21) Villa Balestra

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Il risveglio nello stesso letto non è affatto come quello della mattina precedente.
Un telefono è squillato ugualmente, proprio quello di Simone, ma dall’altra parte c’è suo padre incazzato nero.

“Pà, scusa. Ho dimenticato di avvisarti.”
Questa volta, anziché abbassare il volume del telefono, Simone mette il vivavoce sbuffando e facendo ridere Manuel accanto a lui.
Gli era mancato anche sentire Dante incazzato con suo figlio. Quella sensazione di famiglia, in Spagna, per quanto fosse grande, non è mai stata così.

“Io non lo so che ti dice il cervello. Bastava un messaggio. Mi sono svegliato e  ho trovato la porta della tua stanza spalancata con il letto intatto. Pensavo ti fosse successo qualcosa”
“Ti sarebbe arrivata la notizia, pà”
“Simone guarda che non sto scherzando”
“Nemmeno io. Comunque mi dispiace, davvero. Ieri è stata una serata piena di cose, poi sono venuto a casa di Manuel e sono rimasto qui a dormire, mi sono addormentato senza accorgermene”
“Hai la mia macchina, tra l’altro.”
“Hai ragione. Che ti devo dire? Hai pienamente ragione”
“E lo so che ho ragione! Senti, muovete il culo tu e quell’altro accanto a te che tra due ore ho un appuntamento”

L’ha chiamato “quell’altro”, e per un attimo Manuel ha il terrore di non ritrovare quel bene che l’uomo ha avuto per lui per mesi interi. Forse-pensa-il fatto di aver ridotto suo figlio come uno straccio gliel’ha fatto perdere.

“Lo so che mi sentite tutti e due, ho sentito quel disgraziato ridere”
Si rilassa, sorridendo di nuovo.

“Giorno, Dante…”
“Eh, sì. Buongiorno e buonasera. Alzate il culo, mi serve la macchina”
“Ma sono le sette, pà…”
“Ma a me che me frega, Simò? Muovetevi”
“Ok, ok… arriviamo. Dacci un’ora”
“A dopo”

Chiude la chiamata, e guarda Manuel disperato.

“Mi dispiace… ho fatto un errore di valutazione con la macchina. Non voglio farti alzare a quest’ora, però. Riaddormentati, io torno a casa, gli lascio la macchina e poi vengo con i mezzi”
“Ma va… ormai dormo poco ogni giorno. Vengo con te.”
“Sei sicuro?”
“Sicurissimo”

Si stiracchia, allargando le braccia che poi fa ricadere su di lui. Si ferma a pochi millimetri dal suo viso, sorridendo come un bambino.

“C’è tua nonna a casa?”
“Non ne ho idea, probabile”
“Ecco, questo potrebbe essere un problema”
“Per?” Simone ride, facendo sfiorare le loro labbra senza baciarlo davvero.
Lo fa Manuel, al posto suo. Lo bacia, prima dolce e poi con una foga che aveva accantonato per troppo tempo.

“Abbiamo un po’ di cose in sospeso”
“Allora chiederemo a mia nonna di uscire un po’, se è a casa…”
“Mi sembra un’idea giusta. Anche perché tra due minuti esplodo”

Si scansa bruscamente, come avesse preso la scossa, con un’erezione che fa ridere l’altro.

“Ma che cazzo te ridi. Pensa a te, piuttosto!”
“Io sto un fiore. Non mi manchi per niente. Vedi?” si indica in basso, ma le sue parole non coincidono con la realtà delle cose.

“Va be, più o meno.”
“Sei proprio un cazzaro. Dai, muoviti se no tu padre ce fa fuori”
“Mi muovo, giuro. Ahia!” si lamenta come un bambino, appena Manuel gli tira uno schiaffo sulla gamba per farlo alzare.
Si è sempre lamentato davanti a quei gesti, nonostante il dolore fosse minimo. Salta su dal letto, velocizzando il più possibile le azioni per non ricevere un’ulteriore predica da parte di suo padre.
Una volta in villa, Manuel inizia a sentire il peso di quell’anno passato lontano da Roma. Vede Dante che va loro incontro, e sorride istintivamente.
Scende dalla macchina, restando sempre dietro a Simone.

Stammi vicino [Simuel]La tua prossima ossessione. Scoprilo ora