Don't cut me down, throw me out, leave me here to waste
I once was a man with dignity and grace
Now I'm slippin' through the cracks of your cold embrace
So please, please
José
Ci sono poche cose che faccio con piacere.
E queste sono: fumare, essere cinico, guidare, frequentare il corso di matematica avanzata e passare del tempo con Carlos, mio fratello.
Amo passare del tempo con Carlos anche se vederlo stare male mi corrode l'anima. Lui è sempre stato il mio protetto e cinque anni fa ci è caduto tutto il mondo addosso. E la parte ironica è che è stata tutta colpa mia.
Per questo, ogni mese, andiamo insieme al fiume e passiamo semplicemente del tempo insieme.
"Come va con la scuola, Charlie?" Lo chiamo così da quando sono arrivato a casa e non riuscivo a memorizzare i loro nomi per paura di doverli dimenticare quando mi avrebbero riportato indietro.
"Bene! Bene davvero! Ieri ho preso distinto in scienze."
"Wow, su cos'era la verifica?"
"Sul sistema nervoso. A dirla tutta è stato particolarmente interessante."
Un brivido mi percorre la schiena. Lancio uno sguardo verso di lui, verso la sua sedia a rotelle e i miei occhi si riempiono di lacrime che ricaccio indietro. Lui non deve vedere che piango, che lo compatisco, non posso farlo perché è colpa mia se ora deve vivere su due ruote. Non ho il diritto di stare male.
"Ne sono sicuro"
"Ci fermiamo? Mi sfianca spingere la sedia sul sentiero sterrato, Joshy." Carlos si lamenta e io non posso che assecondarlo.
"Facciamo che ti spingo un pochino io? Così arriviamo al prato."
Carlos annuisce e mi posiziono dietro di lui. Lo spingo in silenzio fino al prato sull'ansa del fiume e poi prendo una coperta dallo zaino che abbiamo portato con noi. Aiuto mio fratello ad alzarsi dalla sedia e lo prendo in braccio per farlo sedere.
Toccargli le cosce è sempre terribile per me: sentire i muscoli ormai atrofizzati delle gambe di un bambino di quattordici anni è spaventoso.
Ascoltiamo lo scorrere del fiume per qualche minuto, lui appoggia la testa alla mia spalla e chiude gli occhi per godersi la natura, ma è lui a rompere il silenzio.
"Allora, con la ragazza che ti fa sorridere...come sta andando?"
"Cosa stai dicendo?"
"Ogni tanto guardi il cellulare e sorridi. Parte una canzone sdolcinata, di quelle che di solito non ti piacciono, e sorridi. Sottolinei così tante frasi ambigue in quei libri da intellettuale e fumi con gli occhi persi a forma di cuoricino. C'è palesemente qualcuna."
"Io...credo di avere una ragazza"
"Oh"
Annuisco poco convinto.
"Come si chiama?"
"Ana. No! Cioè, si chiama Genevieve. Genny."
"Quindi, fammi capire. Genevieve è quella che baci al momento e Ana è quella che ti ha mandato fuori di testa. Ho azzeccato?"
"Stai zitto, mocciosetto!" Gli stampo un bacio sulla tempia e arruffo i suoi capelli castani. "Questa è una situazione un po' ambigua."
"No, non lo è"
"Ana ha tradito la mia fiducia" gli confido.
"Cosa ti ha fatto? Ti ha rubato le sigarette?"
"Sì! Ma non è quello che mi ha fatto arrabbiare. Lei...ci siamo baciati e poi mi ha detto di avere un fidanzato. In mesi che ci conosciamo e che ci siamo attratti come maledette calamite, lei non ha trovato un attimo per dirmi che aveva qualcuno."
"Brucia. Brucia parecchio."
"Ah, e sai quante le è venuto in mente che forse doveva parlarmene? Mentre stavamo per spogliarci in mezzo a un bosco. Divertente, vero?"
"Cavolo, fratellone, devi aver rosicato parecchio."
"Cazzo, certo che ho rosicato. Non è stato bello, Charlie. È stato orribile: il cuore mi si è rotto in mille pezzi e li ho sentiti tutti."
Lui mi appoggia una mano sulla spalla. "Mi dispiace"
"Non fa niente"
"E quindi ti sei buttato su questa Genny?"
"Credo volessi solo farla sentire male. Volevo che credesse di avermi perso. Genevieve è nella sua stessa squadra di equitazione, quindi è condannata a vedere mentre bacio un'altra."
"Ma Ana non ti ha perso. Tu sei ancora con lei."
"Certo, io...ho perso la testa per lei."
"E non pensi che sia un po' irrispettoso nei confronti di Genny?"
"I sentimenti prima o poi svaniscono. L'attrazione fisica è temporanea. La stabilità invece è qualcosa di concreto e Genevieve è una persona stabile. Non ha sbalzi d'umore da pazza, non si lascia influenzare da un allenatore che ha palesemente una cotta per lei e non si porta dietro un bagaglio emotivo pari a quello di Heathcliff in Cime Tempestose."
"Credo che qui non stiamo più parlando di quello che non ha Genny, ma di quello che ha Ana. Tu hai paura di Ana."
"Non ho paura. Semplicemente non mi fido di lei. Sai quanti segreti può avere una come lei? Una che è capace di non dire che ha un fidanzato per tutto questo tempo? Può tenere nascosta qualsiasi cosa."
"Ma tu sei super cotto di lei"
"Non ha importanza"
"Se lo dici tu..."
"Sì. Lo dico io."
Silenzio.
"Mi dispiace, Charlie" sussurro dopo qualche secondo di silenzio.
"Per cosa?"
"Per aver lasciato che ti accadesse tutto questo"
"Non devi essere dispiaciuto"
"Non avrei dovuto litigare con quei ragazzi. Non avrei dovuto picchiarli. Non avrei dovuto sapendo che tu eri lì vicino. Sapevo che avresti potuto farti male, ma ho lasciato che la rabbia vincesse sul mio lato razionale."
"José, mi sono cadute addosso quattro biciclette elettriche e due moto. Avrebbe potuto farlo chiunque. Avevo nove anni e tu undici."
"Questa è tutta colpa mia"
"Loro avevano dei ragazzi più grandi. Ti hanno picchiato e mi hanno visto ripararmi dietro le bici. Pensi che saresti riuscito a fermare un sedicenne dallo spingermi addosso tutti quei mezzi? Io credo che nessun bambino di undici anni sia capace di farlo."
"Non dovevo lasciare che mi picchiassero. Io ero forte, lo sono sempre stato. Potevo evitarlo."
"No! Non potevi, José! Mettiti l'anima in pace. Se fossi morto cosa avresti fatto?"
"Ci sarebbero stati due funerali"
"Sei così stupido"
"Mi hai dato dello stupido?"
"Sì"
"E perché?"
"Perché non puoi voler sempre avere tutto sotto controllo. Non sei Dio, José. Sei una persona."
"Lo so" sussurro.
"Allora accettalo e vai avanti."
"Bastava che non mi arrabbiassi perché mi avevano detto che non ero davvero tuo fratello..."
"Posso confessarti una cosa?"
"Dimmi tutto"
"Mi sono arrabbiato anche io. Li stavo picchiando nella mia mente, ma ero troppo mingherlino e codardo per aiutarti sul serio."
Lo guardo e lui ricambia.
"Grazie"
"Ti voglio bene, Joshy"
"Anche io te ne voglio. Non sai quanto."
Carlos appoggia di nuovo la testa sulla mia spalla e lascio che si addormenti.
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Ogni volta che vedrai la pioggia
RomanceThunder Series, libro 2 Ana ha rinunciato a tutto: al trono di Fravenia, alla perfezione imposta, agli inchini vuoti che le hanno insegnato a non sentire. Ha lasciato alle spalle un regno fatto di doveri e silenzi, rifugiandosi in Portogallo, nella...
