La notte dopo il confronto con i miei fratelli non fu una di quelle che si archiviano facilmente.
Max aveva parlato poco, troppo poco per uno come lui.
Xavier aveva osservato, come sempre.
Mattheo aveva provato a scherzare, fallendo miseramente.
Alla fine nessuno aveva davvero alzato la voce, ma il peso delle cose non dette era rimasto appeso nell’aria, denso, scomodo.
James quella sera non se ne andò.
Non lo decidemmo con una frase precisa.
Successe e basta.
Rimase seduto sul mio letto mentre io mi toglievo le scarpe, poi restò quando spensi la luce, poi restò quando il silenzio si fece più intimo.
Dormimmo vicini, senza fretta, senza bisogno di dimostrare nulla.
La mattina dopo mi svegliai prima di lui.
Era disteso su un fianco, il viso più rilassato di quanto lo vedessi di solito.
In quel momento pensai che, nonostante tutto, James era una persona che portava addosso più responsabilità di quante ne lasciasse vedere.
E che forse, senza volerlo, stavo iniziando a portarne un pezzo anch’io.
Quando aprì gli occhi mi sorrise piano.
«Buongiorno.»
«Buongiorno a te.»
Restammo così qualche minuto, senza parlare. Poi mi girai su un fianco, appoggiandomi al gomito.
«Ieri sera», dissi, «hai retto bene.»
Sospirò. «Tuo fratello mi ha quasi preso a pugni.»
«Quasi», confermai. «È già un progresso.»
Sorrise, ma non durò. Tornò serio.
«Anna… quello che è successo ieri non cambia il fatto che ci sono cose che devi sapere.»
E lì capii che il vero discorso non era ancora iniziato.
Più tardi, quando la casa era vuota e silenziosa, mi sedetti sul divano con una tazza di caffè. James era di fronte a me, le mani intrecciate, lo sguardo concentrato. Non nervoso. Deciso.
«Ieri ti ho detto che non ti avrei fatto soffrire», iniziò.
«E lo penso ancora. Ma mentirei se dicessi che stare con me è semplice.»
Annuii. «Non ho mai pensato il contrario.»
«Il problema non è quello che faccio io», continuò. «È quello che mi gira intorno.»
Posai la tazza. «James, puoi parlare chiaro.»
Inspirò lentamente. «Mio padre non è solo un uomo d’affari. Gestisce cose che… stanno a metà tra il legale e il resto.»
Non feci una piega. «Immaginavo.»
Mi guardò sorpreso. «Davvero?»
«Non sei uno che vive nel vuoto», risposi.
«E nemmeno i tuoi silenzi lo fanno.»
Accennò un sorriso amaro. «Sto cercando di prendere le distanze. Ma quando nasci dentro certe dinamiche, non basta dire ‘me ne vado’.»
«E tu cosa sei in tutto questo?» chiesi. «Un figlio che scappa o uno che paga il prezzo?»
Restò in silenzio qualche secondo. Poi disse: «Uno che sta cercando di non diventare come loro.»
Quelle parole pesarono più di qualsiasi altra cosa.
«Perché me lo stai dicendo adesso?» domandai.
«Perché ieri sera ho visto Max guardarti», rispose. «E ho capito che se questa cosa va avanti, non posso permettermi mezze verità.»
Mi appoggiai allo schienale. «E io? Dove sto?»
James mi guardò dritto. «Con me non sarai mai completamente fuori. Non posso prometterti protezione assoluta. Posso prometterti onestà.»
«E rischio?» chiesi.
Esitò. «Non ora. Ma un giorno… forse.»
Inspirai lentamente. Non per paura. Per chiarezza.
«Non mi stai chiedendo di decidere», dissi.
«No.»
«Ma mi stai avvertendo.»
Annui. «Sì.»
Restammo in silenzio.
Non era un silenzio vuoto.
Era uno di quelli in cui le decisioni si formano, anche se non vengono dette ad alta voce.
«James», dissi infine, «io non sono entrata in questa storia pensando che fosse una parentesi. Ma non sono nemmeno una comparsa.»
«Lo so.»
«Se resto», continuai, «non lo faccio fingendo di non vedere.»
Si avvicinò leggermente. «È tutto quello che posso chiederti.»
In quel momento il suo telefono vibrò sul tavolo.
James lo guardò. Il colore gli sparì dal viso.
«Chi è?» chiesi.
Non rispose subito. Poi: «Uno che non dovrebbe cercarmi.»
Il mio stomaco si contrasse appena. «E perché lo fa?»
«Perché qualcosa si è mosso», disse. «E quando succede, significa che qualcuno ha notato anche me.»
Lo fissai. «E io? Sono stata notata?»
Mi guardò. Questa volta non cercò di addolcire. «Non ancora.»
Mi alzai dal divano.
«Allora è il momento giusto per decidere come stare in piedi.»
Sorrise appena. «Non ti ho mai vista fare altro.»
In quel momento capii che la fase dei segreti “romantici” era finita.
Adesso restavano quelli pericolosi.
STAI LEGGENDO
Mafia Girl
RomanceAnna ha 16 anni, fin da quando era piccola ha subito molta violenza di parte di sua madre e il suo compagno. Cosa succederà ad Anna quando scoprirà di avere 10 fratelli e un padre biologico?come farà ad iniziare a fidarsi della sua nuova famiglia...
