Nightmare

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Vengo svegliata da un rumore insolito. Non ho mai sentito questo rumore. I vicini? O c'è qualcuno in casa? Sento rumori, come se fossero..piatti. Si, piatti. Uno, due, tre piatti rotti, forse contro il muro.
Un urlo, di una donna. È spaventata, ma anche triste. Sono nella mia stanza. Nella stanza dove ho passato la mia infanzia. A Londra. Esco dalle coperte. Ho il corpo indolenzito. Fuori è buio. Nella mia camera entra un po' di luce dal corridoio, ho sempre tenuto la porta leggermente aperta per farne entrare uno spiraglio.
Se sono a Londra vuol dire che sono a casa con mia madre. E se la voce della donna fosse quella di mia madre? L'altra persona non ha ancora mai parlato. Mio padre? È sempre tornato tardi dal lavoro.
Apro completamente la porta e mi ritrovo nel corridoio. La luce calda della lampadina mi da fastidio agli occhi, ma continuo la mia ricerca. Un altro urlo. Subito dopo degli implori. Sempre della donna. Non c'è più il rumore dei piatti. Solo passi. Non diventano più forti o più lontani. Passi decisi, ma che sembra che non vadano da nessuna parte. Tra me e quello che sta succedendo ci sono le scale illuminate. Rischio che se scendo di sotto mi potrebbero vedere. Decido di accucciarmi sul secondo scalino e ascoltare quello che succede. Giuro che se sento un altro urlo da parte di mia madre scendo.
Ora stanno parlando. Le voci sono più basse e faccio fatica a sentire.
"Carl.. Carl ti prego. Non puoi portarmela via." Mia madre dice. Tra una parola e l'altra sento il rumore dei singhiozzi. Sta piangendo.
Carl. Carl è mio padre, chi deve portare via?
"No, non ne posso più. Non è solo tua figlia."
Tua figlia? Io? Vuole portarmi via?
Lui? Lui che si va a ubriacare con gli amici dopo il lavoro? Lui che almeno una notte a settimana non torna a casa? Lui che i soldi dello stipendio li spreca infilandoli nelle slot machine o nelle mutande di quelle poverette che lavorano nei suoi luoghi preferiti?
Lui vuole portarmi via da mia madre. Dall'unica donna che lo ha davvero amato. Lo aspettava sul divano fino a notte fonda. La donna che mi ha partorito senza il marito accanto. La donna che mi ha cresciuta sola.
Mi vuole portare via?
Non posso più ascoltare. Scendo le scale di corsa. Il contatto con i gradini freddi mi congela i piedi nudi.
Vedo mia madre seduta a terra, distrutta completamente. Una montagna di pezzi ti ceramica. Il set di piatti di mia nonna.
Mio padre in piedi. Con una bottiglia di liquore in mano e nell'altra un piatto. Appena mi vede lo sbatte contro il muro, rompendolo.
"Prepara le valige che ce ne andiamo. Quella troia non ti deve più vedere" Farfuglia avvicinandosi a me.
Non ne posso più di questa scenata. Lui non si è mai meritato questa vita. Non fa altro che insultarmi, insultare la mamma.
La notte, quando torna, è sempre ubriaco. Se torna. La scena di quando ho visto la sua mano colpire il braccio, poi la faccia, poi la schiena di mia madre mi percorre la testa e mi fa scendere una lacrima. Ero piccola, ma avevo capito quello che fosse successo.
"Ora basta. Vattene da questa casa! Non ti voglio più vedere! Non hai mai amato la mamma, neanche me! Via da qui." È l'unica cosa che so dire in questo momento. Gli occhi ormai sono completamente bagnati e la vista è offuscata. Il cuore mi batte fortissimo.
Un rumore disturba l'immagine. Diventa tutto più offuscato. La sveglia. Il suono del del telefono mi ha svegliata da un incubo. Da un ricordo ora trasformato in un incubo. La psicologa, qualche anno fa, mi aveva detto che erano normali dopo quello che avevamo passato sia io che mia mamma. Ma sono passati più di 10 anni e gli incubi non sono neanche diminuiti.

Sono sudata e ho le guance secche a causa delle lacrime.
Non mi succedeva da un po'. Un incubo. Ho sognato quel giorno. Ho sognato l'ultimo giorno in cui ho visto mio padre.
E ora? E ora mia madre lo ha perdonato. Che cosa le avrà mai detto per farle cambiare idea? È tornato da lei perchè no ha più un fottuto centesimo? E se lei fosse tornata da lui?
Troppe domande. E nessuna risposta. È sempre stato così, sin da piccola ero piena di domande su tutto, ma mai nessuno mi ha risposto.
Basta pensare. Non mi fa bene, finirei a pensare cose che rovinerebbero la giornata.
Mi alzo. Esco dalla camera e l'immagine del corridoio di casa mia è l'unica cosa che vedo. Chiudo gli occhi per far andare via l'immagine, appena li riapro e sono finalmente a Sydney.
Corro in bagno e mi lavo la faccia per togliere tutti i ricordi e le lacrime dal viso stanco che mi ritrovo.
Mi sono svegliata abbastanza presto, ho il tempo di una doccia e di una buona colazione.

"Alis, tesoro. Vieni da noi! C'è un posto libero."
La voce felice di Demi mi raggiunge.
Il tavolo occupato dai miei amici è dall'altra parte della mensa. Recupero lo zaino e con il vassoio pieno mi avvio verso di loro.
Arrivo e vedo Demi e Demon seduti accanto. Vicino a lui c'è Ashton. Di fronte c'è Calum e Louis, il coinquilino di Ashton,che stanno chiacchierando.

Alis, tesoro. Vieni da noi! C'è un posto libero."
La voce felice di Demi mi raggiunge.
Il tavolo occupato dai miei amici è dall'altra parte della mensa. Recupero lo zaino e con il vassoio pieno mi avvio verso di loro.
Arrivo e vedo Demi e Demon seduti accanto. Vicino a lui c'è AshtonDi fronte c'è Calum e Louis, il coinquilino di Ashton,che stanno  chiacchierando.

"Tesoro siediti! Abbiamo ancora un bel po' di tempo prima delle lezioni." Dice Ashton indicando la sedia vuota vicino a Calum.
La allontano dal tavolo, appoggio il vassoio e metto lo zaino a terra.
"Tutto okay?" Sussurra il ragazzo vestito rigorosamente in nero.
Oggi è più sorridente. O almeno lo è da quando sono arrivata al tavolo.
Sembra che abbia fatto amicizia con Louis.
"Tutto okay. Te?" Rispondo alla domanda e continuo a pensare.
Louis è un po' troppo timido per essere un amico di Ashton. Comunque sembra simpatico.
"Sto apposto." Dice sorridendomi.
Abbiamo le gambe che si toccano a causa del tavolo troppo piccolo.
Continuiamo a sorriderci e a scambiarci sguardi mentre i due piccioncini  litigano su chi avesse pagato la cena quella sera e i coinquilini parlavano di batterie e spartiti scomparsi nell'appartamento.
Ho sempre saputo che Ashton suonava bene la chitarra e poi quando Calum mi ha raccontato del covo ho capito quanto fosse innamorato della musica.
La campanella della sesta ora suona e io non prendo l'autobus per tornare a casa, ma decido di camminare visto che non sarei dovuta rimanere a scuola oggi.

Spagnolo, Letteratura Inglese, Educazione fisica, Matematica, Scienze.
Preparo tutti i libri nello zaino e mi sdraio a letto. Ho passato la serata ad avvantaggiarmi i compiti e a guardare qualche puntata di Teen Wolf.
Sono distrutta e mi addormento con le cuffiette alle orecchie con la speranza di non sognare.

I'm fine |C.H.|Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora