K A T Y
L'impatto della mia testa contro il cuscino produsse un leggero tonfo nel silenzio della stanza, mentre mi lasciavo ricadere sul letto, esausta. I capelli rimbalzarono sulla federa in un groviglio disordinato, a ricoprire la mia faccia.
Sorrisi ripensando alla giornata appena trascorsa: contro ogni previsione, Jace era stato in grado di farsi ben volere da ogni membro della mia famiglia, compreso Max, con il quale alla fine aveva accordato un torneo di Call of Duty insieme ad Alex, Jaden e Logan.
Alla fine, tutto sommato, potevo decisamente ritenermi soddisfatta.
Girai la testa di lato, abbandonando la guancia sul cuscino e il mio naso affondò nel cotone morbido.
In un attimo, il profumo di Jace spinse violentemente contro le mie narici, assuefacendomi. Una schiera di brividi si fece strada lungo la schiena e la pancia, e lo stomaco si attorcigliò di riflesso.
Trattenni il respiro, paralizzata al ricordo del corpo seminudo di Jace incastrato tra le lenzuola del mio letto, il cuscino stretto tra le braccia muscolose e il volto rilassato abbandonato al sonno, quella stessa mattina.
Era stata una giornata decisamente... strana.
Così strana e caotica che non riuscivo neppure a collocarla in una razionale linea di evoluzione del mio rapporto con Jace. Come eravamo finiti a quel punto?
Strizzai gli occhi, vittima dello stomaco in subbuglio.
Non servì nemmeno direzionare i miei pensieri verso i ricordi dei compleanni passati, affinché una consapevolezza si saldasse nella mia mente: tra la schiera di feste che si erano susseguite nel corso del tempo e che avevo detestato tutte con la medesima intensità, questo era stato il compleanno che avevo odiato decisamente un po' meno.
La mia mente si arrotolò intorno alle immagini della mia famiglia e delle mie amiche: s'incastrò nei loro sorrisi, nelle loro voci in coro mentre cantavano, nella sensazione delle mani di Jace impresse sul mio volto, nell'abbraccio di mia mamma, nella carezza di mio padre impressa sulla schiena. I dettagli si appiccicarono alla mia mente come una foto lasciata sotto al sole: ne vidi i contorni sfumarsi, consumarsi, i colori sciogliersi, fino a fondersi con l'alone dorato impresso sulla carta, frutto della mia nostalgia.
Perché prima ancora che potessi archiviare il momento appena vissuto nella mia mente, era stato indorato dalla mancanza. Era stata una di quelle giornate in cui mi sarei cullata, ricordandola.
Lasciai sbattere una mano sulla fronte.
Mi sentii di colpo stupida, a disagio. Perché Jace... lui era stato quella fittizia ciliegina sulla torta di apparente felicità. Ed era indissolubilmente legato a quel ricordo.
Era stato tutto così... naturale, dolce, delicato, a suo modo. Una finzione perfetta, inondata di sguardi e attenzioni che mai, se non si fosse impietosito di fronte alle mie ridicole condizioni, mi avrebbe riserbato nella vita quotidiana.
Per tutto il giorno era sembrato perfettamente a suo agio, calato nella parte con una naturalezza invidiabile, al punto che la sua finzione era passata inosservata persino all'occhio attento di mia madre. Un miracolo.
Morsi un labbro, vittima del nervosismo e dei miei pensieri ingrovigliati. Forse era questo ciò che intendeva Dylan, la sera della nostra conversazione al Bowling, quando parlava del rapporto tra Jace e sua sorella.
«Ogni ragazza che passa tra le sue mani poi ne esce ferita. S'illudono di prendere un pezzo di lui, del suo cuore, ma alla fine non è mai così»
Era questo il famoso pezzo di cuore che dava l'illusione di cedere alle persone intorno a sé? Era questa la parte dietro alla quale le ragazze si perdevano, aggrappandovisi con forza?
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Yes, Coach!
RomanceKaty è una studentessa di medicina con un unico obiettivo: vincere le gare di nuoto e ottenere la borsa di studio. Le sue giornate all'interno del College sono scandite da ritmi serrati: lezioni, studio e allenamenti, in un ciclo ordinato che si ri...
