Soffro da diversi giorni di insonnia per colpa sua.
La mente mi perquote da troppo tempo, quella mattina presto era la mia valvola di sfogo in mezzo alla tempesta che surclassava la mia finestra con la pioggia che schizzava forte.
Iniziai anche a scrivere un diario di come vedeva il mondo uno come me, un alcolista anonimo o qualcosa del genere.
Vedevo Anna che si allontanava sempre di più, Paul che non mi cagava più su quel cellulare ed io che stavo peggiorando senza dare segni di vita in casa.
Ero sempre accucciato nel mio letto, con il tremore del mio corpo che raggiungeva la stessa frequenza di un trapano che batteva forte qualche superficie dura da spaccare.
Avevo la pelle viola, fredda che dominava su tutto. Piangevo quando avevo il suo ricordo per la testa, lei mandava messaggi ogni giorno nella speranza di capire cosa avevo che non andava.
Non voglio muovermi, ho bisogno di stare qui ancora per un pò, giusto per pensare ancora a te.
Questa pagina, mi faceva rabbrividire da quanto ero peggiorato quei giorni senza dormire neanche un pò.
Quella mattina però mi chiamò lei, all'inizio staccai ma lei insisteva a chiamarmi alle 5 di mattina.
Allora accettai la chiamata, sentivo una ragazza che piangeva per il dolore che aveva nel "non farmi più sentire".
"Perchè non esci più? Perchè non mi chiami più? Perchè stai sempre a casa? Voglio solo capire il perchè di tutto questo davvero, chiedo troppo?" Mi urlò in mezzo alla pioggia.
"Amore, sono malato. Chiama subito l'ambulanza che ho un coltello in mano" dissi tremando con il cellulare in mano.
"Cosa? Rick, smettila subito di fare quello che stai facendo, stai facendo un grosso sbaglio lo sai?" Urlò Anna.
"Muoviti, chiama subito l'ambulanza" dissi quasi convinto di quello che stavo per fare.
"Okok, adesso la chiamo, ma te non fare assolutamente niente promettimelo amore" urlò lei.
"Finchè non arrivano, me lo tengo puntato in gola" dissi mezzo confuso.
"Ok, Rick io sto arrivando verso casa tua, non me ne frega niente se tu non vuoi ma ho bisogno di venire mi stai facendo tenere il pensiero per te. Sono giorni che piango per te, non ci sei più in giro con gli amici lo sai?
Paul era convinto che avevi trovato un altro migliore amico, Rubio mi ha chiesto di te ieri e Michael pensava avevi fatto la stessa fine di Jessica" urlò mentre sentivo delle macchine in sottofondo.
"Perchè non mi sanno chiamare invece di parlarmi dietro le spalle?
Non mi sembra complicato da fare, eppure non lo fanno ma perchè? Te lo sai?" Urlai.
"Ma Rick, tu lo sai come sono fatti, loro magari si fanno sentire un giorno e l'altro no" disse lei.
"Non è vero un cazzo, loro venivano sempre da me, anche quando ero in ospedale" urlai ancora.
"Rick a noi non ci pensi? A noi che ci chiamavamo ogni giorno per dirci come è andata a scuola? A noi che ci mandavamo i messaggi fino a tarda notte? A noi che ci siamo baciati con quel panorama indimenticabile? Chi è che sta venendo a casa tua con la speranza che posi quel coltello a terra e mi apra per abbracciarti. Per tutti quei giorni dove piangevo, anche a scuola per te." Urlò tutto quello che aveva con tutto il suo fiato.
Lei aveva fatto qualsiasi cosa per me, non ci facevo mai caso. Posai il coltello a terra, mi alzai tremando e con le gambe a pezzi, scesi le scale per aprirgli la porta.
Quando la aprii, lei era ancora lontana ma vedeva in lontananza la mia sagoma che aspettava fuori dalla porta, lei in mezzo alla strada deserta si fermò.
Quella mattina pioveva,lei però corse in mezzo alla strada deserta e mi abbracciò forte.
"Io non ti lascio più, te lo giuro." Disse lei.
"Te non mi hai mai lasciato." Replicai.
Quell'abbraccio mi toccò l'anima con le sue mani, ed era la prima a farlo per davvero.
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MySelf Destruction
JugendliteraturRick è un ragazzo di 16 anni che vive in un costante stato di solitudine dovuto per la sua vita tumultuosa con i problemi a scuola e il divorzio dei suoi genitori. Mentre pensava che la sua vita sarebbe destinata ad essere solo a se stessi incontrer...
