Ciao cuoricini 💙
Eccoci qua 🫂
Come sempre, vi chiedo di sostenermi con una stellina ⭐️
Buon lettura e...io una tisanina la scalderei 💙
Ma il prossimo forse è pure peggio 💀
Spero tantissimo di leggervi tra i commenti 🫂
Vostra,
Cloud ⛅️
K A T Y
Il primo chiaro segnale che non ero più al Griffith fu l'odore. Non di muffa, non di polvere.
Un misto nauseante di fumo di sigaro stantio e whiskey.
Aprii gli occhi a fatica, come se le palpebre fossero appiccicate. La luce filtrava da una fessura tra le tende pesanti, un bagliore rosso e blu, intermittente, che pulsava come un cuore artificiale.
Potevo sentire nitidamente voci in lontananza, grida, il rumore dei clacson, e poi la musica assordante. Il basso suonava a un ritmo costante, che non si fermava mai.
Non avevo assolutamente idea di dove mi trovassi in quel momento. Ma una cosa era certa: non ero più all'università. E di certo non ero più nell'Ala Nord.
Il cuore prese a battermi contro le costole in maniera scomposta. Provai a tirarmi su, ma il corpo reagì con un conato di vomito, costringendomi a ricadere sul materasso. Un materasso troppo morbido, coperto da lenzuola che odoravano di detersivo.
Cercai di muovere con forza le braccia, intorpidite, e i miei polsi si lacerarono. Ero legata. Con una fottutissima fascetta di plastica. Mossi appena le mani, e la stretta s'intensificò.
Il panico mi assalì.
Il mio respiro si fece ancora più corto, e lasciai saettare lo sguardo nell'ambiente attorno a me, nel tentativo di metterlo a fuoco.
Mentre mi voltavo, mi parve di essere tremendamente rallentata.
Mi guardai attorno con movimenti disordinati, scoordinati. Le pareti erano rivestite di carta da parati rossa, ornata da arabeschi dorati ormai rovinati.
Su un tavolino in vetro c'erano due bicchieri di cristallo, uno ancora mezzo pieno di liquido ambrato. Le tende spesse lasciavano passare i riflessi intermittenti di insegne al neon: blu, viola, rosso.
Allontanai infastidita lo sguardo e un nuovo conato di vomito mi strinse lo stomaco. Mi sentivo come se stessi annegando in un acquario di luce artificiale.
Dove cazzo sono finita?
La paura mi colpì con la violenza di un pugno nello stomaco.
Cercai di concentrarmi sui suoni intorno a me, ma non riuscii a distinguerli. Sembrava solo gente... ubriaca?
Mi tirai di nuovo su, stavolta con più forza, e le gambe mi tremarono così tanto che quasi caddi.
Mi avvicinai all'ingresso e provai a voltarmi, nel tentativo di aprire la porta. Non ci volle troppo, per capire che la stanza era stata chiusa a chiave dall'esterno. Le mie mani si aggrapparono al pomello con una presa violenta, provando a tirarlo.
Sentii le unghie stridere contro l'acciaio.
Niente via di fuga.
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Yes, Coach!
RomanceKaty è una studentessa di medicina con un unico obiettivo: vincere le gare di nuoto e ottenere la borsa di studio. Le sue giornate all'interno del College sono scandite da ritmi serrati: lezioni, studio e allenamenti, in un ciclo ordinato che si ri...
