21. Knife

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Ciao cuoricini 💙 ricordatevi di mettere una stellina per sostenermi a fine lettura, se il capitolo vi è piaciuto ⭐️🫵

Prendete una bella tisana e...
buona lettura 💙☕️



K A T Y


«Amica mia, non sembravate una coppia. Sembravate la coppia»

Sbuffai, richiudendo l'anta del frigo.
Da quando ero tornata a casa, Elle non aveva fatto altro che ridacchiare compiaciuta insieme ad Amy, passando le ultime tre ore ad osannare le presunte qualità di Jace in versione fidanzato.

«Il modo in cui ti guardava... Quella non era finzione Katy!» gongolò Amelia, con aria sognante.

Lo schiocco delle sue mani, teatrale, mi fece sollevare gli occhi al cielo di riflesso. Il mio stomaco si accartocciò come una pallina di stagnola.

«Fidati che è più bravo a fingere di quanto tu creda» sibilai, rivolta più a me stessa che alle due coinquiline.

Mi voltai nella loro direzione, captando lo sguardo rapido in cui s'incastrarono i loro occhi.

Quelli di Amy, leggermente sgranati, tornarono presto a fissare il bancone davanti a sé, concentrati. Di colpo si zittì.

Ellen invece si voltò verso di me, con un cipiglio dubbioso.

«A che ti riferisci?»

Sospirai, trattenendo un sorrisetto amaro e la voglia di urlare dalla frustrazione.

Al fatto che si ostina a mentire sull'identità di sua madre.

Al fatto che finge che non sia mai successo niente, quando meno di un mese fa mi ha chiuso in macchina, nel panico, dopo aver ricevuto una telefonata da uno sconosciuto.

Al fatto che continua ad avere atteggiamenti ambigui.

Al fatto che un attimo sembra tenerci, e quello successivo si comporta come se respirare la mia stessa aria fosse un peso insopportabile.

«A niente» mormorai.

Avvertii lo sguardo elettrico di Amy addosso. Non disse nulla, ma eluse volontariamente i miei occhi.

Strano

In men che non si dica, afferrò una forchetta e prese a sbattere due uova in una ciotola con fin troppa enfasi.

Aggrottai le sopracciglia, percependo una strana energia.

Perché Amy ha quest'aria sfuggente? 
Mi sta nascondendo qualcosa?

Ma no, sono solo paranoie... Se le fosse arrivata una voce di qualsiasi genere me ne avrebbe parlato immediatamente, no?

La osservai più a fondo, richiamata dai suoi gesti magnetici: il labbro incastrato tra i denti, le spalle rigide, il ciotolo che sembrava essere diventato l'unica cosa importante al mondo.

Bastò fissarla per qualche istante, per sentire il disagio colpirmi in pieno petto.

Assottigliai lo sguardo.
La mia psicologa diceva che no, non era un super potere. Non era super empatia, né tantomeno leggevo la mente delle persone di fronte a me per qualche strano dono della natura.

La mia era solo ansia, che si travestiva da distorsione cognitiva.

Un'alterazione del pensiero, che mi portava a sostituirmi con convinzione ai pensieri altrui, dando per scontato di sapere con certezza cosa passasse loro per la testa.

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