Capitolo 9

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Il primo pensiero appena mi svegliai fu lui. Dovevo assolutamente sapere il suo nome.
Non riuscivo a togliermi il suo sguardo dalla testa; mi chiedevo se l'avrei più incontrato ancora una volta in futuro.
Quel giorno avevo la testa fra le nuvole. Ero completamente nei miei pensieri, in un mondo che solo io conoscevo, il mio mondo, e gli unici suoi abitanti eravamo io e lui.
Adam si accorse che ero palesemente distratta: non stavo seguendo nemmeno una parola della spiegazione del professore, con la penna nera stavo creando piccoli schizzi sul foglio di carta che si trovava davanti a me, reggendomi la testa con l'altra mano posta sotto il mento, coprendomi il viso con il mio rosso sipario di capelli.
<< Si può sapere cos'hai oggi? >>
Una sussurrante voce maschile ruppe la mia concentrazione, allora unicamente rivolta verso i disegni che stavano a poco a poco prendendo forma sul foglio.
<< Eh? Ah scusa, Adam. Oggi non ci sono proprio con la testa. >>
<<...Sei sicura di stare bene? >> aggiunse, con tono grave ed espressione non poco preoccupata, corrucciando la fronte.
<< Si si, sto bene, te lo assicuro. È solo che non riesco a concentrarmi oggi. >>
<< Ho notato. Magari hai un calo di zuccheri. >>
<< Ehm... Credo di sì.>>
Si voltò e si mise a frugare nel suo zaino, in cerca di qualcosa. Ne estrasse un pacchetto di caramelle e me lo porse sul tavolo, indicandolo.
<< Tieni, prendine una. Ti può servire. >>
Lo guardai sorridente.
<< Volentieri, grazie mille >>
Allungai il braccio, sollevai il pacchetto e ne estrassi una rossa caramella, portandola poi alla bocca.
Adam continuava ad osservarmi.
E io tornai a disegnare sul foglio come se nulla fosse accaduto.
Adam alzò un sopracciglio.
<< Sei sicura che sia solo un calo di zuccheri? >>
<< Sicura, perché? >>
Abbassò lo sguardo sul foglio di carta.
<< Stai disegnando la stessa faccia di ragazzo - stilizzata, ma si capisce che è una faccia - da almeno mezz'ora. Mi nascondi qualcosa? >> ribatté ammiccando, aggiungendo alla sua espressione un velo di malizia che era impossibile non notare.
<< Te lo racconterò un'altra volta. >>
<< ...È per il bel tenebroso? >>
Mi si fermò il cuore per un istante. Era solo da pochi giorni che ci conoscevamo ma stava cominciando a spaventarmi per via di tutte le volte in cui riusciva a leggermi nel pensiero.
<< Ma no! Cosa stai dicendo?! >> mentii, fingendomi seccata.
<< Hai più scoperto il suo nome? >>
<< Non ancora. Ma stai certo che ci riuscirò. >>
<< Sono contento di vederti così determinata. >>. Fece una pausa, estrasse anche lui una caramella dal pacchettino di cartone e se la portò alla bocca. << Perché da me non lo scoprirai mai, non riuscirai a cavarmi le parole di bocca in nessun modo. >>
Rise divertito, e io gli risposi con una gomitata amichevole sulla spalla. Gli feci la linguaccia.
<< Se non lo scoprirò da te vorrà dire che lo scoprirò da qualcun altro, o perché no, magari da lui stesso. Non ho bisogno del tuo aiuto.>>
<<Certo, contaci >> sorrise beffardo.
<< Ci scommetto due dollari che non ci riuscirai. >>
<< Facciamo anche cinque. >>
E la campanella finalmente, dopo ore interminabili passate seduti, suonò.

Uscii dalla sala dove le lezioni di tenevano e Adam mi seguì. Mi diressi verso l'atrio, dove tutti i ragazzi si radunavano abitualmente dopo scuola, formando un inattraversabile ingorgo di persone.
Riuscii miracolosamente a penetrare attraverso la fitta mandria di ragazzi che si era formata e a uscirne viva.
Mi sedetti poi su una panchina di fronte a un meraviglioso giardinetto con aiuole e fontana; Adam mi seguitò e si sedette di fianco a me.
<< Non ti credevo così agile. >> mi disse beffardo.
<< Oh sai, è la fortuna, se così si può chiamare, delle persone basse. Riescono a passare dappertutto. >>
Ci fu un attimo di silenzio in cui ci guardammo negli occhi. Poi scoppiammo entrambi in una risata fragorosa.
Mi interruppi però dopo pochi istanti; avevo visto la bionda camminare in lontananza e dovevo assolutamente raggiungerla. Dovevo chiederle quella cosa ad ogni costo.
<< Scusami Adam, devo scappare! Ne va della scommessa! >>
Mi alzai di scatto, lasciando cadere a terra lo zaino e iniziai a correre furiosamente.
<< Ehm... Ok? Beh io ti aspetto qui, dato che dobbiamo tornare a casa assieme.>> mi rispose, spaesato.
Non lo ascoltai e procedetti per la mia strada. Non riuscii però a frenare in tempo e la ghiaia a terra non aiutò di certo: iniziai a rotolare a terra, mi strappai le calze e mi sbucciai un ginocchio ma ciò che importava era che ero riuscita a fermare la bionda. Infatti era proprio lì, davanti a me, che mi fissava imperterrita.
<< Stai bene? Ti sei fatta male? >> mi domandò con la sua voce suadente.
<< Certo, certo! >>
Balzai in piedi e mi strofinai con la mano la gonna per far sparire eventuali residui di terriccio. Poi notai il ginocchio, dalla pelle amabilmente lacerata e il sangue che vi colava lentamente, creando piccoli rigagnoli tra le pieghette della mia pelle e infiltrandosi nel pallido tessuto delle calze; non faceva male, o almeno, in quel momento avevo cose più importanti a cui badare.
<< Non mi sembra, hai un ginocchio a dir poco distrutto! >>
<< Tranquilla, un po' di disinfettante e via! Comunque volevo chiederti una cosa, Aurora. Una cosa piccola piccola. >>
<< Oh, d'accordo. Sputa il rospo. >>
<< Hai.. Hai presente il ragazzo con cui hai parlato ieri? Quello con i capelli neri e gli occhi chiari... >>
<< Oh, ieri ho parlato con moltissimi ragazzi, era la giornata delle conoscenze per me e Ylenia. Aspetta che ci penso un attimo. >>
Invidia. Come riusciva lei a essere così tanto spigliata con tutti quanti?
La guardai con occhi imploranti.
<< Oh ecco, forse ho capito di chi stai parlando. Sì, quello con cui ho parlato appena uscita da scuola, no? >>
Mi si accese una luce di speranza negli occhi.
<< E... Ti ricordi come si chiama? >>
<< A dire il vero no. >> rise. << diciamo che io sono davvero una frana con i nomi, è già tanto che io mi ricordi il tuo, Amanda. >>
Ma lo faceva apposta? Non capivo se la sua fosse ironia o se fosse davvero seria.
<< È Alice, comunque... >>
<< Te lo avevo detto, scusami. Beh comunque c'ero vicina, dai.>>
Risi nervosa; << Non proprio, ma va bene. >>
<< Di solito è Ylenia a suggerirmi i nomi della gente. Se non ci fosse lei credo che farei fatica a ricordarmi pure il mio. >>, sorrise e riprese il discorso;
<< In ogni caso io ho una memoria numerica, quindi dato che il suo nome non lo ricordo gli ho affidato il numero nove perché è stato l'ultimo ragazzo che ho incontrato, proprio come il Nove è l'ultimo numero a una cifra. >>
Il ragionamento non faceva una piega, ma non riuscivo a capacitarmi della mente contorta che Aurora aveva dimostrato di avere.
<< Ragionamento particolare, ma giusto. >> aggiunsi.
<< In ogni caso se vuoi andare a parlargli sappi che non è affatto stato facile cavargli il suo nome di bocca. Non voleva dircelo. Era... Strano, misterioso, ma devo ammettere, davvero affascinante. Poi dopo averlo pronunciato se ne è andato. >>
Non potevo essere più d'accordo. C'era un motivo perché Adam lo chiamava il "bel tenebroso", e lo avevo appena scoperto.
<< Che ragazzo particolare. >>
<< Già. >>
Ci fu un attimo di silenzio imbarazzante, poi Aurora cambiò discorso.
<< Un giorno ti va di venire a studiare da me? Come ti ho detto, siamo praticamente vicine di casa, abitiamo sullo stesso quartiere, e per giunta una davanti all'altra. >>
<< Uhm.. Ok, si può fare. In caso ho il tuo numero di telefono, possiamo metterci d'accordo. >>
<< Ma certo. Ora però devo andare, ci si vede! >>
<< Ci vediamo, Aurora! >>

Terminai di parlare, poi mi voltai di scatto. Vidi lui, Nove, che mi stava camminando a pochi metri di distanza.
I suoi occhi glaciali erano rivolti verso di me e io ad un tratto non sentivo più il controllo delle mie gambe. Ero paralizzata, ero rimasta pietrificata ancora una volta come una statua di marmo. Sentii il respiro mancarmi per un istante. Era come se il tempo si fosse fermato per me, ma stesse continuando a scorrere per lui.
Intanto Nove continuava a fissarmi mentre camminava. Ma stava guardando proprio me? O era solo una mia impressione?
Poi volse lo sguardo e proseguì per la propria strada, come se nulla fosse accaduto.
Riuscii a divincolarmi dal guscio invisibile costituito di paura, paura di andargli a parlare, di entrare a contatto diretto con lui.
Ero rimasta immobilizzata come lo rimangono le persone che si trovano di fronte a spettacolari fenomeni naturali, come un uragano, uno tsunami, un incendio, in cui l'istinto ci dice di scappare ma in cui ciò che possiamo unicamente fare è rimanere paralizzati, a goderci assieme la paura, la meraviglia e la bellezza di ciò che è più grande di noi, e che non possiamo sopraffare in nessun modo. Inermi, di fronte a qualcosa di così grande e potente che non possiamo controllare.
Ero ancora sotto shock quando intravidi in lontananza Adam che si avvicinava. Si mise dritto davanti a me.
<< Tutto bene? Ti ho vista rotolare prima. >>
Si mise una mano davanti alla bocca e rise fragorosamente.
<< Si, a parte un ginocchio sbucciato e sanguinante va tutto bene. Hai del disinfettante a casa? >>
<< Si, credo di averlo. Ma mi sa che oltre al disinfettante e a un cerotto hai bisogno anche di calze nuove >> disse, indicando lo squarcio sul tessuto finissimo.
<< Non puoi andare a scuola conciata in quel modo. Ti prenderesti una bella sgridata dai professori e dal rettore. >>
<< Beh, direi che possiamo pensarci anche più tardi alle calze. Magari oggi pomeriggio, così andiamo anche a fare shopping. >>
Adam si schiaffò una mano sulla faccia, fingendosi scocciato.
<< Voi ragazze siete incorreggibili. >>
<< Non saremmo ragazze sennò. Dai, andiamo a casa che ho davvero fame! >>
Adam sorrise; << Agli ordini capo! >>

<< Devo chiederti una cosa. >>
<< Dimmi pure. >>
<< Sei riuscita a scoprire il suo nome? >>
<< Diciamo, più o meno. Ho qualche indizio. >>
<< Più o meno non è un "sì". Tic toc, tic toc, il tempo passa e i cinque dollari volano via! >>
<< Dai, non vuoi proprio dirmelo? >>
<< Eh no cara. Una scommessa è una scommessa. E se te lo dicessi il gioco finirebbe qua. >>
<< Uffa, quanto sei cocciuto. >>
<< Ti sto solo tenendo al sicuro. >>
Al sicuro? Di cosa si trattava?
<< Perché dici questo? >>
<< Te ne parlerò un'altra volta. Ora sbrighiamoci, altrimenti il pranzo si fredda. >>
<< Bravo, cambia discorso! >>
Mi fece la linguaccia e iniziò a correre.
<< Hey! Dove stai andando, aspettami!>>
<< Muoviti scansafatiche! >>
<< Ho la mobilità limitata, ti ricordo che ho un ginocchio distrutto! >>
<< E allora? Non fare la pappamolla! >>
<< Se ti prendo, Adam... Te la vedi brutta! >>
E lo rincorsi fino a casa, mentre lui rideva a crepapelle e io urlavo di dolore per il ginocchio.

Teal and Orange (sospeso) Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora