*Buon venerdì*
Spero che il vostro Natale sia stato dolce, pieno di pace, gioia e serenità.
Vi faccio i miei migliori auguri anche se in ritardo.
Questo è l'ultimo capitolo di questa storia, il prossimo sarà l'epilogo...
Se Dio vuole, spero vi piaccia.
Al prossimo capitolo,
Un bacione grandissimo...
*****
Céline Kross
Guidavo come una forsennata per le strade trafficate e luminose della nostra città! Eravamo ormai nel periodo natalizio, c'erano decorazioni, addobbi, alberi e luci ovunque, con tanto di sparse piste per il pattinaggio sul ghiaccio e vivai pieni di abeti da vendere!
Pedoni erano ovunque, era complicato barcamenarmi in mezzo a tutto quel caos. Inoltre, non avevo mai guidato un auto del genere, super lussuosa, accessoriata, enorme! Certo, non era stato difficile abituarmi subito all'ampia visuale, i comandi vocali, il cambio automatico, ma per il resto...!
Schizzavo alla velocità di circa cento, centodieci chilometri orari, di più non potevo, nemmeno quando percorrevo indisturbata le corsie di emergenza riservate ad ambulanze e alla polizia, guadagnandomi un sacco di gestacci, fari lampeggianti e urla di conducenti bloccati in mezzo al traffico!
L'ospedale più vicino alla nostra posizione era a circa dieci chilometri, troppi per le gravi condizioni di Emanuel, ma purtroppo io ed Ezekiel non potevamo fare altro.
"Ci siamo quasi, amore." dissi, con affanno e agitazione, senza staccare gli occhi dalla strada. Ezekiel non rispose, non c'era bisogno che lo facesse. Stringeva tra le braccia il corpo esanime del fratello gemello disteso accanto a lui, lungo i sedili posteriori della sua auto.
Arrivati a destinazione, non riuscii nemmeno a rendermi conto in maniera dettagliata tutto quel che accadde.
Accadde e basta.
Era come se pezzi di me stessa si sparpagliassero alla rinfusa sul pavimento, riversandosi ovunque come una mareggiata in pieno inverno! Fu arduo raccogliere quei cocci e rimetterli al proprio posto quando le acque si calmarono un poco, ma quando ci riuscii...ritrovai anche la giusta lucidità mentale per fare anche un semplice ragionamento.
Fuori pioveva a dirotto, con tanto di fulmini e saette. La pioggia stava ormai cancellando ogni traccia di neve, scrosciando ovunque, e una parte di me ne era sollevata! In un certo senso, per quanto magnifica, il silenzio che donavano i fiocchi di neve mi riempiva sempre d'inquietudine e angoscia!
Mi voltai verso Ezekiel, disteso su un lettino, pallido come le lenzuola che aveva ai suoi piedi. Stava donando il suo sangue, per suo fratello. Le sue labbra erano livide, i suoi occhi infossati e le palpebre semi-chiuse.
Emanuel aveva un disperato bisogno di una trasfusione, i medici avevano già richiesto le sacche di sangue necessarie, ma il tempo scorreva e l'urgenza aumentava, così Ezekiel, che si era scoperto avere lo stesso gruppo sanguigno di suo fratello, non ci aveva pensato due volte ad offrirsi volontario.
"Ehi..." lo chiamai, sfiorandogli una mano. "Se non ce la fai più non sei costretto, amore!" lo avvisai, preoccupata. Non mangiava per bene da giorni, non si riposava da altrettanto tempo e per tutta la sua prigionia aveva dovuto fare a botte con il freddo e con gli uomini di Josh!
"Sto bene..." mentì con la voce ridotta ad un sussurro, ma non era lucido. Lo notavo perfettamente, così mi chinai ancora di più su di lui, il cuore come un tamburo nel petto: "Stai facendo il possibile, ma non vorrei che tu esagerassi! Sei stanco, amore. Hai bisogno di riposo."
"L'ho ucciso..." mormorò piano, lasciando che le sue parole aleggiassero nell'aria rarefatta e piena di disinfettante. "Ho ucciso un altro uomo, dopo Boris, e per quanto lo meritasse io non mi sento meno colpevole."
STAI LEGGENDO
Sei il mio rifugio
RomanceEzekiel Rivera sente di essere la pecora nera della sua famiglia! Ribelle, testardo, odia la sua eredità, la sua vita e il suo cognome, gli vanno troppo stretti... Vorrebbe scappare dalla sua città per cancellare le ombre del suo passato e ricominc...
