Run

29 6 0
                                        

Adoro svegliarmi così. Le nostre gambe intrecciate come se fossero una cosa sola e i miei capelli sparsi sul cuscino. Il suo petto si muove regolarmente e i capelli scombinati sulla fronte lo fanno sembrare ancora più innocente. Lo osservo da quasi mezz'ora. Voglio andare a prepararci la colazione, ma il suo braccio mi circonda e non riesco a spostarlo. Ho paura di svegliarlo e rovinare qualsiasi cosa stia sognando. Sembra felice, spensierato. Continuo a guardarlo dal basso all'alto. Devo capire come una persona come lui possa aver avuto una vita bruttissima, ma comunque riuscire a trovare il tempo di sorridere.
"Buongiorno mia."
La voce rauca e gli occhi ancora più scuri del solito. È davvero meraviglioso.
"Puoi per piacere lasciare la presa così vado a preparare qualcosa per la colazione?" Dico cercando di spostare il braccio dalla mia pancia.
"Acida." Maledizione ho rovinato tutto già di prima mattina. Mi allungo un po' e gli bacio il collo sussurrando "per piacere". Finalmente sposta il braccio. Mi alzo e noto che mi devo ancora lavare da ieri sera. Ho la sua maglietta che mi copre fino a quasi metà coscia. Osservo le gambe scoperte e continuo a camminare finché sono davanti all'armadio.
"Mi lavo, preparo la colazione e poi ti avverto che non starò a guardarti tutta la mattina dormire eh!"
Gli urlo dal corridoio.
Entro in bagno e dopo aver acceso la luce e aver aperto le tapparelle della finestra mi spoglio per farmi una doccia veloce senza lavare i capelli. Uso il suo bagnoschiuma, amo questo odore, mi fa sentire a casa. Mi infilo il suo accappatoio blu ed esco dal bagno per andare a prendere un paio dei suoi boxer in camera. La porta è ancora chiusa. Senza bussare entro e non preoccupandomi della sua presenza mi dirigo verso la cassettiera e prendo dal secondo scompartimento un paio di boxer neri e il mio reggiseno da terra. Mi giro per uscire, ma la sua voce mi ricorda di non essere sola.
"Se volevi un telo te lo davo, non serviva prendere il mio."
Oh, è vero ho il suo accappatoio addosso e beh, in effetti è un po' grande.
"Non ti preoccupare, grazie."
"Prenditi una felpa che fa freddo se dobbiamo uscire."
Si alza dal letto e apre le ante dell'armadio. Prende in mano una felpa piegata e mentre la tira ne cascano di lato altre 3. Non si preoccupa, chiude le ante e mi porge l'indumento.
"Grazie" gli lascio un veloce bacio a stampo sulle labbra e torno in bagno per vestirmi.
Infilo le sue mutande che mi stanno abbastanza grandi, la maglietta senza reggiseno perché il mio non so dov'è, chiudo la zip della felpa e torno in camera per mettere via la maglietta con cui ho dormito. Calum non è più lì, forse è in cucina e magari ha già preparato qualcosa da mangiare. Attraverso il salotto ordinato e non c'è. Entro in cucina e lo trovo indaffarato a impostare il microonde per riscaldarmi il latte. Non lo ha mai usato perché lui lo beve freddo e ancora non è capace ad usarlo.
"Ma Aaron?" Quel tipo non sta mai a casa?
"Bo, forse neanche ha dormito qua." È assolutamente indifferente su questo argomento e io non voglio insistere.
"Oggi che giorno è?" Mi chiede guardando l'orologio del Casio che ha sul polso.
"Domenica." Dico avvicinandomi al bancone della cucina e premo il pulsante per far partire l'elettrodomestico. Se aspetto lui lo bevo domani il latte.
"Perchè?" Apro il cassettone e prendo i cereali per me e i biscotti al cioccolato per lui. "Andiamo a correre dopo, ho bisogno di fare un po' di movimento."
Odio correre, non sono atletica per niente, è molto meglio guardarsi un film e poi ordinare la pizza per pranzo.
"Okay"
Il microonde suona e prendo la mia tazza fumante. Ci verso il caffè che ha preparato Cal e mi siedo a tavola davanti a lui. Inzuppa e mangia più o meno 8 biscotti mentre io con due manciate di cereali sono piena. Metto nel lavandino le tazze, che poi laverò se ho tempo, torno in camera, recupero il mio elastico da terra e mi faccio uno chinion leggero in alto.
"Non ho le scarpe da ginnastica. Ieri portavo i tacchi." Dico al ragazzo che è accucciato sul pavimento per allacciarsi le Nike.
"Oh credo di averne un paio per te"
Si alza e apre l'armadio, tira fuori due scarpe rosa anche quelle della Nike come le sue, sembrano del mio numero.
"E come hai queste scarpe?"
"Eh.. Non me lo ricordo, è da tanto che stanno lì. Forse sono di mia sorella.
Sorella?
Sorrido per non tirare fuori argomenti di cui ancora non voglio parlare con lui.
Infilo le scarpe e anche se sono un po' più lunghe dei miei piedini vanno bene.

Entriamo dal cancello principale del grande parco dove tutte le vecchiette portano a spasso i cagnolini, i fidanzatini di seconda media vengono a nascondersi dai genitori e dove le persone sole vengono a pensare o a fissare il vuoto, come me di solito. Oggi è diverso, oggi non sono la ragazza vestita di nero con le cuffiette che gioca con l'erba bagnata del pratino appena tagliato. Sono la ragazza che viene a "passeggiare" con.. Un amico? Mh, un amico sì.
Ora non abbiamo bisogno di fissare le persone felici per sorridere, basta pensare a quello che stiamo vivendo per farlo.
È una bella sensazione. Unica.
Oggi non c'è molta gente anche perchè è domenica mattina.
Non ho la più pallida idea di che ore possano essere, ma il telefono sta nella tasca dei pantaloni e non riesco a rimetterlo dentro facilmente poi.
È un ragionamento stupido, ma c'è un alto rischio di fare figuracce con Calum oggi e non voglio renderlo ancora più facile.
Contando che non sono allenata come lui.
"Pronta?"
"Pronta"
Mi sorride e menomale, credo che grazie a quel sorriso meraviglioso ho l'energia per affrontare la giornata. Come se il suo sorriso fosse il mio bacon e le mie uova nei weekend invernali.
Energia.

Sono quasi due ore che corriamo per la città, ci siamo fermati solo perché io volevo le caramelle alla frutta. Non ha voluto comprarmi il gelato e io avevo bisogno di qualcosa di zuccherato per riprendere le calorie perse correndo. È davvero veloce e resiste un sacco.
"Certo che non pensavo fossi così lenta."
Ora stiamo camminando sul marciapiede sotto casa mia, mi ha riaccompagnata anche se gli ho proposto più volte che avrei preso l'autobus. 'E poi che abbiamo corso a fare!?' Mi ha detto.
"Non mi chiamo mica Calum Hood io e poi te giochi sempre a calcio al posto di studiare come faccio io."
Alzo il tono della voce nella parte finale per enfatizzare il fatto che non fa niente al posto di stare dentro la scuola ad ascoltare ore ed ore di quei pazzi.
"Scusa, non volevo. Poi diciamocela sei molto più resistente di quanto lo fosse Luke."
Lo sguardo si rattrista, ma non rovina il mezzo sorriso che ha sul viso da questa mattina.
"Vedi? Non sono così male."
Prendo le chiavi di casa dalla tasca della sua felpa che mi ha prestato e le provo ad infilare dentro la serratura tre quattro. Trovata. Apro il portone e vado verso l'ascensore.
"Visto che ti devo portare i vestiti ti passo a prendere domani sera alle 7, vestiti bene piccola." Mi bacia velocemente le labbra. Ho ancora un po' di fiatone da smaltire al contrario del ragazzo che ha ripreso a correre verso casa sua. Questa immagine mi ricorda un'altra cosa successa qua a Sydney, può essere.
Mando un veloce messaggio a Demi e ad Ashton e mi butto sul letto sfinita.
*Domani ho un appuntamento con Calum*

&
Sono tornata amiche. Sto provando a scrivere dei capitoli più lunghi, ma non sempre mi riesce. Vorrei ricevere qualche commento, spero che aumenteranno col tempo.
XX

I'm fine |C.H.|Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora