Lonely

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I got in trouble

The first time my dad saw me

Dance with the devil


Savanna

Ti odio. Penso mentre scendo dall'autobus.

Ti detesto. Dico nella mia testa mentre mi dirigo verso la fontana.

Ti vorrei distruggere con le mie stesse mani. Immagino di farlo mentre resto in silenzio, stringendomi con le mie braccia, perché Manuel non tornerà mai più ad abbracciarmi.

Che razza di Dio sei? Chiedo al cielo mentre ci alziamo tutti insieme. Sento gli occhi di tutta la scuola puntati su di noi e quel prurito alla pelle compare quindi inizio a grattare, grattare e grattare finché non divento rossa e ho portato via alle mie braccia lo strato di protezione. Sento tutta l'aria scontrarsi con la mia carne.

Tutta la mia vita non sembra giusta senza di lui. Varchiamo la porta e ci sono ancora più occhi sul nostro gruppo.

Ridammelo. Gli altri devono notare quanto io sia instabile, per questo si chiudono a cerchio attorno a me.

Fallo tornare da me. Probabilmente vogliono nascondere quanto sia fragile per evitare che qualcuno se ne approfitti e rida di me.

Giriamo l'angolo e tutte le voci si fermano, prima non era mai successo: c'è sempre stato un brusio quando passiamo. Tutti si bloccano e io vado quasi a sbattere contro la schiena di Leandro. Si sono tutti fermati per guardare qualcosa che io non posso vedere dalla mia posizione. Per questo mi faccio spazio a bracciate tra i miei amici e quello che trovo mi fa accapponare la pelle.

"Che giorno è?" chiedo senza girarmi verso i miei amici.

"Il 4 ottobre" mi risponde atono Eduardo.

Mi ero dimenticata che oggi era un mese che Manuel non c'è più. Forse perché mi sembra che sia passato più di un secolo dall'ultima volta che ho parlato con lui.

Mi avvicino all'armadietto colorato di rosso. Lo hanno dipinto dello stesso colore del sangue. Perché? A lui piaceva il giallo. Se volevano fare un segno per ricordarlo poteva chiedere a chi lo conosceva. Davanti all'armadietto ci sono centinaia di bigliettini scritti con grafie diverse dove le persone si ricordano di lui, fotografie e fiori. Ci sono tantissimi fiori. Mazzi di ogni tipo. Solo dopo noto le rose.

È in quel momento che gli occhi lucidi si trasformano in vere e proprie cascate di rabbia.

Qualcuno ha deciso di portare le rose al monumento al ricordo di Manuel Santos?

In due passi sono davanti all'armadietto, agguanto il mazzo di rose e inizio a sbatterlo contro gli altri armadietti per distruggerlo. Nessuno mi ferma. I petali cadono a manciate e io mi fermo solo quando mi accorgo che ho in mano solo i gambi cosparsi di spine. A quel punto stringo forte i palmi attorno ad essi, ferendomi. Poi attacco il resto del monumento. Strappo le lettere e le fotografie con le lacrime che mi accarezzano le guance lasciandomi ustioni su tutto il viso.

Non so quando sia successo, ma, quando mi giro, José sta sradicando l'anta dell'armadietto. La lancia contro il muro e quella rimbalza a terra. Lo guardo negli occhi e anche lui sta piangendo. Osservo tutto il disastro che abbiamo causato e, se non stessi realizzando che la gente sta andando avanti dopo la morte di mio fratello, sorriderei. Allora alzo la mano dove mi sono ferita. Questa è piena di sangue e tutte le persone che la vedono indietreggiano di un passo.

"Stronzi figli di puttana, se scopro chi ha portato qui le rose, lo ammazzo con le mie stesse mani!" Grido più forte che posso. Poi Ana attira la mia attenzione: è spaventata, ma non da me, bensì per me. Per me e il suo ragazzo, che sta piangendo mentre guarda le fotografie e le lettere a terra.

"Voi non lo conoscevate! Perché vi siete presi il diritto di onorarlo?! Se noi, i suoi migliori amici, non siamo pronti?" Mi accorgo che la mia voce si sta spezzando a furia di singhiozzare. "Siete delle persone di merda..."

Poi, mentre mi fermo a prendere aria, Ana prende la mano di Joshy e lo allontana dal monumento. Eduardo prende me, in braccio, e mi trasporta fino alla macchina del cugino di Leandro. Lui mi riporta a casa insieme a José e Ana. Lei rimane con noi solo per assicurarsi che non combiniamo altri disastri.

Perché mi vuoi distruggere? Non mi avevi già fatta marcire all'inferno abbastanza? Perché ancora? E perché lui?

Il mio pensiero torna di nuovo alle rose che ho distrutto.

Non lo sapeva nessuno, solo io, ma quei fiori maledetti gli ricordavano sua madre. Lui sognava che quei fiori lo soffocassero e io gli ho sempre tenuto la mano mentre dormiva. L'ho fatto dal giorno in cui me l'ha confessato, ma, se non ci sono io, chi gli tiene la mano in paradiso quando va a dormire?

Ogni volta che vedrai la pioggiaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora