Dicembre, aria natalizia, le frenesia per i regali, negozi aperti, babbi Natale ovunque. E freddo, tanto freddo. Odiavo il freddo.
I primi addobbi, gli alberi di Natale e le luci non si facevano mancare nelle strade di New York. Ogni volta al ritorno da scuola mi fermavo con Tristan davanti a Rockefeller Center ad ammirare quegli alberi addobbati, le bandiere colorate d'oro e d'argento a tema e svolazzanti al ritmo del vento, quella lucida pista da ghiaccio percorsa da bambini, dai loro genitori attenti che i figli non si facessero male scivolando accidentalmente, ma che alla fine erano i primi a cadere e ad ammaccarsi le ginocchia e il didietro sul duro ghiaccio scintillante, le coppiette che pattinavano per mano.
Ogni volta pregavo Tristan di fermarsi perché potessimo pattinare assieme, ma ogni volta lui declinava la mia proposta con una scusa nuova: aveva paura delle lame dei pattini, una volta da piccolo scivolando era caduto e si era rotto un piede, era stanco, non gli piaceva pattinare.
Allora cambiavo ogni volta domanda, cioè gli chiedevo se potevo andare a pattinare da sola senza di lui, se davvero non aveva voglia di venire con me. Ma ogni volta mi prendeva per un braccio e mi trascinava via. E ogni volta ci rimanevo male, ogni volta peggio.
Un giorno di quelli incrociai lo sguardo con una ragazza bionda dal berretto color magenta e il giubbotto nero. Stava pattinando su quella pista assieme a un alto ragazzo dai capelli color biondo scuro che accompagnava una bambina per mano. La ragazza rimase immobile a fissarmi per qualche secondo, poi si girò e si avvicinò al ragazzo per dirgli qualcosa nell'orecchio, sollevandosi sui puntali delle lame dei pattini per arrivarci in altezza. Anche lui si girò e mi fissò, e con lui la bambina, che mi sorrise, mi chiamò per nome e scosse la manina aperta per salutarmi.
Erano Aurora, Adam e sua sorellina Belle, tutti a pattinare senza di me. E Ylenia l'utilitarista? Ylenia non c'era.
Meglio così. Ma cosa mi doveva importare di ciò? Io con loro non ci parlavo più, ma una fitta di dolore mi prese lo stesso l'anima.
Nonostante tutto sollevai anche io la mano per ricambiare il saluto della bambina.
Tristan si trovava al mio fianco e appena notò verso chi era rivolto il mio sguardo mi strattonò più forte del solito, trascinandomi in macchina.
<< Ti avevo detto di stare lontana da loro. >>
Girò la chiave e mise in moto, fissando la strada davanti a sé.
<< Non posso nemmeno salutare la bambina, che non c'entra nulla? >>
<< Chi è quella bambina? >>
<< È la sorellina di Adam. >>
<< E allora c'entra eccome. >>
<< Ma ti ascolti quando parli?! >> battei furiosamente il pugno sull'interno della portiera della macchina.
<< Hey! Guai a te se mi rovini la macchina! >>
<< Certo... La macchina, la tua preziosa, impeccabile, immacolata macchina! Per te lei è più umana di me. >>
Gli occhi mi si annebbiarono di calde lacrime e io, incapace di trattenerle, ne lasciai cadere una lungo la mia guancia arrossata dal freddo.
<< Bada a come parli, ragazza. >>
<< Tristan... Io con Adam e la bambina ci abito, vuoi capirlo? È impossibile evitare di instaurare un rapporto con entrambi se ci vivo insieme! E poi lei è piccola, innocente, non ha nulla a che fare con la questione di Adam e non credo di certo che voglia metterci i bastoni tra le ruote. >>
<< Alice, io mi fido di te e so che stai cercando di fare di tutto per rispettare la mia richiesta. Ma ti ho vista con i miei occhi salutarli prima. >>
<< E allora? Cosa vuoi da me, chi sei tu per proibirmi di salutare o di parlare con le persone che voglio? >>
<< Sono il tuo ragazzo. E sai che ti amo. >>
Accostò con l'auto in fianco al marciapiede; mi guardò negli occhi, inclinò la testa per baciarmi. Ma io aprii la portiera, uscii prima che mi potesse anche solo sfiorare e mi misi a camminare furiosamente. Riuscivo ad arrivare a casa anche a piedi e da sola, non avevo bisogno dell'accompagnatore.
Non mi voltai. Udii solamente il rumore del motore rombante e una grande accelerata.
Le lacrime sgorgavano tiepide e abbondanti dai miei occhi mentre camminavo. Perché non sapevo tenere la bocca chiusa? Perché dovevo sempre impormi e parlare troppo rispetto a quanto potevo?
Se avessi avuto un'altra reazione simile avrei perduto Tristan per sempre, me lo sentivo. E io non volevo che ciò accadesse. Dovevo imparare a moderare le mie parole e i miei comportamenti in sua presenza.
Arrivai a casa dopo una ventina di minuti di camminata, entrai e filai in camera mia senza nemmeno salutare Mum e senza pranzare; dopodiché mi addormentai profondamente affondando nelle mie calde coperte, annegando nelle mie calde lacrime.
Sognai quegli occhi trasparenti come l'acqua del mare, sognai quei lucenti capelli corvini agitati dal vento, lo sognai a braccia aperte mentre una ragazza dai capelli color rame e gli occhi acquamarina le correva incontro per saltargli in braccio e baciarlo.
Venni svegliata da Mum che bussò delicatamente alla porta di camera mia, chiamandomi sottovoce.
La vidi affacciata alla porta semiaperta mentre mi guardava sorridendo.
<< Ben svegliata Alice. Come stai? Ti senti bene? >>
<< Si grazie... Scusami, avevo un gran mal di testa e un po' di nausea prima, è per questo che non ho pranzato. >>, mentii.
Mi rivolse un'occhiata preoccupata; << Vuoi prendere qualcosa? Un'aspirina? Un tè caldo? >>
<< Uhm... No no, grazie mille. >>
Era sempre così disponibile nei miei confronti.
<< Sai, hanno suonato alla porta per te. Ero venuta a chiamarti, mi scuso se ti ho svegliata. >>
<< Corro subito, mi serve solo un attimo. >>
Mum sparì dietro la porta e io saltai giù dal letto per poi andare a guardarmi allo specchio e sistemarmi i capelli arruffati.
Corsi giù dalle scale, aprii la porta di ingresso. Sullo zerbino vi era appoggiato un grande mazzo di rose rosse, e un biglietto: "Scusami, a volte so davvero essere un idiota. Vuoi perdonarmi? Ti amo. "
Un sorriso di sollievo prese il sopravvento sul mio volto.
Rientrai in casa con il mazzo di rose in mano. Belle, che stava guardando la televisione mi corse incontro con occhi e bocca spalancati per la sorpresa.
<< Chi te li ha dati? Il tuo principe? >>
<< Si Belle, proprio lui. >> le sorrisi e le scompigliai i capelli,
<< Ma allora è un principe buono o cattivo? >>
<< È un principe... Buono credo, perché me lo chiedi? >> mi sforzai di sorridere di fronte alla sua innocenza.
<< E perché allora ti ha portata via prima? Perché non sei venuta a pattinare con noi? >>
Presi uno, due respiri, soppesando la domanda e il pericolo che incorrevo nel rispondere.
<< Scusa Belle, non mi sento tanto bene ora. Devo andare in camera. >>
Le voltai le spalle e salii le scale. Incrociai Adam che fissò per un interminabile istante il mazzo di fiori senza dire una parola, e che poi se ne andò per la sua strada come se nulla fosse.
Ero decisa a mantenere la promessa a Tristan. Lui aveva fatto così tante cose per me, come gli appuntamenti a pranzo o a cena, le terme, le rose e io non lo avevo ripagato che con delusioni. Non potevo permettermi di dargli un dispiacere un'altra volta.
Cosi un pomeriggio in cui Mum e Dad mi invitarono ad uscire per comprare i regali natalizi decisi di rimanere a casa. Mum sarebbe andata con Adam a passare in rassegna ogni negozio possibile, Dad sarebbe andato con Belle al parco divertimenti: i suoi genitori non avrebbero potuto far crollare la grande credenza che la piccola aveva nei confronti del suo caro Santa Claus, così si erano organizzati in modo che lei non interferisse nel processo delle compere e dell'occultamento dei regali sino al giorno di Natale. Anche perché così il povero Dad sarebbe stato molto più contento e meno stressato dal mal da shopping femminile, a cui Adam non aveva però potuto evitare di sottoporsi, per sua grande gioia.
Tristan sarebbe rimasto davvero contento della mia scelta di rimanere a casa, e non avrei nemmeno ronzato attorno ad Adam e alla bambina.
Quest'ultima però mi lasciava sempre più a bocca aperta per via dei suoi comportamenti. Riusciva a leggermi, riusciva a decifrarmi come non ci era mai riuscito nessuno. E mentre Adam mi voltava le spalle e io voltavo le spalle a lui, lei interagiva, lei voleva capire cosa stava accadendo.
Ciò che mi lasciò colpita in quel momento furono i suoi occhioni tristi e lucidi che mi guardavano.
<< Perché non vieni con noi? Volevo che venissi al parco con me... >>
<< Belle... >> cercai invano di sviare il discorso.
<< Perché stai sempre a casa da sola? Perché sei sempre così triste e non stai mai con noi? >>
<< Belle, sono stanca, scusami. >>
<< Non è vero. È tutta colpa del tuo principe. Non è un principe azzurro, è un principe nero! >>
Riuscii a sentire una risatina ironica da parte di Adam, ma decisi di non reagire e di starmene zitta.
<< Divertiti Belle, ci vediamo dopo... >>
La bambina si voltò imbronciata e iniziò a piangere.
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Teal and Orange (sospeso)
CintaNon mi sarei mai immaginata di imbattermi in un'insidia simile. Non mi sarei mai immaginata di venire notata da qualcuno. Non mi sarei mai immaginata di essere stata oggetto di così tanto amore e di così tanto odio. Non mi sarei mai immaginata di in...
