12. Rollercoaster

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J A C E


Fissai il display del telefono, stringendone con forza i bordi.

Al centro esatto dello schermo, raggiante e sorridente, c'era il volto di Katherine, con i capelli scompigliati al vento e gli occhi lucidi di divertimento. Indossava un dolcevita marrone che le abbracciava la figura con delicatezza. Intorno a lei, l'amica bionda e mio fratello John.

E quel coglione di Dylan Carter.

Pizzicai l'immagine, tornando al messaggio ricevuto qualche minuto prima da un numero sconosciuto.

Ma che bella riunione di famiglia! E tu dove sei, Thomas?

Il tempo scorre. Ci vediamo a breve.

Il numero era privato.
Espirai a fatica, mentre chiudevo la chat. Il volto spensierato di Kat svanì dallo schermo e il fastidio s'insinuò in profondità nei miei visceri.

Dove cazzo sei Reed?

Trattenni con enorme fatica l'impulso di lanciare il cellulare per aria e rovesciare quella fottuta staccionata metallica alle mie spalle. La frustrazione mi bruciò sotto pelle. Serrai la mascella con violenza.

Se solo lo avessi avuto davanti, lo avrei ucciso con le mie stesse mani. La rabbia mi avvelenò il sangue, offuscandomi la vista.

«Guarda un po' chi si vede! Ma che bella sorpresa, Jay-Jay! Sei finalmente uscito dalla Bat-caverna?»

La voce di Jaden mi riportò alla realtà. Sollevai un sopracciglio, lanciandogli un'occhiataccia.

Lui mi restituì un sorrisetto compiaciuto.

Tutto ciò che fuoriuscì dalle mie labbra fu un grugnio indistinto, mentre infilavo il cellulare nella tasca dei pantaloni con poca grazia.

Jadie si strinse nelle spalle, incamminandosi nella mia direzione. E alle sue spalle, come un magnete, i miei occhi furono immediatamente catturati dall'esile figura di Katherine.

I capelli erano raccolti in una coda mezza sciolta, da cui fuoriuscivano onde morbide, ribelli, a incorniciarle il volto.

Sollevò il nasino dritto nella direzione del suo interlocutore, Dylan, ridendo a qualcosa che lui aveva detto.

Una sensazione di irritazione s'intrecciò alla tensione che abbracciava il mio stomaco.

Katy non ricambiò lo sguardo.

Ma che cazzo?

Inarcai un sopracciglio, confuso. Mi stava ignorando.

«La tentazione di vedere John col culo per terra era troppo forte per resistere» ribattei a voce alta, in attesa che si voltasse.

Risposi a Jaden, ma i miei occhi rimasero incollati su Kat. E lei non si girò.

Niente

Cominciò di nuovo a ridere. E Carter le mise una mano sulla spalla, con una confidenza assolutamente fuori luogo. Mi ritrovai a stringere il tessuto della felpa, nella tasca.

«Sei venuto per divertirti o per prendermi per il culo?»

Lo sbuffo di John richiamò la mia attenzione.

Scrollai le spalle, «Una cosa non esclude l'altra.»

Jaden batté le mani, poi mi tirò una sonora pacca sul collo. Gli rivolsi un'occhiata assassina.

Yes, Coach!Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora