavo i piatti, alla manopola della doccia sempre girata verso sinistra, fino alle tazze di tisane fumanti che avvolgevo con le dita.

L'aroma del caffé mi invase la bocca.

Aguzzai lo sguardo verso il corridoio, mentre un caschetto biondo facilmente riconoscibile sfilava nella mia direzione. Indossava una tuta rosa pastello.

Stacy

Mi squadrò da testa a piedi, prima di riportare lo sguardo altezzoso di fronte a sé e sorpassarmi.

Tornai a sorseggiare il caffé, mentre ripensavo alla conversazione accidentalmente origliata appena due giorni prima.

Che grande stronza
Anzi, che grandi stronzi

Lei, Jace e quell'altra falsa di Lexie.
Un allegro triangolino.

Mi ritrovai a stringere il bicchiere di cartone, mentre avanzavo indispettita.

Era da quando Jace mi aveva chiuso in quella dannata auto che uno strano senso di nervosismo mi aveva pervaso le membra, spazzando via ogni briciola di serenità.

Mi sentivo tremendamente ricettiva, come se tutti i miei sensori fossero in uno stato di perenne allerta.

Era stato tutto così... ambiguo.

Irrequieta, ecco come mi sentivo.
Come al solito, d'altronde, da quando hai conosciuto quell'idiota di Jace Thomas

In fondo non era trascorso molto tempo tra la prima volta in cui mi aveva rivolto la parola e la prima volta in cui si era comportato in modo enigmatico. O meglio, da stronzo.

Bastava pensare a tutti i momenti in cui, in reparto, aveva assunto atteggiamenti dubbi: quando aveva letto la cartella clinica di Luke, ad esempio.
E ancora, ogni volta in cui durante le nostre conversazioni avevo avuto l'impressione che certi argomenti fossero tabù: il suo passato, prima di tutto.

Perché Jace aveva smesso di nuotare?

E in tutto ciò, che diamine di fine aveva fatto Margareth? Scomparsa nel nulla in un battito di ciglia.

Yes, Coach!Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora