capitolo 38

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Non ricordavo l'ultima volta che avevamo fatto qualcosa solo per noi.

Dopo settimane di tensione, paura e incertezze, quella sera James aveva insistito: "Stasera siamo solo noi. Niente ansie, niente paura, solo io e te."

Mi preparai rapidamente, scegliendo qualcosa di semplice ma curato, senza esagerare. Volevo sentirmi me stessa, comoda e libera.

Quando bussò alla porta, il suo sorriso sicuro illuminò l'entrata.

I suoi occhi incontrarono i miei e per un attimo il mondo sparì.

Non servivano parole, solo il contatto dei nostri sguardi trasmetteva tutto: desiderio, sollievo, complicità.

«Sei pronta?» chiese, abbassando leggermente la voce.

Annuii, e lo seguii verso la macchina.

La città era illuminata dai lampioni e il traffico scorreva lento. Ogni passo insieme mi faceva sentire più leggera.

Non c'erano messaggi anonimi, nessuno che ci osservava, solo noi due e il battito dei nostri cuori, sincronizzato senza volerlo.

Arrivammo in un piccolo ristorante appartato, luci soffuse, atmosfera intima.

Ci sedemmo vicino alla finestra,

guardando le luci della città riflettersi sui vetri. Il mondo esterno sembrava lontano.

«È strano», disse James, prendendo la mia mano sotto il tavolo, «dopo tutto quello che abbiamo passato, stare qui con te sembra... normale.»

«Normale?» ridacchiai. «Non so se questo è normale. Ma è bello. Davvero bello.»

Ci scambiammo un sorriso che diceva più di mille parole.

Parlare era importante, ma il contatto delle nostre mani era ancora più significativo.

Ogni sfioramento, ogni gesto creava un brivido lungo la schiena.

Il cibo arrivò, ma quasi non lo toccammo.

Ridevamo, scherzavamo, parlavamo dei sogni e delle piccole follie quotidiane.

Ogni tanto James sfiorava la mia spalla o il braccio, e io sentivo un brivido corrermi lungo la schiena.

Poi, senza pensarci, ci baciammo: solo un bacio all'inizio, leggero e timido, ma che scatenò un desiderio immediato di avvicinamento.

Camminando per le strade illuminate dopo cena, mano nella mano, sentivo ogni sfumatura del suo contatto.

Ogni sguardo, ogni sorriso, ogni carezza che scivolava tra le nostre mani creava un'atmosfera elettrica.

La città era piena di rumori, ma noi eravamo in un mondo a parte.

«Anna...» disse James, fissandomi negli occhi, «ogni volta che sto con te, mi rendo conto di quanto ti desidero... e di quanto voglio proteggerti.»

Io gli sorrisi, il cuore che batteva forte. «E io voglio solo te. Adesso.»

La passeggiata finì in un piccolo parco, dove ci sedemmo su una panchina vuota.

Seduti vicini, le mani intrecciate, sentivo che tutto il passato recente - lo stalker, la paura, le notti insonni - si dissolveva in quel momento.

Non c'era bisogno di parlare; bastava la vicinanza, il calore dei nostri corpi e la consapevolezza che eravamo finalmente soli.

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