capitolo 21

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" Amore " mi iniziò a svegliare James, aprii gli occhi e mi ritrovai lui davanti a me mi stinse e mi baciò la fronte.

"Buongiorno" dissi ancora con gli occhi mezzi chiusi.

"Ma che ore sono" li chiesi

"È ancora presto sono appena le 5"mi disse per poi continuare "Ti ho svegliata per dirti che stasera vieni a cena con me e non è una domanda"mi disse e a quel punto i miei occhi si illuminarono e sorrisi   

"ti passo a prendere alle 20:00 mi raccomando niente ritardo ti aspetto al solito posto"annuì"ora devo andare se no se si svegliano mi fanno in due " disse infine baciandomi e usci.

Sono davvero contenta.

Ancora assonnata mi misi a dormire.

Quando mi svegliai erano le 10 e mezza. Mi lavai e scesi a fare colazione.

Una volta che ho finito tornai in camera mia a pensare già cosa mettermi.

Verso le 17:00 ho iniziato a prepararmi, ho fatto delle leggere onde, mi sono messa dei tacchi e un vestito molto bello e mi sono truccata.

Alle 20 meno un quarto ero già pronta e stavo solo aspettando che arriva.

Vedendo l'arrivo di un suo messaggio iniziai a scendere.

Oggi a casa non c'era quasi nessuno e i pochi erano nelle loro camere, quindi potevo andare tranquillamente.

Uscendo dalla porta vidi che James sta volta aveva portato la macchina , e menomale visto come sono vestita.

Lo salutai con un bacio e saliamo sulla macchina.

Appena chiusi la portiera, James mise in moto e partimmo. Le luci della città scorrevano lente oltre il finestrino, riflettendosi sul vetro come piccoli frammenti dorati. Nell’auto c’era una musica bassa, rilassante, e un silenzio che non pesava, anzi… era pieno di cose non dette.

«Non mi dici dove stiamo andando?» chiesi, rompendo finalmente quel momento.
James sorrise, quel sorriso sicuro che conoscevo bene. «No, Anna. Fidati di me.»

Sbuffai piano, ma sorrisi anch’io. In fondo mi piaceva lasciarmi sorprendere da lui. Dopo qualche minuto rallentò e parcheggiò davanti a un ristorante che non avevo mai notato prima.

Era piccolo, elegante nella sua semplicità, con luci calde e un’insegna discreta.

Scese per primo e mi aprì la portiera, tendendomi la mano senza esitazione. La presi, sentendo un brivido attraversarmi.

James non aveva mai avuto paura di mostrarsi, né di mostrarmi accanto a lui. Entrammo insieme, e subito fui avvolta da un’atmosfera intima e accogliente.

Ci fecero accomodare a un tavolino appartato. James si sedette di fronte a me e per un istante rimase in silenzio, osservandomi.

Il suo sguardo era intenso, diretto, e mi fece sentire improvvisamente al centro del suo mondo.
«Sei splendida stasera», disse con naturalezza.

«Grazie», risposi, sentendo le guance scaldarsi.

Ordinammo e iniziammo a parlare del più e del meno. Mi raccontò della sua giornata, dei progetti che aveva in mente, delle cose che lo facevano sorridere e di quelle che lo facevano riflettere.

Parlava con passione, senza filtri, ed era una delle cose che amavo di più di lui.
Le sue mani ogni tanto sfioravano le mie sul tavolo, come se fosse la cosa più normale del mondo.

E forse lo era davvero. Quando arrivarono i piatti, l’aria si riempì di profumi invitanti. Mangiammo lentamente, senza fretta, assaporando non solo il cibo ma anche la compagnia reciproca.

A un certo punto James si fece più serio. Non distolse lo sguardo dal mio.
«Anna», disse piano, «volevo portarti qui perché per me questa serata conta.»

Posai le posate, sentendo il cuore accelerare. «Conta anche per me.»

Lui annuì. «Io non sono uno che ama girarci intorno. Quello che penso lo dico. E quello che sento… lo vivo.»

Quelle parole mi colpirono più di qualsiasi promessa. «E cosa senti?» chiesi, quasi sussurrando.

James allungò la mano e intrecciò le sue dita alle mie. «Che con te sto bene. Che quando sei con me non devo fingere nulla. E che voglio vedere dove ci porta tutto questo.»

Sorrisi, emozionata. «Anch’io voglio scoprirlo. Insieme.»

Il suo sorriso si fece più dolce, più vero. Finimmo la cena parlando di sogni, di viaggi immaginati e di momenti ancora da vivere.

Non c’era imbarazzo, non c’era paura. Solo una complicità che cresceva a ogni parola.

Uscimmo dal ristorante che era già buio. L’aria della sera era fresca e piacevole. James mi mise una mano sulla schiena mentre camminavamo lentamente lungo il marciapiede, come se non avessimo fretta di tornare alla realtà.

A un certo punto si fermò e si voltò verso di me. «Anna.»

Lo guardai negli occhi. «Sì?»

«Voglio farlo bene. Tutto questo. Con te.»

Non risposi subito. Mi avvicinai semplicemente, poggiando le mani sul suo petto. «Lo stai già facendo.»

James sorrise e mi baciò. Un bacio lento, sicuro, carico di promesse non dette. In quel momento capii che quella cena non era solo un invito. Era una scelta.
E io ero pronta a farla.

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