La verità viene a galla

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Danielle, pian piano, stava aprendo gli occhi, ma l'ambiente circostante era ancora oscuro per lei, quindi le serviva un ultimo sforzo. Nonostante un lancinante dolore alla testa (aumentato dal freddo della grotta), che sicuramente rispondeva al colpo ricevuto prima, riuscì a riprendere coscienza del tutto (peccato che le si aggiunse anche il dolore alle mani, che erano state legate con una possente corda dietro la schiena), ma rimase agghiacciata dalla scena che aveva davanti, che nulla aveva a che vedere con l'ambiente. C'erano, accanto a lei, Robert e Daniel, anch'essi distesi, legati e con i capelli incrostati di sangue, William e Mark e sua moglie, con un bastone sporco di sangue; del commissario Smith invece nessuna traccia. Danielle, tanto spaventata quanto sorpresa, non potendo parlare per colpa del nastro adesivo che aveva sulle labbra (che avevano anche Robert e Daniel), iniziò a gemere furiosamente. Si sentiva di avere diritto ad una spiegazione dopo tutti la fatica e i pericoli che tutti avevano affrontato per tentare di salvarlo. La moglie di Mark tolse il nastro e finalmente Danielle poté parlare.

-Mark? Sei proprio tu?

-Si, Danielle, sono io, con mia moglie. 

-L'avevo riconosciuta. Mark, che significa tutto questo?

-Significa che sono vivo e vegeto e che, soprattutto, ho finto la mia scomparsa. 

Danielle rimase un attimo in silenzio, scioccata. Nel frattempo, riprese coscienza Robert, che si guardò intorno e rimase interdetto dal vedere là Mark e la moglie e William, che stava bene. Si girò anche verso Daniel, che non si era ancora risvegliato.

-Perché ci hai fatto questo Mark? Qual era il tuo obiettivo?

-Io mi dovevo vendicare.

-Ma di chi? Di noi? Che ti abbiamo fatto?

-In primis, del commissario Smith. Ti devo confessare però che non ho mai sopportato Robert a causa del suo comportamento da leccapiedi. Per quanto riguarda te invece, non ti ho mai considerata una nemica, ma certamente non davi filo da torcere al capo. Anzi, in fondo in fondo ti attraevano pure i suoi modi scortesi. 

Danielle, arrabbiata, replicò con foga. 

-Io non ero attratta da niente, ma non potevo certo comportarmi male. Ti ricordo che ero rientrata da una sospensione. 

Mark fece per rispondere, ma Robert iniziò a inveire, con il nastro adesivo sulla bocca. Mark lo raggiunse e Daniele pensò che lo avrebbe liberato, ma si sbagliava, perché lo picchiò. Calò di nuovo il silenzio. Mark tornò da Danielle e continuò il discorso. 

-Si che eri attratta invece. Comunque non è questo il punto. 

-Qual è allora?

-Il punto è che questo è il peggior ambiente lavorativo in cui sia mai stato. 

Queste parole ferirono Danielle. 

-Perché Mark? Tanti sforzi abbiamo fatto per te, ti consideravamo nostro amico. Abbiamo affrontato tante sfide durante il percorso che ci ha portati qui. 

-Danielle, io ho sempre saputo tutto del vostro percorso. Ecco perché vi ho potuto ridurre così. Io e mia moglie vi abbiamo tenuti sotto controllo per tutto il tempo. 

Danielle stava per chiedere come fosse stato possibile, ma arrivò subito alla risposta: William lo aveva sempre tenuto aggiornato. Ecco perché era illeso. La poliziotta osservò William e notò che aveva un'espressione cattiva in volto, che mai gli aveva visto addosso. Decise di lasciare un attimo da parte Mark per parlare con lui. 

-Tu lo informavi? 

-Si, l'ho sempre fatto. 

Danielle si lasciò sfuggire un sospiro.

-Quindi ci hai traditi anche tu. 

William, con un sogghigno, annuì. 

-Perché l'hai fatto? Pensavo fossimo amici. 

-Basta con questa ipocrisia, Danielle. Non mi avete mai fatto davvero sentir parte di questo gruppo. Ero l'agente più giovane ed inesperto e per questo non sono mai stato abbastanza considerato. Non so se ti ricordi, ma prima, mentre stavamo entrando nella grotta fianco a fianco, tu non mi hai mai rivolto una parola. Parlavi solo con Robert o con lo speleologo e così loro facevano con te. 

Danielle ci rimase molto male per il fatto che Will li aveva traditi, ma in fondo sapeva che aveva ragione e non riuscì a provare rabbia per quel ragazzo. La provava più per Mark, che riprese le redini del discorso. 

-Devi sapere che William non ha architettato nulla da solo, sono stato io a convincerlo ad aiutarmi, in cambio di qualcosa, di cui non parlerò. 

-Mark, ti prego, dimmi di che ti volevi vendicare. Ho bisogno di sapere. 

Mark rimase in silenzio e guardò sua moglie, che fece un segno di assenso. Cominciò a raccontare. 

-Ti ricordi della denuncia che fece mia moglie?

-Quella sull'incidente?

-Si. 

-Si, la ricordo. Mi dispiace, Mark. Mi è sempre dispiaciuto per te, per quel momento. 

-Ci sta che dispiaccia a te, ma a Smith non credo. 

-Che centra lui con l'incidente?

-Danielle, fu lui a causarlo. So che potrà sembrarti difficile crederlo, ma è così.

-Che cosa? Perché avrebbe dovuto causare una cosa del genere?

-Per colpire me e la mia famiglia.

-Mark, ti prego, dimmi la verità tutta d'un fiato. 

-D'accordo, Danielle. Devi sapere che Smith aveva il vizio di giocare d'azzardo; anche io ci giocavo, però ci andavo molto più piano. Facevo meno partite e puntavo meno denaro, perché non volevo né ammalarmi né rovinarmi. Lui invece non era così, il gioco lo trasformava, lo annientava. Quando vinceva, si sentiva un dio e sbeffeggiava tutti, quando perdeva sprigionava una cattiveria tale da far impallidire. Una volta successe che ci incontrammo al casinò della città e mi propose di fare una partita a poker, ovviamente puntando soldi. Quando scoprimmo le carte, lui aveva doppia coppia, ma io scala colore, così vinsi. Come avevo previsto, iniziò a sbraitare. Mi insultò dicendo che facevo ridere i polli, che ero ridicolo, un sottomesso e il peggior poliziotto del mondo. Io cercavo di farlo calmare, ma poi persi la pazienza, presi il denaro e me ne andai. Mi voleva correre dietro, ma la sicurezza del locale lo bloccò e io tornai a casa sereno. Il giorno dopo mi chiamò mia moglie per dirmi dell'incidente. Fu disposto ad uccidere per vendicarsi. Prima che tu mi chieda come faccio ad essere certo che il responsabile di tutto era lui, sappi che lo confessò ai piani alti davanti a me. Io volevo giustizia, ma tutto venne insabbiato. 

Danielle era sconvolta, non sapeva cosa dire. Provava grande rabbia per Mark, ma ora quasi lo compativa. La sua famiglia colpita in questo modo per un po' di denaro. 

- E tu non glielo hai mai perdonato. 

-Tu l'avresti fatto?

-Non credo, no. Però avrei agito diversamente. Ci sono i tribunali Mark. I giudici non l'avrebbero coperto. 

-Ormai è tardi. 

Danielle sapeva che aveva ragione, era inutile piangere sul latte versato, così decise di chiedere di Robert e Daniel. Mark li raggiunse  e le rispose che erano ancora vivi, ma non avrebbero resistito ancora per molto. 

-Ti prego Mark, facci uscire vivi. Ucciderci non allevierà il dolore. 

-Vedremo. Sappi però che Smith non uscirà vivo. 

-Perché?

-Perché è morto.



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