capitolo 28

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Rientrare a casa quella sera fu tutto tranne che normale.

Non perché fosse successo qualcosa di irreparabile, ma perché io e James sapevamo che il mondo esterno aveva appena fatto capire quanto poco controllo avessimo

. Appoggiai la borsa sul divano e mi sedetti, ancora con il cuore che batteva più forte del normale.

James si sporse contro il muro, appoggiando la schiena, cercando di calmarsi, ma lo sguardo tradiva tensione.

«Anna…» iniziò, e io lo fermai al volo con un gesto della mano.

«Non ‘James…’. Non adesso», dissi. Avevo bisogno di chiarezza.

Avevo bisogno di parole, non di esitazioni. «Dimmi cosa pensi davvero. Non voglio filtri o scuse.»

Si avvicinò e si sedette accanto a me

. «Non voglio che ti spaventi», disse piano. «Ma oggi ho capito che tutto può cambiare in un secondo. E io… non posso proteggerti da tutto.»

Inspirai profondamente.

«James, non ho bisogno di essere protetta sempre. Ho bisogno di sapere che siamo sinceri l’uno con l’altra.»

Lui si voltò, guardandomi negli occhi. «Siamo insieme, sì… ma io ho la mia famiglia, i loro segreti, i loro problemi. E non voglio che tu paghi il prezzo di tutto questo.»

Non era una novità. Sapevo a cosa andavo incontro, sapevo che James non era libero di scegliere ogni cosa come voleva.

Eppure, sentirlo ammettere ad alta voce mi faceva vacillare. «Quindi che cosa dovrei fare? Starmene in disparte e guardarti vivere in mezzo a… tutto questo?»

James sospirò.

«No, voglio che tu stia con me.

Ma se succede qualcosa, non voglio che pensi di aver potuto evitarlo.»

Il silenzio calò per qualche istante.

Io lo fissavo cercando di decifrare quello che provava davvero.

Lo vedevo protettivo, ma anche vulnerabile.

Era la prima volta che lo vedevo così esposto davanti a me, e non sapevo se sentirmi più vicina o più spaventata.

«James», dissi infine, «non sono qui per tornare indietro.

E non scapperò. Ma voglio che tu sappia che se ci mettiamo insieme, lo facciamo guardando avanti, non ignorando quello che ci aspetta.»

Annui, lui mi strinse la mano. «Lo so. E non ti chiederò mai di fingere che non ci sia nulla da temere.»

Restammo così, immobili per qualche minuto.

Poi sentimmo dei passi dietro la porta. Max. Non bussò, ma entrò senza preavviso.

I suoi occhi erano attenti, e non solo per cortesia. Il suo sguardo passò su di me, poi su James.
«Cosa è successo oggi?» chiese, senza mezze parole.

Io scrollai le spalle. «Solo… una passeggiata che non è stata così tranquilla come sembrava.»

Max si voltò verso James, senza nascondere la tensione nella voce. «Mi serve sapere tutto.»

James si irrigidì, ma non fuggì. Non ancora. «Non c’è nulla di grave, Max. Ti assicuro che Anna non corre rischi immediati.»

Max strinse la mascella.

«Non è questione di rischi immediati. È questione di capire quanto ci metti a prendere decisioni per conto nostro.»
Io intervenni. «Max… calma. Non è il momento di minacce o accuse. Stiamo parlando.»

Lui si voltò verso di me, quasi sorpreso dalla fermezza nella mia voce. «Anna… voglio solo proteggerti.»

Annuii, respirando a fondo. «Lo so. E apprezzo. Ma non sei tu a decidere per me.»

James prese la parola. «Max, so che ci tieni a lei. Io ci tengo a lei. Ma non puoi mettere me e Anna sotto pressione ogni volta che qualcosa succede.»

Max fece un passo avanti. «Non è pressione. È la realtà.»

Fu allora che squillò il telefono di James. Lo guardò e impallidì.

Io lo vidi stringere il dispositivo come se pesasse tonnellate.
«Chi è?» chiesi, sospettosa.

«Mio padre», rispose lui, senza distogliere lo sguardo dal display. «Vuole parlarmi… subito.»

Max si avvicinò, più protettivo che mai. «E tu glielo dai?»

James esitando, poi annuì. «Sì. Ma non qui, non davanti ad Anna.»

Io sentii la tensione crescere. Non solo la nostra relazione era sotto pressione, ma anche la presenza della famiglia di James entrava direttamente nella mia vita. Max si piegò verso di me, sottovoce: «Anna, se c’è qualcosa che può metterti nei guai, lo vedrò prima io.»

Sorrisi leggermente, cercando di stemperare la tensione. «Lo so, Max. Ma questa volta lascio che James gestisca la situazione.»

Il suo sguardo mi attraversò, quasi valutando se fidarsi.

Poi tornò serio, annuendo. «Va bene… ma non abbassare mai la guardia.»

James ricevette la chiamata. Si allontanò, parlando sottovoce, ma io potevo percepire la tensione nella sua voce.

Io mi sedetti sul divano, cercando di restare lucida, mentre Max rimaneva accanto a me, in piedi, pronto a intervenire se qualcosa fosse andato storto.

Quando James tornò, il suo volto era teso, i lineamenti più duri. Non disse nulla subito, ma si sedette accanto a me e prese la mia mano.

«Mi hanno chiesto cose… che riguardano il passato della mia famiglia», disse piano. «E non possiamo ignorarle.»

Io lo fissai. «Quindi è ancora tutto più complicato di quanto immaginassi.»
Annui, stringendo la mano. «Sì.»

Max, osservando, capì che non era il momento di fare domande.

Ma io lo vidi riflettere, già valutando come proteggere sia me che la mia relazione. Il suo sguardo mi fece capire che la nostra vita insieme non sarebbe più stata “normale”.

E mentre ci sistemavamo, James mi lanciò un’occhiata carica di significato: io sapevo, lui sapeva… e Max sapeva.

Il pericolo non era finito, e la prossima mossa non sarebbe stata nostra.

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