Loving and fighting, accusing, denying
I can't imagine a world with you gone
José
Tu no, fratello.
Non posso vivere se non ci sei.
Stringo Ana in un abbraccio. Lei piange e io mi sciolgo come sale tra le sue lacrime che chiedono di poterti salutare per l'ultima volta.
Abbiamo litigato anche ieri, e tanti giorni prima, e litigheremo anche oggi e per tutti i domani che verranno. Non so ancora se funzioniamo insieme, ma voglio starle vicino finché non sarò sicuro che non soffrirà più per la tua perdita.
Non dovevi essere tu, fratello.
Ora e per sempre, ti penserò quando sentirò i tuoni.
Ana
Le lacrime mi riempiono gli occhi e si affollano in così tante lungo i bordi delle palpebre che iniziano a stare strette. Non devo piangere, le principesse non piangono. Maledizione, quante dannate volte dovrò ripeterlo nella vita?
Guardo la fotografia di Manuel appoggiata sopra la sua bara, l'ha scelta la cugina, sia la bara che la foto. La osservo in ogni suo dettaglio: nella fotografia Manuel sta lavorando alla sua motocicletta, l'Aprilia. Celeste deve aver adorato il suo lato da motociclista, dopotutto con quel lato conquistava tutti.
Le principesse non piangono, lo ripeto ancora, ma per i loro amici posso versare una lacrima. E allora una tra le tante gocce salate che bramano la discesa cade lungo la mia guancia e finisce per essere seguita da molte altre.
Io e José abbiamo deciso di riprovarci prima che Celeste e Sveva arrivassero in Portogallo per il funerale. Stiamo facendo un gran casino? Probabilmente sì, ma abbiamo promesso a noi stessi di andarci piano. Per il bene di entrambi. Nessuno dei due potrebbe sopportare un altro momento come quello di poco tempo fa.
Abbiamo discusso già tre volte in meno di quarantotto ore, ma sono sicura che sia un buon segno: stiamo cercando di sistemare le nostre questioni in sospeso.
Mi lascio stringere da José e so con certezza che le cose andranno meglio.
Subito dopo il funerale, noi amici di Manuel, rimaniamo finché la bara non viene sotterrata. Poi salutiamo Celeste ed Emma, che però sembrano entrambe molto scosse. Capisco subito che preferiscono tornare in hotel a contare le ore per andarsene, quindi dico agli altri di non trattenerle.
Ci incamminiamo tutti insieme verso le nostre auto. Io tengo da una parte la mano di José e dall'altra quella di Savanna che, tra tutti, sembra quella più distrutta. Non posso ancora capirla appieno perché si ostina a non volermi raccontare di tutto il male che le è capitato, ma io sono sicura che Manuel abbia avuto un ruolo chiave nella sua salvezza. Per questo decido di non forzarla, mi limito a stringerle la mano per farle capire che ci sono qui io.
Ci mettiamo poco a percorrere la strada, José ed Eduardo parcheggiano nel vialetto. José ha ancora le chiavi della villa, quindi entrare non è né difficile né illegale. Io e Mighy, che ci siamo promessi di restare lucidi per gli altri, che conoscevano Manuel dai primi anni d'infanzia e che quindi avranno bisogno di più supporto rispetto a noi. Per questo siamo noi a prendere la spesa. Ci servirà da mangiare dato che non siamo ancora sicuri della quantità di tempo che passeremo qui. José apre la porta e, con Sav, entra per primo. Ci sistemiamo in salotto con delle lattine di birra che Leandro ha rubato a casa di suo cugino. Miguel ha portato una vodka che entro stasera finirà, se conosco bene la mia migliore amica.
"E ora che siamo qui?" chiede Leandro, stringendo la mano di Mare. Loro due si sono avvicinati così tanto in quest'ultimo periodo...
"Ora parliamo un po' di Manuelito" le risponde Savanna prendendo il primo sorso dalla bottiglia.
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Ogni volta che vedrai la pioggia
RomansaThunder Series, libro 2 Ana ha rinunciato a tutto: al trono di Fravenia, alla perfezione imposta, agli inchini vuoti che le hanno insegnato a non sentire. Ha lasciato alle spalle un regno fatto di doveri e silenzi, rifugiandosi in Portogallo, nella...
