capitolo 30

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La sera era calata sulla città, ma l’oscurità non poteva nascondere la tensione che sentivo correre sotto pelle.

Io e James avevamo appena varcato la porta di casa per fare un giro in strada, controllare i dintorni dopo il messaggio che avevamo ricevuto il giorno prima: “So dove sei.”

Tre parole, concise e minacciose, che mi avevano gelato il sangue.

James mi teneva la mano con forza, il suo sguardo fisso sull’ombra dei vicoli intorno a noi, come se volesse prevedere ogni mossa.

«Anna… stai vicina a me. Non ci muoviamo separati»,
disse con voce calma, ma la tensione era palpabile.

Io annuii senza parlare, il cuore che batteva forte.

Sapevo bene che nulla sarebbe stato semplice: il mondo di James e della sua famiglia non permetteva distrazioni.

Poi sentii passi decisi alle nostre spalle.

Non era solo Max questa volta: Alexander, Xavier e Mattheo apparvero poco dopo, e persino mio padre, silenzioso e autoritario, era lì, con lo sguardo freddo e attento.

Tutta la famiglia era schierata intorno a noi. La mia vita era appena diventata un gioco di strategia, e io ero nel mezzo.

«Non siete soli», disse Alexander, la voce profonda e tagliente. «Nessuno toccherà Anna.»

Io annuii, ma sentivo la tensione crescere. Più membri della famiglia c’erano, più la situazione diventava intensa.

Ogni respiro, ogni movimento doveva essere calcolato.

Un’ombra scura si mosse tra le auto parcheggiate, lenta ma determinata.

James avanzò, proteggendomi con il corpo, mentre Max si posizionava accanto a lui, pronto a reagire fisicamente.

Xavier e Mattheo presero posizione dietro, formando una barriera, e mio padre osservava attentamente ogni movimento, valutando le distanze.

«Chi sei? Cosa vuoi?» chiese mio padre, la voce autoritaria che riempiva l’aria.

L’uomo non rispose, ma strinse qualcosa tra le mani, un oggetto che non riuscivo a identificare del tutto.

Il gesto era chiaramente minaccioso, e il brivido che mi percorse la schiena fu immediato.

James si mise davanti a me, Max avanzò, pronto a difendermi, Xavier e Mattheo serravano i pugni, e Alexander non lasciava un centimetro di spazio all’avversario.

Io restai ferma, cercando di respirare lentamente e di mantenere la lucidità.

Poi l’uomo fece un passo avanti, e per un attimo il mondo si fermò.

Il tempo sembrava rallentare, e tutti i membri della famiglia trattennero il respiro.

James si mosse leggermente davanti a me, Max fece un passo deciso, e mio padre emise un richiamo basso ma potente, una sorta di avvertimento silenzioso.

L’uomo esitò, valutando la situazione.

All’improvviso, Alexander avanzò con calma, bloccando la linea di fuga dell’uomo con la sola presenza.

La tensione si tagliava con un coltello. Max, accanto a lui, serrava i pugni, pronto a reagire.

L’uomo, dopo un momento di esitazione, si mosse di lato, cercando di sparire tra le ombre del vicolo, ma Xavier lo intercettò con un passo laterale deciso, costringendolo a fermarsi di nuovo.

«Non è finita», disse Max, la voce dura e controllata. «Torneranno.

E la prossima volta non ci sarà solo intimidazione.»

Io annuii, respirando profondamente. Sentivo la responsabilità di restare lucida.

Non era più un gioco: il pericolo era reale, e coinvolgeva tutta la mia vita, la mia relazione con James e la famiglia che, nonostante la tensione interna, era pronta a difendermi.

Mio padre avanzò qualche passo, appoggiando una mano sulla mia spalla. «Anna, resta con noi.

Non voglio che tu prenda iniziative avventate.»

Io lo guardai negli occhi e annuii. «Non lo farò.

Ma non starò a guardare passivamente.»
James mi strinse la mano ancora più forte, e per un momento sentii un brivido di sicurezza.

L’uomo scivolò ancora un po’ indietro, come valutando il terreno, e decise di sparire tra le ombre

. Ma io sapevo bene che non era finita.

Tornando verso casa, con tutta la famiglia che ci seguiva, la tensione restava alta.

Alexander e Xavier scambiavano parole a bassa voce su come tracciare i movimenti dell’uomo, Max continuava a guardarmi come a dire «sto attenta», e mio padre camminava accanto a James, controllando ogni angolo buio.

Io, nel mezzo, cercavo di coordinare le emozioni, restare ferma e proteggere anche loro con la mia presenza.

Una volta rientrati, controllammo i telefoni: nessun nuovo messaggio, nessuna nuova minaccia. Ma tutti sapevamo che quello era solo un avvertimento, e che presto qualcosa di più concreto sarebbe accaduto.

Mi sedetti sul divano, sentendo James e Max accanto, Alexander e Xavier sulle sedie di fronte, mio padre in piedi accanto alla porta.

Non era solo protezione fisica: era strategia, tensione e un sottile gioco di potere.

Io respirai lentamente, consapevole che questa non era più solo la mia vita: era la vita di tutti quelli che tenevano a me, e che non avrebbero esitato a difendermi.

E mentre il silenzio calava nella stanza, sapevo una cosa: il pericolo era reale, vicino,

e il prossimo passo non sarebbe più stato prevedibile. Ero pronta, ma il cuore continuava a battere forte:

la vera battaglia stava appena per cominciare.

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