K A T Y
«Ti sta piacendo il tirocinio?»
La voce leggera di Dylan reclamò la mia attenzione mentre addentava la sua baguette, seduto ai tavoli in legno del bar dell'ospedale.
Appoggiò la schiena sulla sedia grigia alle sue spalle, lanciandomi un'occhiata sorridente.
«Beh sì, tutto sommato sì. Non credo che l'ortopedia sia la mia strada, ma il tirocinio è comunque molto interessante. Forse è il reparto in cui ho trovato i medici più disponibili» risposi di getto.
Mi persi con lo sguardo nel vuoto a rivivere l'ultimo mese di tirocinio.
Effettivamente, da quando avevo iniziato il mio turno nel reparto di Traumatologia avevo visto e fatto più cose che in tutti gli altri reparti sommati insieme.
Ripensai alle spiegazioni della Dottoressa Saller, alle innumerevoli volte in cui mi aveva lasciato prendere i parametri e aiutare nella medicazione delle ferite, alla gentilezza ed estrema disponibilità di tutti gli infermieri nel non farci mai sentire fuori posto, a parte Steph, chiaramente.
A un certo punto l'immagine di Jace concentrato a suturare in sala operatoria riempì la mia mente, spazzando via qualsiasi altra immagine.
Rabbrividii leggermente al ricordo delle sue dita intente ad annodarmi la cuffietta chirurgica con cura, mentre mi preparavo per assistere al mio primo intervento.
La mia mente slittò sulla sua sagoma poggiata al muro del reparto, mentre con la mano mi indirizzava ad ascoltare il suo cuore.
«Troppo da macellai per i tuoi gusti?»
La voce di Dylan mi riscosse. Ricalcò la parola con un sorrisetto beffardo tinto sulle labbra.
Addentai il mio toast, leggermente infastidita.
«Sicuramente la delicatezza non è tra le loro qualità più spiccate» replicai, «ma in fondo è giusto... Così come serve tanta forza rompere un osso è normale che ne serva altrettanta per rimetterlo a posto.» terminai con tono stizzito.
È vero, di certo non era la specializzazione dagli scenari più fiabeschi, con tutti quei trapani, le protesi, i fissatori, ma... questo non la rendeva sicuramente meno nobile di altre.
Pensai a Jace, lui ne era l'esempio lampante.
A primo impatto lo avrei definito come la persona meno delicata di questo mondo, eppure era bastato guardarlo in sala operatoria per capire che non fosse affatto così. Io lo avevo visto. Avevo visto la dovizia con cui afferrava gli strumenti, passandoli tra le sue dita affusolate con una leggerezza invidiabile.
Avevo visto la delicatezza con cui era in grado di parlare, sfiorare, curare.
Questa parte di lui non aveva nulla a che vedere con la maschera dietro alla quale si celava, e, magicamente, l'unico luogo in cui si sentiva autorizzato a lasciarla trapelare era proprio il reparto e la sala operatoria.
Infine, la mia mente si posò sulle abili mani del Dottor Heinz, intento a maneggiare strumenti con una maestria incredibile, accompagnato dal suono melodioso delle parole di un vero professionista.
Andava tutto ben oltre la delicatezza.
«Ad ogni modo non so bene ancora se la chirurgia faccia per me o meno.» esalai poi, sotto lo sguardo imbarazzato di Dylan.
Mi sentii improvvisamente a disagio, rendendomi conto di aver replicato con un tono forse un po' troppo accorato.
Anzi, decisamente troppo accorato, e Dylan, attento com'era, lo notò subito.
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Yes, Coach!
RomanceKaty è una studentessa di medicina con un unico obiettivo: vincere le gare di nuoto e ottenere la borsa di studio. Le sue giornate all'interno del College sono scandite da ritmi serrati: lezioni, studio e allenamenti, in un ciclo ordinato che si ri...
