I run away when things are good
And never really understood
The way you laid your eyes on me
In ways that no one ever could
And so it seems I broke your heart
My ignorance has struck again
I failed to see it from the start
And tore you open 'til the end
Non ricordo quello che è successo in quel vicolo.
Non ricordo niente.
L'unica cosa che riesco a ricordare è la voce di Zach che mi ripete di non fidarmi di chi mi usa.
Savanna dice che probabilmente mi sono spaventata così tanto per i miei amici che il mio cervello, dopo che ha capito che era andato tutto bene, ha preferito eliminare tutto l'accaduto. So che c'è stata una rissa, ma non riesco a ricordare dove mi sia nascosta o chi mi abbia portato a casa dopo.
Torno al presente e cerco di connettermi al discorso che stiamo affrontando in classe. Di solito la lezione di matematica mi piace, sono brava, ma oggi non riesco a concentrarmi.
José non prende appunti, si limita a far finta di ascoltare mentre gioca con la penna e il ginocchio gli trema. Sarei tentata di chiedergli cortesemente di stare fermo, perché mi sta facendo venire l'ansia, ma non posso perché significherebbe parlargli e buttare giù il muro di freddezza che ho eretto io.
Non ci siamo salutati oggi.
O, per meglio dire, lui mi ha lanciato uno sguardo caldo che io ho subito raffreddato distogliendo il mio.
La campanella suona e io raccolgo le mie cose.
"Allora, ci vediamo dopo al maneggio?" mi chiede Irina mentre si carica lo zaino in spalla.
"Sì, certo, fammi solo..."
"Merda" la voce di José mi arriva forte e chiara, ma sono troppo orgogliosa per chiedergli cosa ci sia che non va.
Grazie a Dio ci pensa Leandro e io non devo morire di curiosità.
"Chiamate. Tante chiamate. Cristo Santo! Elliott, i miei...è successo qualcosa se mi ha chiamato Elliott, no?" la sua voce è incrinata. "L'unica volta che Elliott mi ha chiamato, Manuel era..."
"Che è successo?" chiedo avvicinandomi. Irina rimane in ascolto, ma ha capito che abbiamo un problema.
"Ora mi parli, Angel?" José una il suo solito tono arrogante.
"Non avete tempo per giocare agli enemies to lovers o come cavolo si chiamano, andiamo da Manuel. Ora!" Leandro prende per un braccio me e José e ci trascina fuori da scuola mentre noi chiamiamo gli altri per dire loro dove siamo diretti.
"Qualcuno si è fatto male, vero? Manuel si è fatto male." dico mentre camminiamo a passo di marcia verso il parcheggio.
"Non lo sappiamo, Ana. Dobbiamo solo aspettare."
Il telefono di José squilla e tutti sobbalziamo. Lui sbianca e accosta il cellulare all'orecchio.
"Pronto, Elliot"
Silenzio. Poi José perde ancora un po' di colore.
"No...non può essere vero...lui non può...lui non può morire."
"Manuel è...morto?" chiedo con un filo di voce, ma José scuote la testa e mi accarezza la guancia. Poi, dopo aver riposto il cellulare, mi attira inaspettatamente a sé. Mi stringe al suo petto restiamo così per qualche secondo, mentre Leandro si allontana in silenzio per raggiungere suo cugino, che è venuto a prenderlo a scuola come ogni settimana.
"Cos'è successo?" chiedo in un sussurro.
"Michael è..." deglutisce rumorosamente. "Era a una gara con Manuel e c'è stato un incidente. Non ce l'ha fatta, Angel. Michael non c'è più."
Sento gocce umide scendermi lungo la fronte. Alzo gli occhi e lo vedo che piange. Gli occhi velati di lacrime e striati dalle vene rosse.
"Oh, tesoro..." gli circondo il viso con le mani e infrango una volta per tutte il muro di freddezza che già era incrinato.
"Lui era come un padre per me...lui...lui si è preso cura di me quando non volevo saperne niente della mia famiglia. Lui...lui mi ha insegnato tutto quello che so, Angel. Non può essere morto e basta. Non può finire così."
Lui continua a piangere e io nonsononsononso come gestire le sue lacrime.
"Hey, ora andiamo a vedere come sta Manuel, okay? Ci penso io a te, ma aspettiamo a crollare, va bene? Facciamolo per il nostro amico."
Così, saliamo in macchina con Leandro, arriviamo davanti a casa Santos e lì troviamo il pandemonio. I giornalisti sono già appostati fuori dalla villa e José stringe i pugni perché conosce i problemi di Manuel con i giornalisti.
"Io li prendo tutti a calci in culo..." sta già serrando la mascella quando gli appoggio una mano sull'avambraccio e gli ricordo con gli occhi che dobbiamo andare da Manuel.
Entriamo dal retro, senza dare nell'occhio, e bussiamo alla porta.
Ci apre un uomo sulla sessantina. José lo saluta chiamandolo Elliott e io collego i puntini necessari per dedurre che si tratta del cameriere di Michael. Il nonno acquisito di Manuel.
"Lui è di sopra. Non si muove e non vuole bere." Elliott inizia a farci strada. "Quando è arrivato piangeva a dirotto e sembrava intenzionato a radere al suolo tutta la casa, ma poi è salito in camera di suo padre e si è sdraiato. Da quel momento non si è più mosso. Sono preoccupato: ha pianto così tanto e dovrebbe mandare giù almeno un po' di liquidi."
"Grazie di esserti preso cura di lui, ora ci penso io" gli dice José appoggiandogli una mano sulla spalla. "Voi due restate qui e aspettate Mare, Sav e gli altri due. Non fateli salire. Lasciami un attimo per capire come sta. L'unica di cui potrebbe chiedere è Savanna. So che chiederà di lei. Cercate di fare in modo che si sia un minimo ricomposta prima di farla venire di sopra: sarà a pezzi anche lei."
José deglutisce, mi rivolge un sorriso tirato e poi inizia a salire le scale.
"E ora che facciamo?" chiedo a Leandro.
"Aspettiamo. Stiamo qui. Nel caso servisse qualcosa al nostro amico." mi dice lui mentre si dirige verso il grande divano grigio.
"Devi essere forte, okay? Sii forte." Savanna piange a dirotto e non sembra riuscire a fermarsi. Rimette nel gabinetto ogni pochi singhiozzi tanto è forte il suo dolore.
"Io...io non ce la faccio..." continua a piangere e io nonsononsononso gestire le lacrime.
"Devi farcela, Sav. Per Manuel. Devi aiutarlo. Lui è il tuo fratellone!"
"E Micha è il mio papà! Lui è mio padre! Lui c'è sempre stato e ora non c'è più!"
Un conato la scuote e io le tengo i capelli per fare in modo che non si sporchino.
"Cazzo...lui era mio padre..."
Il funerale di Michael Santos è silenzioso.
Tutti, nei primi banchi, stiamo in silenzio.
Manuel e Elliot sono riusciti a organizzare una cerimonia solo per gli intimi.
La bara di legno chiaro è sommersa di mazzi di fiori, il più evidente è una composizione di gigli, garofani e peonie bianche, ma Manuel non ha contribuito nemmeno con un petalo. Lui ha portato una fotografia e l'ha sistemata sulla bara.
Michael e il piccolo Manuel sono in sella a una motocicletta. Il cielo risplende dietro di loro. Probabilmente già sapeva che qualche anno dopo uno dei due sarebbe arrivato ad abitare tra le nuvole.
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Ogni volta che vedrai la pioggia
RomansaThunder Series, libro 2 Ana ha rinunciato a tutto: al trono di Fravenia, alla perfezione imposta, agli inchini vuoti che le hanno insegnato a non sentire. Ha lasciato alle spalle un regno fatto di doveri e silenzi, rifugiandosi in Portogallo, nella...
