Apocalypse

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Your lips, my lips

Apocalypse


José

"Ciao, fratello" saluto Manuel tenendo le mani in tasca. Non riesco a guardare la lapide sulla quale è inciso il suo nome, ma prima di andarmene ho deciso che lo farò perché ho bisogno di andare avanti. "Sai, mi manchi da morire. La cosa mi lascia un po' scombussolato: non saresti comunque stato con me, quindi mi saresti mancato comunque, ma sapere che non sei nemmeno in Italia, semplicemente che non esisti più, mi distrugge. Non potrò mai più vederti e fa un male cane."

In questo momento mi crollano addosso i "mai più". Mi cadono addosso tutti. Quando ho saputo che se n'era andato non avevo pensato davvero a tutti i "mai più": mi erano passati per la mente solo i più importanti. Ora invece capisco che ce ne sono tanti altri. Penso al suo giardino e mi viene in mente che non si lamenterà mai più di quanto sia grande quando deve attraversarlo tutto. Non romperà mai più perché la benzina costa troppo e non giocherà mai più a un nuovo videogioco sulla switch. Non mi racconterà mai più una delle sue storie su suo padre o su Celeste. Non studierà mai per la maturità, non andrà mai all'università, non mangerà mai un'altra pizza e non mi stresserà mai più perché fumo troppo.

È tutto finito.

La vita di Manuel è finita.

Si è conclusa la sua storia.

Lui semplicemente non esiste più.

Non aveva nemmeno diciassette anni ed è già finito tutto. Non farà più nulla. Mai più. Non si mangerà mai più le unghie e non guiderà mai più la sua moto. Non diventerà mai un campione delle motociclette e non si laureerà. Non festeggerà mai il suo diciottesimo compleanno. Manuel Santos ha già fatto tutto ciò che farà in vita sua.

Non potrà mai amare Celeste. Non lo potrà fare perché è tutto finito e lui non c'è più.

"Sei sempre stato il mio migliore amico. L'ho capito quando ci siamo conosciuti, quando avevamo otto anni. Scusa se non sono stato sempre la persona che ti meritavi, ma devi sapere che tu sei sempre stato migliore di quanto io meritassi."

Mi siedo accanto alla lapide e riesco ad alzare gli occhi, ora che non posso vedere l'epigrafe. Solo grazie a questo riesco ad allungare le braccia e abbracciare quel freddo e grigio pezzo di pietra che non è Manuel, e nemmeno gli assomiglia, ma dovrebbe ricordarmelo. "Voglio solo stringerti per l'ultima volta" così giustifico il mio gesto. Voglio solo abbracciarlo per l'ultima volta. Poi lo lascerò andare. Solo altri cinque minuti e leggerò la data della sua morte.

"Il coach mi ha sempre detto che l'unico modo per uscire da una situazione di merda in campo è quello di passarci attraverso. Devo prenderli in pieno. Ecco, credo che la stessa cosa valga un po' con la vita. Con tutto quello che mi è successo. L'unico modo che ho per andare avanti è affrontare la situazione di petto. Solo che ho tanta paura di dimenticarti, Manuel. Ho paura di dimenticare il tuo sorriso e il colore dei tuoi occhi. E se poi mi dimentico come dicevi il mio nome? Se mi dimentico come mi toglievi di mano le sigarette? Se mi dimentico i nostri momenti? Non sono pronto a dimenticare tutte quelle cose. Mi servono. Mi rendono me."

Spesso penso a come sarebbe Manuel ora se fosse ancora vivo. Ogni volta che ci sentiremmo via telefono lui mi parlerebbe di Celeste e a me scoppierebbe la testa a lungo andare. Probabilmente mi arrabbierei con questo Manuel, ma è una bellissima sensazione litigare con questo Manuel per le sue attenzioni. Di solito odio litigare con i miei amici, ma litigare con un Manuel vivo è la cosa migliore che riesco a immaginare ora. So che alla fine però mi chiederebbe scusa se parla troppo di Celeste. In ogni modo in cui mi immagino la scena lui conclude dicendo: "Lo sai che lei è la prima cosa buona che mi è successa dalla morte di papà. Voglio solo parlarne con qualcuno e tu sei il mio migliore amico." E io lo perdonerei, gli direi che mi dispiace di essermi arrabbiato, e torneremmo amici come prima.

Tendo a piangere molto. E di solito non lo facevo.

Mi succede soprattutto quando cerco di dormire. Di notte non riesco a distrarmi immaginando che lui sia solo in Italia e non abbia tanto tempo per chiamarmi. La notte, so che lui è morto. Oppure non lo so? A volte mi balena in testa un pensiero: e se non fosse stato davvero lui? E se si fossero sbagliati e Manuel fosse solo scappato perché Roma gli aveva rotto i coglioni? E se, qualcuno della stessa altezza e gli stessi tratti, avesse rubato la moto di Manuel e lui fosse ancora vivo? Magari adesso c'è il ladro nella tomba di legno scuro, non Manuel. Poi però mi ricordo che il primo posto in cui sarebbe andato è casa sua e lui, in casa sua, non c'è mai stato nel periodo che abbiamo passato lì dopo il funerale. Quindi so che tutto questo non è vero.

Altre volte immagino che Manuel si sia solo nascosto perché pensava di essere un peso per tutti e quindi abbia messo un manichino estremamente ben fatto sulla sua moto e abbia lasciato che questa si schiantasse.

Ma Manuel, il futuro prodigio delle corse, non poteva che morire in sella a una motocicletta e quella era quella di suo padre. Manuel era su quella sella e aveva le mani su quel manubrio. Manuel è morto su quella motocicletta e io non posso farci niente.

Anche se riesco a convincermi che Manuel non sia morto, non posso convincermi che lui stia lasciando me soffrire così. Che stia lasciando Savanna soffrire così.

"Non sei qui con me, Manuel. Non faremo mai la cerimonia dei diplomi insieme. Non ho altro da dire sulla vita al momento."

Sento che mi manca il respiro. Quindi uso il quadrato, come mi ha insegnato Ambra.

"So che tu vorresti che andassi avanti, so che vorresti che io mi divertissi, ma come faccio? Spiegami come fare e giuro che lo farò. Anzi, lo so...devo smettere di immaginarti qui con me, vero?" Mi sembra quasi di vederlo annuire accanto a me. "Perché tu non sei qui con me in realtà. Sì, è logico. Fa male, ma è vero. Quindi devo prometterti di accettare la tua morte. So che è quello che vorresti. Lo faccio perché ti voglio bene."

Schiaccio il bottone e mi impongo di iniziare ad accettare.

"Fa ancora male, ma è normale: la verità fa male."

Mi alzo in piedi e mi metto di fronte alla lapide. Qui alzo gli occhi e leggo.

Manuel Santos.

6 gennaio 2003 - 4 settembre 2019.

Amico leale, figlio amorevole e fratello nel cuore.

"Come può una mela avvelenata essere la più bella tra tutte quelle di un albero? Non l'ho mai capito in realtà."

"Mi mancherai per sempre. Ti penserò quando sentirò i tuoni." Mi stampo un bacio sulla mano e lo appoggio sulla pietra. "Torno tra un paio di giorni. Ti porto le peonie." Mi volto e mi avvio verso l'uscita. Mi giro a controllare che lui stia bene solo tredici volte. Tredici volte e devo camminare solo per trentadue passi e mezzo prima di arrivare da mia madre.

Però Manuel, ognuna delle tredici volte che mi sono girato, è sempre rimasto fermo immobile.

"Stringimi forte" chiedo a Camille appena la vedo. Lei mi corre incontro e mi abbraccia con un calore che non avevo mai sentito.

Ogni volta che vedrai la pioggiaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora