capitolo 26

738 31 0
                                        

Conobbi la famiglia di James una domenica pomeriggio.

Non era un invito ufficiale. Fu più un “passa se vuoi”. E io passai.

La casa era grande, ordinata, silenziosa nel modo in cui lo sono le case abituate a contenere segreti.

Sua madre mi accolse con un sorriso gentile, ma attento. Suo padre arrivò dopo, stringendomi la mano con fermezza.

«Anna», disse. «Ho sentito parlare di te.»
«Spero bene.»

Accennò un sorriso. «Dipende dai punti di vista.»

James mi lanciò uno sguardo rapido. Non di avvertimento. Di presenza.

A tavola si parlò di tutto e di niente.

Lavoro, viaggi, persone comuni.

Ma sotto c’era altro.

Lo sentivo nei silenzi, nei cambi di argomento, negli sguardi che James e suo padre si scambiavano.
Quando rimanemmo soli in giardino, glielo dissi.
«Qui pesa tutto.»

James annuì. «Sì.»

«E tu ci sei cresciuto dentro.»

«E tu ora ci stai mettendo piede.»

Lo guardai. «Non mi hai trascinata.»

«Lo so.»

Passarono giorni in cui la mia vita sembrava normale: studio, famiglia, amici.

E altri in cui bastava una chiamata di James perché tutto si spostasse di mezzo centimetro.

Non abbastanza da crollare. Abbastanza da farmi stare all’erta.
Una sera mi disse: «Potrebbero esserci persone che iniziano a fare domande.»
«Su di me?»

«Su di noi.»

«E tu cosa hai risposto?»

«Che sei una scelta.»

Quelle parole mi colpirono più di qualsiasi dichiarazione romantica.

Intanto, a casa, anche Xavier iniziava a parlare di più.

«James non è uno stupido», mi disse una sera. «Ma sta camminando su un filo.»

«Lo so.»

«E tu stai camminando con lui.»

«Sì.»

Xavier mi osservò. «Allora impara a guardare sotto.»

«Ci sto provando.»

Il punto era proprio quello: stavo imparando.

A osservare, a capire, a non farmi raccontare solo quello che era comodo.

La vera vita non era fatta solo di scontri.

Era fatta di compromessi, di pazienza, di momenti in cui scegli di restare anche quando sarebbe più facile semplificare.

Una notte James mi chiamò tardi.
«Sei sveglia?»

«Sì.»

Silenzio dall’altra parte.

«Dimmi», dissi.

«Sta diventando più complicato.»

«Lo immaginavo.»

«Non voglio tirarti indietro all’ultimo.»

«Allora non farlo», risposi. «Ma non guidare da solo.»

Inspirò lentamente. «Non lo farò.»
Chiusi la chiamata sapendo una cosa:
la mia vita non era stata stravolta.

Si stava solo allargando.

E quando una vita si allarga, non puoi più tornare alla versione di prima.

Mafia GirlLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora