*Buon giovedì*
Nuovo aggiornamento, tutto per voi.
Al prossimo capitolo,
Un bacione
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Céline Adams
Non avevo mai sofferto di ansia o, meglio, pur avendola mi ero sempre dovuta arrangiare. Non potevo permettermi altro, come in questo momento, mi sentivo impazzire. Non potevo cambiare gli eventi, predire il futuro...
L'ansia era la paura del futuro, dell'ignoto, di alcuni eventi che accadevano, e che non potevamo in alcun modo controllare!
Quindi cosa potevo fare? Nulla! Assolutamente nulla!
Solo affidarmi a Dio. Volevo credere in Lui. Perché non potevo avere il controllo di tutto. E neanche avrei voluto, altrimenti sarei impazzita. Dovevo limitarmi a fare quello che potevo, certo, provando anche a dare il massimo, ma niente di più. Ero una donna, un'umana, non tutto mi era possibile.
Ero nelle mani del Creatore, a cui affidavo ogni cosa. E per chi come me, voleva credere in un' Entità superiore a noi, che aveva creato ogni cosa, era una cosa Santa.
Spesso molti si chiedevano il perché durante le tragedie, se ci fosse un Dio, Questo non intervenisse mai!
La risposta era il libero arbitrio. L'uomo stesso si autodistrugge! Oppure ha sempre bisogno di una balìa per continuare a vivere? Ha un cervello con cui ragionare, no? E sicuramente gli stessi criticherebbero una intromissione da parte di un Dio nelle loro faccende, quindi...
In quel momento, chiesi aiuto nonostante noi uomini sciocchi, specialmente per la vita di Ezekiel.
Ezekiel Rivera. Il ragazzo di cui mi stavo innamorando ogni giorno sempre di più.
Non aveva ancora riaperto gli occhi verdi, ma in cuor mio speravo che l'avrebbe fatto presto. I medici parlavano finalmente della ripresa che si aspettavano. Grazie a Dio.
Seppur tutti quei macchinari che aveva attorno, nonostante ormai per la gran parte spenti, mi trasmettevano una certa apprensione, assieme a tutti quei piccoli tubi e cavi attaccati a lui! Il suo battito cardiaco era lento, ma regolare.
Il suo respiro era ancora un po' difficoltoso, ma almeno adesso riusciva a respirare da solo, senza alcun aiuto. Hope mi aveva detto che fino a ieri non era stato in grado di farlo da solo!
Da una parte, ero davvero lieta di non aver avuto la possibilità di stargli vicino, perché sapevo che non avrei sopportato di vederlo in quello stato.
Hope, sua madre, gli era sempre rimasta accanto in questi tre giorni, sicuramente tenendolo per mano, contemplando e carezzandogli il volto, come in quel momento. Non riusciva a staccarsi da lui, ad allontanare lo sguardo neanche un attimo, specialmente adesso che aveva ritrovato il suo gemello.
Il senso di colpa che portava dentro la stava logorando. Era fin troppo evidente.
"Mi dispiace, tesoro mio. Credimi, mi dispiace tanto. Sono stata troppo dura con te." sussurrava con voce spezzata da forti emozioni, mentre continuava a carezzargli i corti capelli neri. "Quando ti riprenderai, se ne avrai voglia, parleremo un po', ok? Soltanto io e te. Adesso, cerca di riprenderti. " gli diede un bacio sulla fronte. "Ho bisogno che torni a casa."
Ezekiel era disteso supino sul letto ospedaliero, ci trovavamo ovviamente in una stanza privata, poche persone potevano entrare qui.
Sembrava solo che dormisse in quel momento, ma sapevo che non era così. Si stava riprendendo da giorni particolarmente difficili e complicati.
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Sei il mio rifugio
RomanceEzekiel Rivera sente di essere la pecora nera della sua famiglia! Ribelle, testardo, odia la sua eredità, la sua vita e il suo cognome, gli vanno troppo stretti... Vorrebbe scappare dalla sua città per cancellare le ombre del suo passato e ricominc...
