23. Tension

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Ciao cuoricini 💙 come sempre, vi chiedo di lasciare una stellina per sostenermi, se a fine lettura il capitolo vi è piaciuto 🫵⭐️

spero di leggervi tra i commenti 💙


Buona lettura,
Vostra,
Cloud ⛅️






J A C E




Non era la prima volta che immaginavo la morte di Elijah Reed.
Lo avevo fatto per anni, in modi fantasiosi, crudi, dettagliati; avevo sognato la sua sofferenza, desiderato di sentirlo implorare pietà fino all'ultimo respiro. Avevo sognato le sue urla di dolore, i suoi occhi spenti.

Mai come quella sera, però, avevo bramato che del suo stupido corpo non rimanesse altro che cenere sgretolata tra le mie mani, sangue sparso sull'asfalto argenteo.

Fin da bambino, mio padre mi aveva fatto scuola: ero abituato a incassare, ricevere in silenzio, attendere la prossima mossa e pianificare prima di reagire. Non era mai stata una battaglia ad armi pari con lui: non lo era contro le sue mani forti, contro i suoi occhi accesi dall'ira, contro le pupille ristrette dalla droga. E laddove lui usava la forza, a me non rimaneva che usare l'astuzia.
Così incassavo, silenziosamente, attendevo che finisse.

E solo quando ero certo di poterlo fare, ho reagito per la prima volta.

Quella sera, però, l'impulso di stringere le mani sulla gola di Elijah Reed fu incontenibile.

Più ripensavo al modo in cui aveva strattonato la ragazzina, serrandola a sé in una presa mordente, e a come aveva sorriso compiaciuto spingendo la lama del coltello sulla sua pelle, più il mio desiderio di togliergli il respiro aumentava.
Nella mia mente non facevano altro che comparire i suoi piccoli occhi verdi stretti in due fessure: lo sguardo di sfida, di potere, la sete di sangue.

E infine le sue mani, a contaminare la pelle di Katy con una crudeltà che non avrebbe mai dovuto neppure sfiorarla.
Mani sporche, cattive, violente, macchiate dal dolore e dalle lacrime dell'innocenza.

L'aveva toccata.

La rabbia risalì lungo la mia colonna vertebrale con un impeto inarrestabile, insieme ad una tacita promessa.

Lo avrei ucciso.

Questa volta sarei stato io a trovare lui. Per l'ultima volta.

Un tocco delicato mi riscosse, mentre aspiravo l'ultima boccata di fumo, avvertendo il crepitio della fiamma saltellare in prossimità del filtro della sigaretta.

«Jace»

Era la voce di Katy. Si schiarì la gola.

Un contrasto di sensazioni mi scosse non appena posai gli occhi su di lei.
Mi parve di sporcarla dei miei pensieri, quasi le bastasse un solo sguardo per assorbirli dentro la sua anima.

«Forse è meglio se vado a casa...» proseguì.

Spinsi il mozzicone della sigaretta sul posacenere in vetro, prima di rispondere.

A casa?
Non se ne parla.

Con Reed a gironzolare liberamente per il campus, l'ultima cosa che avrei fatto sarebbe stata lasciarla andare a casa quella notte.

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