Parte 25

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Robert e Daniel andavano davanti, parlottando tra di loro, William e Danielle erano dietro (ma comunque vicino, perché avevano paura). Dopo aver percorso circa duecento metri, Daniel si fermò e disse ai suoi compagni: 

-Ragazzi, è arrivato il momento di addentrarci nel bosco per capire se siamo proprio davanti alla cascata o no. Siete pronti?

I tre agenti annuirono.

-Ok, andiamo. 

Daniel, stavolta, era in testa al gruppetto e sembrava non aver paura di nulla, a differenza di Danielle, Robert e, soprattutto, William, che si giravano in ogni direzione prima di fare anche un solo passo. Si muoveva come se stesse passeggiando nel cortile di casa sua, era tranquillo come se non stessero rischiando di farsi mordere da qualche animale pericoloso o ferirsi con la vegetazione (volendo tralasciare il minaccioso suono dell'acqua che scorre a grande velocità e la temperatura che aumentava sempre di più). Era vero che aveva gli strumenti per reagire prontamente, ma in certi casi può non bastare. Comunque, ad un certo punto, Daniel si fermò e disse: 

-Ragazzi, siamo davanti alla cascata. Il rumore che si sente ne è tipico. 

Danielle rispose, asciugandosi la fronte sudata: 

-Si, si sente anche dal caldo. Quanta distanza dovremmo ancora percorrere secondo te?

-Andremo avanti fino a che la temperatura non si abbassa, perché soltanto così possiamo affacciarci sul fiume. 

Il gruppetto riprese così a camminare e dieci minuti dopo il calore non era più quello di prima, così Danielle e gli altri poterono attraversare il bosco dirigendosi verso il fiume, senza soffocare. Si presentò però un ostacolo: man mano che ci si avvicinava alle acque, la vegetazione, inevitabilmente, si faceva più folta. Comunque, bisognava farsene una ragione ed andare avanti. Danielle si ripeteva che sarebbe andato tutto bene, perché in fin dei conti non era sola, aveva due colleghi, un esperto di situazioni pericolose e tutti gli oggetti che servivano per sopravvivere in caso di incidente, ma non sarebbe stato intellettualmente onesto dire che era tranquilla come lo era Daniel con tutte quelle enormi piante intorno. Danielle, mentre camminava, alzò un attimo gli occhi al cielo per controllare se c'era qualche serpente da cui proteggersi e notò, con sua grande gioia, che la luce del sole iniziava a filtrare meglio  e che si sentiva un po' di umidità, oltre che il calore. La conclusione poteva essere una soltanto: erano vicinissimi al fiume. Daniel, pochi momenti dopo, si girò verso i tre poliziotti e parlò, con tono solenne: 

-Ancora qualche metro e ci ritroveremo davanti al fiume. Serve un ultimo piccolo sforzo ed è fatta.

Nessuno gli rispose e tutti ripresero il cammino in silenzio. Un paio di minuti dopo, i quattro si ritrovarono davanti al fiume, ma in quel momento tutti si scordarono dell'indagine perché troppo persi nella meraviglia dell'ambiente circostante. La cascata era splendida, per non parlare dei grandi arcobaleni formati dalla luce. Danielle, guardandoli, ripensava a quelli che vedeva in città e si rese conto che non c'era alcun paragone, anche se erano comunque belli. Quelli sulla cascata erano estesi, larghi e coloratissimi, niente avrebbe potuto superarli. Le acque del fiume erano anch'esse splendide, cristalline e calme, e Danielle non riuscì a resistere alla tentazione di toccarle, quindi si avvicinò al fiume e ci mise un dito dentro. La temperatura era abbastanza alta, ma certamente nessuno ci si sarebbe cotto. Si girò verso gli altri tre e disse: 

-Ehi, ho appena toccato l'acqua e la temperatura è accettabile. Potremmo tranquillamente camminarci dentro. 

Robert le rispose: 

-Sono davvero felice che siamo riusciti a superare quest'ostacolo del fiume. Francamente, credevo che mai saremmo riusciti ad arrivare a questo punto. Dovrei imparare a fidarmi meno delle leggende. 

Daniel, ridendo, ribatté subito e nacque una simpatica discussione.

-Non è questione di fidarsi, è che hai sempre avuto paura di tutto. 

-Non è vero. 

-Si, invece. Quando eravamo piccoli ti terrorizzavo sempre ad halloween. 

-Ero solo un bambino. 

-Non tutti  i bambini avevano paura. 

Robert, con un sorrisino, cercò di riportarlo alla realtà. 

-Dai, torniamo seri. Dobbiamo cercare la grotta, che non mi sembra ci sia qui. 

-Tu, come al solito, guardi ma non vedi. 

Danielle, curiosa, domandò a Daniel di spiegarsi meglio, il quale le rispose di girarsi all'indietro. La poliziotta si girò, ma si arrese poco dopo perché non continuava a non capire. Daniel indicò allora un piccolo buco in lontananza e Danielle capì subito: era la grotta. Dopo tante difficoltà, l'avevano finalmente trovata. Daniel era lì con loro e li avrebbe guidati là dentro, con la speranza di ritrovare Mark e il commissario. Mentre andava, insieme agli altri, verso la grotta iniziò a pensare a Smith e al giorno in cui si rese conto di quanto era attratta da lui. Iniziò a fantasticare sul suo futuro con lui, ma a questo avrebbe pensato dopo averlo ritrovato. 




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