Dimmi che non ho ragione
E vivo dentro una prigione
E provo a restarti vicino
Ma scusa se poi mando tutto a puttane
Quando mi affaccio alla finestra all'ennesimo squillo di clacson, sono alquanto sorpresa di trovare José ad aspettarmi.
"Che ci fai la sotto?" non vorrei farlo, so che è una cosa dannatamente sbagliata, ma sto sorridendo.
"Scendi, ti porto a mangiare"
"Che cosa?"
"Sbrigati!"
Chiudo la finestra, controllo che i miei capelli non siano sparati in tutte le direzioni ed esco di casa dicendo a Dragan che tornerò più tardi. Lui si raccomanda solo di non farmi male. Corro giù per le scale e mi fiondo tra le braccia di José, nonostante sappia che non dovrei farlo.
"Come stai, Angel?"
"Bene" ora bene, vorrei aggiungere.
"Sono felice allora"
Saliamo sulla moto e lui guida per una ventina di minuti. Ci allontaniamo dal centro della città per avvicinarci al boschetto dove siamo stati con i cavalli.
"Perché siamo qui?" chiedo con un sorriso.
"Adesso vedrai" lui tira fuori dalla tasca della giacca un foulard e me lo lega davanti agli occhi. "Ci vedi?"
"No per niente" e dico sul serio perché ora tutto è buio.
"Perfetto" sento la sua mano stringere la mia per guidarmi tra gli alberi. Vaghiamo alla cieca per minuti che mi paiono interminabili e io mi affido completamente a lui. Sembra che la camminata sia finita quando sento le scrosciare dell'acqua e il profumo del muschio. Allora José mi toglie la benda e io vedo i raggi di luce colpire la superficie del ruscello e l'erba color smeraldo risplendere. Vedo la coperta stesa per terra e lo zaino chiuso che sa di panini. Vado gli alberi che ci circondano come le mura di una stanza e i fiori di campo che costellano il prato. Poi mi giro a guardare il ragazzo che ha fatto tutto questo per me, l'idiota più folle che abbia mai incontrato, e lui tiene tra le mani un mazzo di fiori.
"Quelli sono..." inizio a dire, ma le parole mi restano bloccate in gola.
"Gigli, sì. Ho sentito che li nominavi, ieri, mentre ci baciavamo. Non ci ho capito nulla, ma probabilmente per te significano qualcosa." Mi allunga il mazzo e io lo porto al naso nell'esatto momento in cui quello mi arriva tra le mani.
"Sono perfetti, grazie" Quando alzo di nuovo gli occhi su di lui noto che le sue guance sono diventate più colorite e soffoco una risata. "Sono riuscita a far arrossire José Guilera? Vi prego, scrivete questa data nella pietra!"
"Sai, non sei divertente"
"Nemmeno tu, se è per questo. Non dovrebbe essere il motivo per cui non ci sopportiamo?"
"Io ti sopporto, Angel. Eccome se ti sopporto. Ogni parte di me lo fa, qualcuna in particolare, ma ora mangiamo i fantastici panini che ho fatto con le mie mani."
"Stai cercando di avvelenarmi?"
"Credi che sia così scontato?"
Ci avviciniamo alla coperta e mangiamo tutto quello che José ha portato. Parlando del più e del meno, finiamo per arrivare agli argomenti più delicati.
Delicati come la famiglia.
"Allora, hai dei fratelli?" mi chiede guardandomi da sotto le ciglia.
"Avrei dovuto avere una sorella, ma mia madre l'ha persa. Non è stato un bel periodo per noi." ammetto guardandolo negli occhi. Non ne avevo mai parlato con qualcuno che non conoscesse la mia famiglia.
"Mi dispiace...io non lo sapevo"
"Tranquillo, non fa niente. Tu invece? Hai fratelli?"
"No. Sono figlio unico." Lo dice così in fretta che intuisco che la storia è più intricata di quello che vuole farmi credere, ma lascio cadere la questione: quando José non vuole parlare, stai certo che non parlerà.
"E di dove sei? Puoi trovare qualsiasi cosa su di me con una semplice ricerca su internet, ma io non so nulla di te in realtà!"
"Io sono nato a Minorca"
"Wow, è un bel posto" dico di getto e con tono agitato quando lui appoggia la mano sulla mia coscia e inizia ad accarezzarmi la pelle.
"No, non lo è. E io non ho proprio voglia di parlare di quel buco di merda ora." Mi guarda negli occhi e, in una frazione di secondo, le sue labbra sono sulle mie. Mi bacia in modo diverso rispetto a ieri sera: con più sicurezza e desiderio. Si siede dritto e mi sovrasta. Mi sdraio sulla schiena e lui mi copre con il suo corpo, come una calda coperta fatta di muscoli e fumo. La danza dei gigli continua a ripetersi, i passi creano schemi che non avevo mai provato e la musica che accompagna il tutto sta per giungere al suo crescendo, le sue mani si muovono sul mio corpo come se l'avessero fatto altre mille volte, come se mi avessero studiata per ore intere, come se fossero state loro a scolpirmi. Poi tutto si ferma, la consapevolezza mi investe come uno tsunami, e capisco che sto andando troppo in là oltre la riga.
"Sono fidanzata" sussurro sulle sue labbra mentre le mani dell'artigiano mi stringono i fianchi.
"Che cosa?" mi chiede in un sussurro mentre con la bocca percorre il mio collo e lo costella di baci.
"José, fermati, sono fidanzata."
Lui si ritrae lentamente, come se sentire queste parole per lui fosse una tortura lenta che vuole subire completamente.
"Tu...cosa?"
"Ho un fidanzato. Si chiama Lech ed è un nobile del mio regno. Scusa, io...io avrei dovuto dirtelo prima."
"Fai sul serio?!" Scatta in piedi e si allontana da me, velocemente stavolta, come se avessi iniziato a bruciare tutto d'un tratto e la mia vicinanza gli facesse male.
"Scusa" abbasso lo sguardo perché il tradimento che vedo riflesso nei suoi occhi mi fa troppo male, anche se so di meritarlo.
"Io mi stavo fidando di te, Ana. Ti ho messo il mio cuore in mano."
Alzo lo sguardo e vedo che mi sta puntando un dito contro, le lacrime agli occhi.
"Chiama qualcuno che possa venire a prenderti perché ora mi girerò e andrò via. Tu non mi seguirai, capito?" Prende il suo zaino e ci ficca dentro la coperta. "Non seguirmi, okay?" Si asciuga gli occhi con un gesto nervoso del polso. "Stammi lontana, Ana."
Poi si gira e se ne va sul serio.
E io realizzo che ho appena spezzato il cuore di José, il ragazzo che avrebbe allagato il mondo solo perché mi piace il mare.
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Ogni volta che vedrai la pioggia
RomanceThunder Series, libro 2 Ana ha rinunciato a tutto: al trono di Fravenia, alla perfezione imposta, agli inchini vuoti che le hanno insegnato a non sentire. Ha lasciato alle spalle un regno fatto di doveri e silenzi, rifugiandosi in Portogallo, nella...
