J A C E
Di tutti i modi in cui pensavo di poter concludere quella serata di merda, reggere i capelli a Katherine mentre vomitava non era decisamente nei piani.
Ma, durante il viaggio verso il Campus, la ragazzina decise molto romanticamente di stupirmi. Crollò in un sonno profondo, per poi svegliarsi improvvisamente e spalancare lo sportello della macchina, piegata in due, con il corpo scosso da profondi conati.
Ticchettai le dita sul volante. Il semaforo scattò, illuminandosi di verde.
Katherine era ancora piegata a metà.
Misi le quattro frecce, sbuffando.
«Ragazzina se mi vomiti in macchina giuro su Dio che ti lascio a piedi» sbottai, mentre la sua figura barcollante sporgeva dall'auto.
La strada, fortunatamente, era deserta.
Aprii la portiera e spensi il quadro. La leggera brezza della notte mi scompigliò i capelli, facendo svolazzare il tessuto nero della camicia.
Scesi dall'auto, percorrendone rapidamente il perimetro, finché non arrivai davanti a lei.
Il suo esile corpo era tremolante, le mani piantate sulle ginocchia. Vagai immediatamente con lo sguardo, riconoscendo la sagoma della mia giacca, che giaceva abbandonata sul sedile.
La raccattai, avvolgendole le spalle nude con il tessuto caldo.
Un conato la scosse.
Sono finito in un fottuto girone dell'Inferno
Allungai di scatto un braccio intorno alla sua vita, a sorreggerla, e l'altro a intercettare la sua fronte nel buio, con l'intento di spostarle i capelli ricaduti sul viso.
Katy provò a divincolarsi leggermente dalla presa, abbandonandosi ad un mugolio di disapprovazione. In tutta risposta, però, la strinsi a me, bloccandola sul posto e lasciai scivolare le dita sui suoi capelli, nell'intento di raccoglierli all'indietro.
«Sto bene, Jace. Per favore vai via, non guardare...Dio, che imbarazzo» mormorò, la testa china verso il basso.
Non potevo scorgere il suo volto, coperto dall'ombra, ma la voce era rotta dallo sforzo e dalla vergogna.
Riportai la mano sulla sua fronte, madida di sudore, posizionandomi meglio ad avvolgerle il corpo da dietro.
«Sta' zitta, ragazzina. Sei pallida come un fantasma» sussurrai.
Un altro violento conato tramortì il suo corpo, che perse consistenza tra le mie braccia. Non appena riprese le energie, però, tornò a divincolarsi flebilmente.
«Jace ti ho detto che ce la faccio. Va' via... ti prego» sbiascicò.
Raccolsi tra le dita un ciuffo scappato alla mia presa, incontrando la pelle liscia del suo volto. Era bagnata.
Ne seguii la scia umida, fino a risalire ai suoi occhi.
Lacrime.
Aggrottai le sopracciglia, lo stomaco stretto in una morsa di preoccupazione.
Mi allungai a pescare un pacchetto di fazzoletti dalla macchina.
«Cosa ti fa male Kat? Ti lacrimano gli occhi per lo sforzo o senti dolore?» chiesi allarmato.
L'idea che fosse in quelle condizioni, ubriaca e strafatta, mi mandò in confusione.
Non riuscivo nemmeno a pensare cosa le sarebbe accaduto se avesse continuato a bere... una smorfia disgustata mi deformò la faccia, paralizzandomi.
«Figurati, ci sono abituata. Posso fare da sola»
Si abbandonò all'ennesimo conato, scossa da forzati colpi di tosse.
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Yes, Coach!
RomanceKaty è una studentessa di medicina con un unico obiettivo: vincere le gare di nuoto e ottenere la borsa di studio. Le sue giornate all'interno del College sono scandite da ritmi serrati: lezioni, studio e allenamenti, in un ciclo ordinato che si ri...
